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Thursday, January 02, 2014

NOCC DE CAPUDANN

"Non sto da una parte o dall'altra. Il mio cuore é con le vittime"
(Johnny Cash)

Hello, Hank. Te ne sei andato solo da poche ore, eppure sono più di sessant'anni, ormai. Doveva essere proprio così, quella notte che ti ha portato via a capodanno. Un'auto che corre, strade buie, freddo nelle ossa, ogni tanto una stazione di servizio, chiusa o abbandonata. Ed un cuore che all'improvviso cede, ferito dal troppo dolore urlato dentro alle tue canzoni. Percorro la mia highway 61, svogliato e stanco. Solo. Non c'è più nessuno ormai, il veglione é passato da un pezzo e non c'è più traccia di vita e di baldoria. Eppure ci dev'essere ancora un sacco di gente che soffre laggiù, nascosta nel silenzio. There's a whole lot of people suffering tonight. From the disease of conceit.
Continuo a guidare. Mi aspettano quelle vie di rock'n'roll, laggiù in fondo alla strada, che sono sempre queste strane corsie d'ospedale. Non conosco ancora il dolore e il desiderio disatteso che attende d'incontrarmi senza pietà. Sofferenza, dubbio e angoscia, misti a condivisione e tenerezza, impegno e sacrificio. Ma anche cattiveria, ipocrisia ed errore. E mille aggettivi per descrivere la stessa cosa. Un'umanità angosciata, tradita, abbandonata. Proprio come l'Uomo dei dolori, in quel suo grido assurdo. Lassù sulla croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

Ascolto musica stanotte, quella di Hank Williams o di Townes Van Zandt. Ascolto storie. Quelle di chi se ne é andato come un'umbria, la nocc de capudann ed ha bussato alle porte del paradiso. E di tutti gli altri, quelli che hanno cantato e suonato come fuorilegge, e che per essere tali hanno dovuto saper essere onesti. Ho voglia di stare con loro questa sera. Con gli ultimi, coi derelitti e coi diseredati. E provare a scaldare il loro cuore, solo per sentirlo così simile al mio, ferito in tutte le sue contraddizioni. Sai, Hank, non é mica vero che non usciremo mai vivi da questo mondo, come hai cantato nella tua ultima canzone. Ti sei sbagliato, questa volta, amico, anche se spero che le tue ferite siano state finalmente lenite. E' vero, invece, che c'è un Amore che non ci farà mai morire perché ci precede: "Noi amiamo perché egli ci ha amato per primo" (1 Gv 4,19).
E' questa la buona notizia, grazie a Dio.
Quella che rende nuovo anche quest'anno vecchio già iniziato.


Monday, May 07, 2012

UNA BRICOLA A FURMA DE CRUUS

Che cos'è il tempo, Davide? Ho chiuso gli occhi come hai detto tu, almeno per un po', lungo la carrellata di ricordi che hai messo proprio all'inizio del tuo spettacolo. Li ho chiusi e in un istante la magica alchimia che sai creare con le parole mi ha preso con sé e trascinato via lontano. Slogans pubblicitari, flashes del tempo che fu, prima di uno spettacolo di canzoni. Poi, quando li ho riaperti, mi sono pure vergognato un po'. Ho evitato di guardare se chi era seduto di fianco a me aveva seguito il tuo consiglio, se li aveva chiusi per davvero o riaperti all'improvviso, prima del tempo. "Quelli che hanno chiuso gli occhi hanno la mia età" - hai detto - interrompendo di colpo l'inarrestabile fluire del tuo parlare, ed io non mi sono sentito vecchio, in quel momento, proprio per niente. Semplicemente ricco di tutto quel che avevo vissuto sino a qui.

