Quando la finestra su Piazza San
Pietro si chiude per l’ultima volta, non puoi fare a meno di pensare che se ne
sia andato con la stessa umiltà con cui era arrivato otto anni prima. Un
operaio nella vigna del Signore. Ciò che nello spazio di un istante passa per
la mente, ti appare già un bel modo per salutare Benedetto XVI dopo il suo
ultimo Angelus davanti ad una folla di duecentomila persone. Ma basta
l’amico al tuo fianco per correggere subito il pensiero. Non è andato via - ti suggerisce
– semplicemente è presente in altro modo, ed è davvero così. “Il Signore – ha detto il Papa – mi chiama a dedicarmi
ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo –aggiunge - non significa abbandonare la Chiesa, anzi,
se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la
stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma
in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze”."IN THE FURY OF THE MOMENT I CAN SEE THE MASTER'S HAND, IN EVERY LEAF THAT TREMBLES, IN EVERY GRAIN OF SAND" (BOB DYLAN)
Monday, February 25, 2013
THE STREETS OF ROME
Quando la finestra su Piazza San
Pietro si chiude per l’ultima volta, non puoi fare a meno di pensare che se ne
sia andato con la stessa umiltà con cui era arrivato otto anni prima. Un
operaio nella vigna del Signore. Ciò che nello spazio di un istante passa per
la mente, ti appare già un bel modo per salutare Benedetto XVI dopo il suo
ultimo Angelus davanti ad una folla di duecentomila persone. Ma basta
l’amico al tuo fianco per correggere subito il pensiero. Non è andato via - ti suggerisce
– semplicemente è presente in altro modo, ed è davvero così. “Il Signore – ha detto il Papa – mi chiama a dedicarmi
ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo –aggiunge - non significa abbandonare la Chiesa, anzi,
se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la
stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma
in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze”.Sunday, June 03, 2012
HOUSE OF THE RISING SUN

Friday, June 01, 2012
Sunday, September 25, 2011
RIPORTANDO TUTTO A CASA
Riportando tutto a casa.

