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Saturday, October 17, 2015

IL CIELO D'IRLANDA


Ho un’amica che è convinta che la magia d’Irlanda abiti tutta nel suo cielo. Qualcosa d’indescrivibile a parole, che colora le scogliere e le colline coperte dall’erica in fiore. Probabilmente è davvero così, anche se i miei occhi scettici mi fanno pensare a quei paesaggi del nord come avvolti dalle nuvole e bagnati dalla pioggia, che solo ogni tanto lascia spazio a qualche squarcio d’azzurro e di sereno. E Milano, questa sera, non mi appare neppure così diversa, umida e fredda in quest’inizio d’autunno che, per giunta, non l’ha neppure colorata, lasciandola ancora una volta immobile nel suo perenne grigiore. Solo il traffico non smette mai di dimostrare tutta la sua nevrotica vitalità, ma questa è l’unica cosa, capace di rinnovarsi ogni giorno, che perderei volentieri in un istante. Alcatraz, noto locale milanese, è un’isola, allora, dove approdare felicemente, tanto più che sul palco, appena entrati dentro, campeggia la grancassa di una batteria, dove sta scritto che “Save a soul” – salvare un’anima – è la “mission” del giorno. Un’anima, anche una sola, in mezzo alla folla di gente che, poco a poco, riempie il luogo dove assistere al nuovo ritorno di Glen Hansard in concerto. Un’anima sola è sufficiente, così come un singolo spicchio di cielo può bastare a rasserenare mille giornate piene di affanni (...)

Monday, March 30, 2015

I DESTINI INCROCIATI DI JASON E GLEN

Il 16 marzo 2013 il corpo di Jason Molina viene trovato senza vita in un appartamento di Bloomington, città dell’Indiana, l’anonimo Midwest americano. Le complicanze fatali di una malattia legata all’abuso di alcolici se lo sono portato via, all’età di soli 39 anni. L’alcol, in realtà, è solamente un epifenomeno del male del secolo, quel black dog – la sindrome depressiva – che attanaglia senza pietà molte, forse troppe, persone. Mentre mi accingo a scrivere queste righe, che vogliono parlare di musica, il pensiero non può fare a meno di andare alle vittime di un disastro aereo, tragico figlio della stessa malattia e al grido di un perché, che resta domanda senza risposta, sospesa a mezz’aria nel vento (...)

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Friday, February 22, 2013

HIGH HOPE

Quando, in una delle numerose chiacchierate, inframmezzate tra una canzone e l'altra, Glen Hansard ha raccontato della sera in cui é andato a sbattere contro un faro in compagnia dei suoi amici ubriachi, la mia mente si é trovata scaraventata all'improvviso su di un lungomare di Bretagna, in cui avevo visto un manipolo di ragazzotti, dal nome impronunciabile di Startijenn, tenere in pugno un pubblico di giovani e anziani, pronti a ballare ed a cantare insieme in nome della buona musica e delle tradizioni. Bretagna come Irlanda, o come la buona vecchia Scozia dei Runrig dei tempi che furono. Gente nata e cresciuta in terre del nord, ma capace di trasmettere il calore di un cuore sincero meglio di uomini del sud.
Glen Hansard, coi suoi Frames prima, con i Swell Season poi e ancora adesso, lungo la sua nuova strada dettata dal ritmo e dal riposo é stato tutto questo, al Limelight di Milano, ma anche molto di più.
Il Limelight, una vecchia discoteca, che posto più brutto per ospitare un concerto così fai fatica ad immaginarlo anche se ti ci metti con tutte le tue forze. E che all'improvviso diventa una spiaggia di Bretagna, un vecchio pub o una strada di Dublino, un salotto di casa dove suonare con gli amici, un palco dove sfoderare così tanta rabbia ed energia che al confronto i gruppi punk della prima ora ti appaiono quasi dilettanti allo sbaraglio.
Che cosa ha fatto Glen Hansard l'altra sera, coi suoi Frames, gli archi, un terzetto di fiati e l'impagabile contributo aggiunto di Lisa Hunnigan, lo si legge meglio nelle recensioni di chi queste cose le sa scrivere per competenza e per mestiere. Basti, tra tutti, l'articolo di Paolo Vites - le canzoni della buona speranza - pubblicato su Il Sussidiario.net a questo link
Io, per parte mia, mi porto a casa la musica totale che sa diventar sincera. La musica, cioé, di chi ti sa parlare, oltre che suonare e cantare. Di chi sa farti passare dal furore per giungere al riposo e alla speranza. Di chi, alla fine, stacca la spina della corrente elettrica, scende da un palco e ti finisce accanto, quella Passing Through di Leonard Cohen suonata in mezzo al pubblico che non é un trucco per fare la migliore uscita di scena che ti sia mai capitato di vedere, ma un solo un modo come un altro per far sentire ad un cuore del nord il calore di tutti gli altri che sono corsi fino a qui da lontano per stringersi accanto al suo. 
Maybe when our hearts have re-aligned, maybe when we've both had some time, I'm gonna see you there. Ti ritroverò laggiù, amico mio, là dove la musica non sarà mai un luogo dove dimenticare ed annegare le proprie tristezze, ma dove trovare l'amico che ti da' di gomito e ti dice: guarda! 
Indicandoti un oltre dove ricominciare a camminare insieme. Dopo ogni passo falso ed ogni caduta. Ogni volta come fosse la prima volta. 


Thursday, February 21, 2013

THANK YOU GLEN

Forse riuscirò anche a scriverne, prima o poi. Di Glen Hansard e dei Frames ieri sera a Milano.
Gli altri artisti, nel frattempo, possono pure andarsene, con buona pace, in pensione.
Thank you, Glen.