Una magica alchimia la tua, come sempre, esaltata dalla dimensione intima e raccolta del teatro Smeraldo di Milano. E che peccato che, proprio questo luogo che ci ha visto ballare e sognare, ridere e scherzare, piangere e crescere tante volte insieme, tra poco non ci sarà più. Un teatro che chiude,  un colpo di spugna su mile frammenti, fatti di musica e di parole, pezzi di vita che si danno la mano, chi sul palco a raccontarli, chi laggiù in fondo, l'ultima fila della balconata, a sentirli come se fossero i suoi.
Che con te, Davide, ogni volta é così, quando metti in scena quel fiume di poesia di cui sei capace. Scherzi, ridi, ci prendi in giro, ci fai cantare e ballare e poi sterzi all'improvviso, ci trascini giù nel profondo, là dove é nostalgia di bellezza e magia, di vita dura e voglia di mistero, di desiderio di afferrare il senso delle cose.
Come la dura pioggia che cade ogni giorno, per esempio, e che questa sera é un meraviglioso medley con A Hard Rain's A-Gonna Fall di Dylan e la splendida New Orleans, una delle poche canzoni che non riesco mai a smettere di ascoltare. E' così facile sentire quella pioggia come vera, vera come quella degli affanni di ogni giorno. Sentirla inzuppare l'anima prima ancora che il vestito, appesantirne il corpo al punto che in certi momenti sembra quasi non che riesca più a tirarsi su. O come la scia costruita lungo una vita di sacrifici, orgoglio e dignità della propria famiglia e del proprio lavoro, eredità da lasciare a un figlio, che sarà - come te - Costruttore di motoscafi a modo suo. Un altro pezzo di storia, unico ed insostituibile come lo é la tessera di un mosaico, perché il disegno, tutto intero, abbia un senso, segno di una storia che la "breva" proverà "a scancélà", ma che "la porterà mai via".
Le canti tutte, Davide, le tue canzoni. Le canti tutte, questa sera. E sarà pur vero che questa mini serie di quattro date é, in fondo, il "best of Davide Van De Sfroos" tour, da ricomprarsi in doppio cd anche se quelle canzoni le abbiamo già tutte vissute ed ascoltate. Ma é anche vero che risentirsele di nuovo, stanotte, fa bene a te e pure a noi. Perchè non si smetta, per noia o per stanchezza, di continuare a guardare a tutto ciò che dà senso all'esistenza, a ciò che sa di bello e di vero, che non toglie il gusto della vita sia dentro la gioia che nel dolore. Sono raggi di sole nella pioggia, le tue storie e le tue canzoni, che la trafiggono incessantemente e fanno brillare quella scia d'asfalto lungo la quale corrono i nostri pensieri e tutta la strada - tanta - che abbiamo ancora da fare.

Ho un solo rammarico, caro Davide. Almeno a Milano, 40 Pass la potevi pure cantare. 
Perché se é vero che quei corsari della Bovisa non sono frutto della tua immaginazione, ma gente che hai incontrato veramente, é altrettanto vero che "trii come luur" - ce lo hai insegnato tu - siamo anche noi. E che quella Madunina, "la sarà anca piscinina", ma "la riess amò a brilà" e "anca a scultà".
Forse é tutto qui il Grande Mistero e non c'é più bisogno di continuare a chiedersi, con Lucio Dalla, cosa sarà che fa crescere gli alberi o morire a vent'anni anche se vivi fino a cento... In questa vita che vìvum e sògnum de sfroos, c'è da fare solo una cosa: pregare il Signore a bassa vuus.
Ognuno con la sua bricòla. Una bricòla a furma de cruus.

Sunday, June 14, 2009

GEOMETRIE DI UN POETA

"Regalami un'altra onda,

e non importa per che motivo.
Bagna il mio piede che non fugge dalla riva;
ricorda ai sassi che diventeranno un pianoforte
per la nuova mano d'acqua che arriva"

(Davide Van De Sfroos)



Diciamolo francamente: alla fine quella del dialetto, la saga del laagh de Comm, é una scusa bella e buona.
Altrimenti non si spiegherebbe il successo di Davide Van De Sfroos anche al di fuori della ristretta cerchia di chi gli vuol bene come il sublime cantastorie della propria terra.  Se ai concerti di quest'artista arriva gente fin da Avellino, allora vuol dire che l'alchimia si é compiuta, la poesia ha travalicato i confini della lingua ed é pronta a raggiungere ogni dove.
Il cofanetto che il Corriere della Sera sta pubblicando in queste settimane mi accompagna giorno su giorno, nei miei percorsi autostradali così come negli spazi dell'anima creati da una musica ascoltata in cuffia, quando ormai tutto il resto é andato finalmente a dormire, smettendo di correre e di urlare.
Momenti d'altissima intensità e corde dell'anima che vibrano all'impazzata, pronti ad essere scalzati dopo pochi istanti da quella straordinaria allegria che solo la vera musica popolare é capace di creare.

Davide Van De Sfroos sa essere poeta e quindi cantore delle emozioni, dei desideri e dell'esperienza di vita di ciascuno di noi come solo gli artisti veri sono capaci di fare.
Poesia che sa coniugare l'anima di un popolo insieme a tutta la cultura che quel popolo é stato capace di costruire, con l'intelligenza ed i talenti che gli sono stati dati, col sudore della fronte e col sangue che é stato capace di versare.
E' per questo che non riesco a fare a meno di un pezzetto delle sue storie ogni volta che posso.
Storie che poi - alla fine - mi richiamano sempre a Qualcosa ed a Qualcuno di più grande, che quelle storie le sorregge, dando significato alla circostanza del momento presente della vita.