C’è una frase, scritta su un poster, appeso sopra il tavolo di cucina, che rincorre spesso i miei pensieri. Parole sulle quali lo sguardo assonnato del mattino si sofferma, tra una fetta biscottata e una tazza di caffé e che narrano di Giovanni e Andrea che seguirono Gesù fino a casa sua, perché o Cristo era un’esperienza del presente, o il loro io non sarebbe stato mosso né cambiato. Ecco cosa sto facendo anch’io, in fondo. Seguire. Andare dietro ad un avvenimento, che oggi ha la forma dell’ingresso di un arcivescovo a Milano, ma la cui sostanza è far diventare esperienza ciò che mi viene dato ora, perché divenga bellezza e felicità per la mia vita di ogni giorno.
Si comincia nella “sala blu” della mia parrocchia, al venerdì sera. E c’è già da incontrare un pezzo del nostro cuore. Don Piero Re, il vecchio parroco, è tornato in San Protaso, a raccontarci del suo amico Angelo Scola. Della sua vita, del suo magistero, dei suoi compagni di cammino. E’ un racconto, il suo, intenso e appassionato, fatto anche di pezzi di vita condivisa, dettagli sul cardinale che non si leggono sui giornali e che servono già a far crescere un’affezione: “impareremo a volergli bene”, ci dice subito, all’inizio, ed a noi non viene voglia di fare nient’altro se non d’intraprendere un cammino d’affetto, quello che il cardinale, un attimo dopo essere stato nominato, ha chiesto ai milanesi assieme alla preghiera. Un’ora e mezza passa in un baleno e serve a ciascuno per conoscere un po’ di più chi sta arrivando in città. Le ultime parole della serata sono quelle di alcuni giornalisti che lo hanno conosciuto: “non attendetevi un manager, ma un pastore, che desidera solo testimoniare e diffondere l’attenzione a Cristo e proporre a tutti la fede cristiana come il sale che dà il sapore e la forza alla vita dell’uomo. E’ uomo di grande intelligenza e cultura, ma sempre affabile e semplice: accoglietelo senza pregiudizi, vi sorprenderà”.
Già, perché quella del pregiudizio è un’ombra che sembra essersi già allungata: dicono che ci sia chi non gradisce l’arrivo del nuovo arcivescovo e che si stia già ostacolando il suo cammino. E’ una vecchia storia, roba già scritta nel Vangelo e nella storia della Chiesa, che sa tanto di quella persecuzione prerogativa della vita dei cristiani veri. Ma Milano, domenica pomeriggio, non sembra avere intenzione di dar retta a costoro e riserva al cardinale un bagno di folla in piazza Duomo. I maxischermi inquadrano il suo volto sorridente, mentre, dopo essere sceso dall’auto proveniente da S. Eustorgio, attraversa la piazza fermandosi a salutare tutti quelli che può, fino all’abbraccio più importante, quello con Dionigi Tettamanzi; abbraccio così forte che quasi entrano tutti e due a braccetto in chiesa ed è una tenerezza che si fa strada sotto forma di brividi che scorrono sotto la pelle. Noialtri, già dentro in cattedrale, abbiamo udito la raccomandazione di non applaudire più, dopo l’ingresso in Duomo, fine alla fine della celebrazione, ma nessuno riesce ad ubbidire e l’applauso si ripresenterà, anche durante alcuni momenti della liturgia. E’ la Milano della sequela e dell’affezione che cresce a poco a poco, mentre quella del pregiudizio imbocca tristemente a ritroso la strada dalla quale era venuta. Nell’omelia, l’arcivescovo donerà molti spunti che sarà bello riprendere e far diventare parola vissuta. Cita il cardinal Montini e Cesare Pavese (“quanta gente sembra sopraffatta dal mestiere di vivere!”). Ma ciò che rimane nel cuore è un appello a ciascuno – “Ho bisogno di voi per svolgere il mio compito nella gioia”- e l’accorato augurio finale: “metropoli di Milano, illuminata, operosa ed ospitale, non perdere di vista Dio!”
Quella parola - seguire - che guidò l’agire di Giovanni e Andrea, si riaffaccia ancora una volta nella mia mente, mentre l’auto, alla sera, percorre la strada che porta al lavoro. Un’altra notte in ospedale, un’altra notte lungo le mie torri di guardia. Spazio per pensare un po’ di più a ciò che ho vissuto. Sequela ed obbedienza, quella dovuta al nuovo pastore arrivato in città, cominciano a mescolarsi inesorabilmente ad una strana forma di lertizia. “Che vale la vita se non per essere data?” - dice Anna Vercors a Pietro di Craon, ne “L’Annuncio a Maria” di Paul Claudel - “E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?”, aggiunge. Eccolo, il centuplo di questo weekend, sulle tracce dell’ingresso a Milano di Angelo Scola. E’ il desiderio di fare della propria vita un dono ed è quello che porterò via con me anche domattina, lungo la strada che porta verso casa. Un pensiero dolce, che s’insinua a poco a poco e che dice che ciò che il mio cuore desidera esiste: basta saper seguire docilmente la volontà di un Altro, nell’attimo presente della vita. Ed io, questa vita, non ho più paura a darla tutta.
Sunday, August 31, 2008
CARTOLINE DAL MEETING
Friday, August 15, 2008
PROTAGONISTI
Friday, May 30, 2008
WE'RE WALKIN' TOGETHER


Sono arrivato qui con gli amici, ma mia moglie è a casa, in attesa del nostro secondo bambino e segue tutto attraverso la tv. Non c'è differenza, però: la sento presente come se fosse lì al mio fianco, in mezzo a quella folla.

Il discorso di Don Giussani di quel giorno, davanti al Papa, mi aveva insegnato una volta per tutte il significato della parola mendicanza; e mi era parso di capire un po' di più il bisogno vero della vita:

Prima di lui Chiara Lubich aveva tratteggiato al Santo Padre il significato di quella definizione che lui stesso aveva dato del Movimento dei Focolari, definendolo capace di un "radicalismo dell'amore".

