"Se la musica non é una finestra spalancata sul Mistero, é solo rumore del nulla"
(William Congdon)
Rumore potrebbe essercene parecchio nel nuovo disco di Nick Cave,"Dig !!!, Lazarus, dig !!!", in uscita ai primi di marzo.
Anche perché il suono dovrebbe essere un garage rock piuttosto duro ed essenziale, simile a quello dei Grinderman, quel progetto parallelo di Cave con Warren Elvis, e che diede luce all'omonimo album del 2007.
Ma il rumore di cui parla Congdon non ha mai riguardato la produzione di questo geniale musicista australiano e sono sicuro che anche questo disco non farà eccezione.
Anzi, la premessa alla base del lavoro del disco sembra ancora una volta uno spunto quanto mai interessante. Racconta Cave: "da piccolo, quando andavo in chiesa, la storia della risurrezione di Lazzaro mi inquietava molto. Anzi, direi che mi ha decisamente traumatizzato, disturbato, terrorizzato. Non era solo il fatto, già scioccante, del miracolo di Cristo, che risuscitava un uomo dai morti. Quello che mi domandavo era come si sentisse Lazzaro dopo un'esperienza del genere".
Bella domanda Nick, alla quale é difficile dare una risposta.
Certo però che fa pensare. Perché Gesù guariva, o, come nel caso di Lazzaro, arrivava addirittura al fatto "scioccante" del resuscitare ?
Probabilmente c'era più di un motivo. Come dice Pasquale Foresi in un suo articolo dal titolo "la venuta di Gesù e la malattia" (1) una delle ragioni era che gli uomini potessero testimoniare l'amore di Dio per loro. Ma quest'amore doveva divenire contagioso; narra il Vangelo di Marco: "usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Pietro era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli" (2). Come dire: se guariamo é per servire, la "salute" non é mai fine a se stessa.
Cave sembra più scettico al riguardo. Nella title-track del nuovo disco parla di Larry, che "crebbe nevrotico ed osceno" e dice che in fondo "non chiese di essere resuscitato dai morti".
Ma l'ironia non manca mai nei lavori di questo grande autore, che a volte sembra divertirsi, come altri grandi personaggi di pari rango - Dylan é un maestro al riguardo - a spiazzare l'interlocutore, quasi a costringerlo a confrontare se stesso con la ricerca di ciò che conta veramente. Nella recente conferenza stampa tenuta a Milano, lo scorso 30 gennaio, alla domanda sulle ispirazioni del nuovo album Nick Cave ha risposto: "nulla di particolare; altre domande ?"
Insomma, non so se alla fine mi piacerà il nuovo disco di Nick, ma lo aspetto con più attenzione di tanti altri. Certamente con più desiderio di certa categoria di nickcaveiani che lo hanno bocciato prima ancora di averlo sentito, perché hanno rigettato l'autore nel momento stesso in cui é uscito dalla stereotipo dell'artista compiaciuto nell'essere dannato, sempre sulla soglia dell'autodistruzione. Quelli che non hanno amato la rilettura della sua esistenza che passa attraverso album come The Boatman's Call o No More Shall We Part e che l'hanno fatto giungere ad affermare : "lo scrivere mi ha messo in contatto con la mia immaginazione, con l'ispirazione e in ultima analisi con Dio. Benché la canzone d'amore si manifesti in forme diverse (...) tutte si rivolgono a Dio, perché é la casa stregata dal desiderio il luogo in cui abita la vera canzone d'amore". (3)
No, non so davvero se mi piacerà il nuovo disco di Nick.
Ma lo aspetto con ansia e desiderio, quel desiderio che pochi musicisti, al giorno d'oggi, sanno tenere ancora desto come lui.
Note:
(1) Pasquale Foresi, La venuta di Gesù e la malattia, Nuova Umanità, XXVI (2004/6) 156, pp. 783-811
(2) Vangelo di Marco 1, 29-31
(3) tratto da "Good Rockin' Tonight", a cura di L.Eva, W.Muto, P.Vites, Itaca edizioni, 2004