Ed é per questo che anche le storie di Van De Sfroos mi fanno sentire parte di un tutto, una comunità in cammino, che vive delle stesse gioie e degli stessi disperati bisogni. 
Gente capace di fermarsi, alla fine del viaggio, davanti ad una Madona del Rusari, 
perché semm tucc lampaden del stess lampadari....

Varda, varda, varda giò
Madona del Rusari
Sèmm tucc lampaden
del stess lampadari

Varda, varda, varda, varda giò
Madona del Rusari
Sèmm tucc padreterni,
sèmm tucc ciulandari




Monday, January 12, 2009

IF I SHOULD FALL BEHIND



Utili al prossimo come un ombrello quando fuori c'é il sole, ecco i miei giudizi sui migliori dischi del 2008 e con due libri in aggiunta, sempre musicali, però.
I miei quattro o cinque lettori abbiano pazienza, perché qualcosa di bello sarà rimasto fuori; ma é inevitabile che sia così: non sono certo riuscito ad ascoltare tutto.
Poco importa, comunque: questi sono gli album che hanno accompagnato le mie serate e i miei percorsi autostradali, che mi hanno fatto compagnia nei momenti di gioia o lungo i miei sentieri grigi. E che hanno fatto vibrare le corde dell'anima. Che poi solo questo conta, in fondo: che la musica che ascolti o le cose che leggi facciano accadere qualcosa in te.
Ok, let's go:


Lucinda Williams - Little Honey
Va bene, lo confesso: questa é affezione. Perché Little Honey non é West. Però Lucinda é sempre Lucinda e a me non smette di piacere. Con la sua voce ed il suo modo di cantare, che il mio amico Paolo definisce "un'autentica scopata a ritmo di rock'n'roll"; nulla di volgare, però, si faccia attenzione:  piuttosto una struggente e sensuale modalità di rock al femminile, che rende i suoi dischi sempre affascinanti. Così anche questo lavoro, pur inferiore a quello dello scorso anno (West fu capolavoro assoluto), non mi dispiace affatto, attraverso ballatone country e blues talora torridi, altre volte sinuosi. Un disco adatto a vecchi nostalgici come me. Classico.


Nick Cave - Dig!!! lazarus Dig!!!
Dig!!! Lazarus Dig!!! prosegue sulle sonorità di Grinderman e personalmente mi attrae un po' meno rispetto agli intimistici No More Shall We Part e The Boatman's Call, già inesorabilmente datati ma sempre affascinanti. Ma un disco di Nick Cave non te lo devi perdere per nessuna ragione al mondo. Perché non c'è nessuno in giro con la stessa capacità di provocarti ed interrogarti in maniera così intrigante. Diabolico.





Jacob Dylan - Seeing Things
Ho sempre guardato con sospetto ai figli d'arte: generalmente sono delle grosse delusioni. Ma sin qui il prodotto di Jacob Dylan non é bagaglio artistico e culturale ereditato dal padre e riprodotto con abile mestiere. E' invece percorso autonomo, vissuto, sofferto e giunto a bella dignità. Questo disco e queste canzoni, poi, non sarebbero state fuori posto al Greenwich Village di NY nei sixties, ma questo vuole solo dire che il prodotto é di cristallina qualità.  Acustico.




Counting Crows - Saturday Nights & Sunday Mornings

L'inizio del disco é un urto improvviso, ritmi densi e martellanti, fatti di un rock di classe ed incisivo, per passare ad atmosfere improvvisamente calme e di ampio respiro nella seconda parte dell'album, di sapore più decisamente country e folk. Un percorso voluto, quasi concept-album, dove dalle atmosfere del sabato sera, allucinate e alla deriva, si passa a quelle della domenica mattina, in cui la sbornia smaltita lascia spazio al rimorso ed al rimpianto.
Non é disco di redenzione, quello dei Counting Crows, ma il desiderio di Significato comincia da qui.  Sferzante.


Joan Baez - Day After Tomorrow
Bentornata Joan, é un piacere rivederti e riascoltarti. Non fosse altro se non per constatare che il tempo su di te sembra non passare mai. Una voce che si arrampica ancora ed un sound arricchito dalla produzione di Steve Earle. C'é anche un brano firmato da Tom Waits e poi quella God Is God, messa lì, all'inizio del disco, quasi a dire: ho navigato a lungo, con costanza e fedeltà e non ho mai smesso di lottare, ma forse oggi c'é un'urgenza in più: "Io credo nella profezia/Alcuni vedono cose che non tutti possono vedere/e di tanto in tanto comunicano il loro segreto a te e a me/E io credo nei miracoli/(...)/Sì, io credo in Dio, e io non sono Dio". Forever Young.