Nel ritorno a casa, quel giorno, non c'è stanchezza, ma solo forza rinnovata.
Sunday, May 11, 2008
RUN, RUN, RUN
Chi di noi non vorrebbe vedere la propria città,
invece che grigia per la solitudine el'indifferenza,
colorata dall'amore che avvicina le persone e costruisce la fraternità ?
Vorremo fare qualcosa, ma cosa ?
E da dove cominciare ?
Basterebbe una piccola Regola per cambiare il mondo.
C'è una parola scritta nel Vangelo che fa pensare.
Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te.
E' una legge universale, comune a tutte le religioni ed iscritta nel cuore di ogni uomo, talmente preziosa da essere chiamata
Regola d'oro.

Me lo sono chiesto più volte ieri, ai giardini di Porta Venezia, a Milano, durante lo svolgimento della seconda edizione della RUN4UNITY, vivendo quel clima di festa e di fraternità, che vedi così di rado nelle nostre città.
Lo stesso clima che si viveva in tanti altri luoghi dei cinque continenti, unico teatro di una staffetta mondiale, promossa dai "ragazzi per l'unità" - i ragazzi del Movimento dei Focolari con tutti i loro amici - tutti a correre nei posti simbolo del pianeta, lungo le vie delle più grandi metropoli, per stendere sul mondo un arcobaleno di fraternità.



Quando mia figlia Chiara giunge all'arrivo mi dice entusiasta : "Papi, sono arrivata ottantottesima!" E la sua amica Maria, di rimando: "E io novantesima!". Sono felicissime, neanche avessero vinto il campionato del mondo. E a me sembra che il trucco sia nell'aria che stiamo respirando tutti, che sa davvero di paradiso.


Proprio così, il cuore che palpitava ieri ai giardini di Milano, come in centinaia di altri punti del pianeta.
Tuesday, August 28, 2007
INCONTRARE UN'ESPERIENZA

Forse bisognerebbe spiegarlo a qualche giornalista che tenta di raccontare il Meeting di Rimini senza averlo vissuto, che questa é la dimensione ultima di quel che accade in Fiera ogni anno, alla fine di agosto.
E anche a quelli che lo censurano, semplicemente non parlando di un evento che solo quest'anno ha richiamato più di 700.000 partecipanti.
Un'esperienza, come punto di partenza, imprescindibile, e allo stesso tempo punto d'arrivo, perché se si esce dalla dimensione di un avvenimento, qualcosa che accade e di cui ciascuno può essere protagonista, allora difficilmente si riesce a capire cos'é.
Può essere che chi censura o non comprende non capisca al fondo il ruolo dell'esperienza nella vita di ogni singolo individuo.
Lo spiega bene Antonio Spadaro, in un suo editoriale estivo (1) : essa, nel relativismo di oggi, sembra essersi "svalutata come fonte di autorità e di saggezza" o, peggio, arriva a ridursi a "semplice esperimento".
Esperienza, nel suo significato più profondo, é invece qualcosa che Emilia Guarnieri, presidente dell' Associazione Meeting per l'amicizia tra i popoli, fa intravedere, durante l'incontro conclusivo di quest'anno: "anche il Meeting c'é e continua a essere vivo perché questa storia di affetto e di amicizia tra noi é viva. Perché se non fosse così, anche il Meeting, come tutte le altre cose che facciamo nella nostra vita, non ci sarebbe. Diceva Claudel: "C'é un grande Mistero tra noi" ed é da questo Mistero che noi siamo commossi ed é a questo Mistero che siamo grati. E poiché il Mistero é proprio Mistero, se é vero che non si può prevedere come questo Mistero accadrà, é anche vero che si può raccontare come ci ha cambiato, si può raccontare cosa é accaduto" .
Allora anche per me questo non può che essere il punto di partenza, partire da quello che ho visto accadere e che ho vissuto in prima persona.


Il secondo scossone arriva in una delle sale. Inizia l'incontro "Chi é l'uomo perché io lo curi" (2).
Le sue parole mi conquistano poco a poco.
Quell'uomo, seduto su una carrozzina, un tutore a sorreggere il capo, l'eloquio già in parte compromesso, conosce bene - da medico - l'inguaribilità della sua malattia; eppure parla di speranza perché dice di conoscere solo l' "inguaribile voglia di vivere" (3).
Quando aveva scoperto d'essere ammalato, egli, lontano dalla fede, aveva considerato la possibilità dell'eutanasia. Ora conclude il suo intervento così: " é bellissimo vedere una sala così colma per ascoltare delle esperienze e delle riflessioni di persone che si pensa sempre abbiano vissuto, abbiano incontrato il dolore e la sofferenza. No, io vi posso garantire che ringrazio Dio di avere incontrato questa malattia; di averla incontrata tardi, ma non é mai troppo tardi, di avere imparato quali sono i veri valori della vita. E la verità forse sta proprio qui: avere il coraggio di amare e di farsi amare, di accettare i propri limiti e di condividerli con gli altri. Vivere é la cosa indispensabile. L'amore per la vita é la benzina che mi permette di affrontare con serenità queste mie difficoltà, che vi posso garantire sono parecchie. E' talmente bello vivere che io non sono malato: sì, ho la sclerosi laterale amiotrofica, ma finché ci sarò io ci sarà anche lei: cammino insieme a lei".

Chiara, la più grande dei miei figli é in giro per la Fiera in pattini, a caccia di gadgets; alla fine della giornata avrà saccheggiato tutti gli stands. Mia moglie é al Villaggio Ragazzi, con gli altri due nostri figli. Ci siamo dati il cambio per assistere alla visita guidata della mostra: stamani era andata lei e tornando mi aveva detto che non me la sarei dovuta perdere per nessun motivo.
Le mostre sono un'altra delle cose belle del Meeting e sono tutte guidate.

Al Meeting di quest'anno il dvd dell'ultimo concerto di Chieffo (7) é andato letteralmente a ruba. L'ho comprato anch'io e l'abbiamo guardato appena arrivati a casa. Aveva cantato proprio al Meeting dell'anno scorso ed ha salutato questo mondo il giorno d'inizio di quello di quest'anno. "La verità é il destino per il quale siamo stati fatti", recita il titolo questa volta: la Verità, lui, l'aveva cantata per tutta la vita, ora ha raggiunto il Destino che ha così tanto amato.
A un certo punto del concerto, tra una canzone e l'altra, dice: "(...) pensate che a quei tempi c'era il più grande cantautore e pirata della storia, Bob Dylan, che cantava che la risposta non c'era. Cosa dovevo fare io se lui aveva un'ammiraglia pirata ed io una barchetta a remi ?Io l'avevo incontrata questa risposta, lo dovevo dire. E feci queste canzoni: "la ballata della società", "la ballata dell'uomo vecchio", che erano il segno di quella risposta che avevo incontrato io, che era Cristo. Guardate che non si può tacere solo perché si pensa di non avere i mezzi adeguati. E queste canzoni, a quanto mi risulta, sono cantate tuttora esattamente come le canzoni del grande Bob, dopo quarant'anni".
Grande Bob, ma grande, grandissimo Claudio.
E ancor più grande all'inizio del concerto, quando racconta di un giornalista che gli aveva detto: "ho capito che lei non ha un pubblico, ha un popolo" ed al quale lui aveva risposto "guardi, non ha capito fino in fondo, io faccio parte di questo popolo, ed é tutta un'altra cosa"
Già, parte di un popolo.
Strano ma vero, anch'io, ascoltandolo, mi sono sentito così.

E' ora di ricominciare, nel quotidiano di ogni giorno.
Il contenitore alla fine si é riempito, ma non si é reso colmo da solo.
E' stato riempito da Qualcosa che é accaduto.
Poco prima di uscire dalla Fiera di Rimini, ci fermiamo ancora: incontriamo amici fino all'ultimo istante. Siamo un po' di corsa ormai, ma mia moglie mi spiega poco dopo il senso di ciò che accade: "sembra di perdere tempo - mi dice - ma invece non é così; é il senso di quel che abbiamo sentito sinora: questa é l'incarnazione".
Ha proprio ragione ed é un vero e proprio sussulto.

Note:
(1) Antonio Spadaro - "Ma che significa vacanza?" http://www.bombacarta.com/?p=455#more-455
Saturday, May 12, 2007
FAMILY DAY

A leggere le cronache di certi giornali uno potrebbe credere che la famiglia sia l'ambiente in cui marito e moglie litigano, e i figli si fanno causa per spartire l'eredità, e i vecchi si spengono nella solitudine.
Secondo quelle cronache, le nozze non sono più che un pretesto per fare un po' di baldoria; dopo di che diventano un motivo per convivere, moglie e marito, per anni, senza capirsi e senza sopportarsi.
Certa letteratura cosparge di scherno la vita coniugale e fa del matrimonio un oggetto di derisione.
E invece la famiglia é una società sacra, un rapporto sacerdotale, una missione divina. Il suo valore é da gente dell'uno e dell'altro sesso sciupato talora perché se ne ignora la bellezza. Nessuno mostra a tanti giovani innamorati la nobiltà, e insieme la responsabilità, di quel sodalizio, che la Chiesa salda col sacramento, facendone una fonte di trasmissione del divino nel convivere umano. Troppi non sanno che cos'é l'amore, contemplato spesso solo in funzione erotica; e ignorano poesia e santità di esso.
Questo succede quando si contempla la famiglia con gli occhi annebbiati del materialismo.
Quando invece essa é contemplata con gli occhi della fede, il suo mistero appare congiunto con tutto il mistero della creazione, dove Dio é Padre e gli uomini sono suoi figli.
Per designare questo, che é il rapporto più grande, non si é trovata un'immagine più precisa e pura che quella di famiglia.
(1) Igino Giordani - Famiglia comunità d'amore - ed. Città Nuova
Friday, October 27, 2006
IT WAS FIFTY YEARS AGO

It was more than forty years ago when Bob Dylan sang “How many years can some people exist, before they’re allowed to be free ?”.
It was exactly fifty years ago when the Russian troops suppressed the freedom of the Hungarian people with their invasion in Budapest.
During those dramatic days was so clear the voice of Pope Pio XII, in a radio message, saying that the name of God, “the source of law, justice and freedom” had to “be brought back to our parliaments, our homes, our offices”.
In the same time Chiara Lubich, founder and still president of the Focolare catholic movement, said to many people : “there is a society capable of putting aside the name of God (...) of eradicating it from the hearts of men. So there must be a society who is able to give Him his place. There must be authentic disciples of Jesus, an army of volunteers, because love is free”.
Fifty years after the “volunteers of God” are a reality, inside the Focolare Movement and the Church and they had their meeting in Budapest, at the Sports Arena on the 14th, 15th and 16th of September.
More than 11.000 people, coming from 92 countries in the five continents, together with 13 ecclesial movements and New Communities, christians from various Churches, and follower of Islam and other religions.
Three days looking at the effects on social life where the Gospel is lived in everyday life and in different cultural backgrounds.
Because these are simple men and women that are living the normality of family, work and social life, but – while imitating the first Christians just today in the 21st century – are “like the leaven in the bread, building new heavens and new earth, renewed by the light of the Gospel”.
Simple people but with a great ideal : to propose fraternity as a way that leads to peace.
Because the world, after years and years of fighting for freedom and equality, is still waiting for fraternity.
Just like Bob Dylan, saying more than forty years ago : “An’ we gazed upon the chimes of freedom flashing”.