Sonny Landreth - From The Reach

Chitarre. La slide, meravigliosa, di Sonny Landreth. E quella degli amichetti corsi a dargli man forte in questo album pieno zeppo di blues, rock e cajun suonati come dio comanda: Eric Clapton, Mark Knopfler, Eric Johnson, Dr. John, Jimmy Buffett, Vince Gill. 
Con un disco così potrei percorrere in estasi una strada di quattrocento miglia. 
O rimanere imbottigliato nel traffico per due ore, senza arrabbiarmi. Elettrico.




John Mellencamp - Life Death Love And Freedom
Me ne potete togliere un mucchio di torno, ma John Mellencamp me lo dovete lasciare sempre. Un'anima rock stelle&strisce ed un'energia ed intensità che si é affinata negli anni, che ormai non sono certo pochi. Ma le rughe sul volto di John oggi hanno un fascino speciale, in un disco che abbandona per un momento l'impegno politico, a favore di uno sguardo esistenziale su di sé. Life Death Love And Freedom ti conquista a poco a poco, ballata su ballata, venato di rock e superbamente prodotto da quella garanzia di perfezione che risponde al nome di T-Bone Burnett.  Notturno.


Jesse Malin - On Your Sleeve
Anima punk, ma anche lirismo e musicalità così avvolgenti da sentirtele entrare con un brivido sotto la pelle. Difficile sbagliare con un disco di Jesse Malin. Il cantautore newyorchese esce quest'anno con un live (Mercury Retrograde) e con On Your Sleeve. Quest'ultimo é album di sole cover, ma quando sono cantate così, chi ha bisogno di nuove canzoni? Revitalizzante.








Sheryl Crow - Detours
Shelby Lynne - Just A Little Lovin'
Due dischi a braccetto e a pari merito. E non solo perché loro sono bionde, affascinanti e dotate di voce deliziosa, ma per meriti decisamente artistici. Shelby Lynne si dimostra non solo country singer, nell'ottimo Just A Little Lovin', album tributo alle canzoni di Dusty Springfield, splendidamente interpretate. Dal canto suo Sheryl Crow produce un convincente lavoro, con liriche che attingono in profondità alla sua esperienza personale, non tutta rose e fiori negli ultimi tempi.  Sensuali e cristalline.




Davide Van De Sfroos - Pica!
Una volta inserito il disco, non sono più riuscito a toglierlo per un sacco di tempo. E non perché si era incastrato nel lettore cd. Davide Van De Sfroos é la sorpresa di quest'anno e non solo perché é riuscito a riempire il forum di Assago con gente che arrivava persino da Avellino. Il suo Pica! é lavoro ben riuscito di chi negli anni é divenuto vero cantastorie, uno che fa parte di quella gente di cui narra il cuore e l'anima. Con capacità, in termini di parole e talento musicale, che tanti altri non hanno e non avranno mai. E, su tutte, due canzoni veri e propri masterpieces: New Orlens e 40 Pass.  Popolare.


 Francesco De Gregori - Per Brevità Chiamato Artista
A questo disco ho girato intorno a lungo, senza saperlo mettere a fuoco. Poi, quando finalmente mi ha conquistato, ho capito il perché: era una questione di malinconia. Ma non quel sentimento fastidioso, di cui vorresti volentieri fare a meno, bensì, come disse un giorno Don Giussani, "quella verità di attesa misteriosa in cui facilmente ci riconosciamo tutti". 
Il disco di Francesco De Gregori ha questo effetto su di me, attraverso magiche canzoni come L'Angelo di Lyon o Ogni Giorno di Pioggia. Francesco, poi, con gli anni migliora sempre, proprio come il buon vino.  Struggente.


Bob Dylan - Tell Tale Signs
Alla fine non sono riuscito a farlo piacere a mia figlia tredicenne, che continua ad ascoltare Finley e Jonas Brothers. Pazienza, un giorno saprà distinguere tra ciò che dura un giorno e quello che, invece, é destinato a rimanere sempre. Ma Tell Tale Signs é veramente uno di quei dischi che val la pena di trattenere buttando via tutti gli altri. Lo sguardo di un artista puntato dritto al destino, mentre dipinge in maniera inimitabile ciò che accade intorno a sé. Con una voce ed una musicalità che si coniugano con l'eccellenza. E non un artista qualunque, ma Bob Dylan, ladies and gentlemen. Come dire: tutti gli altri si facciano pure da parte, grazie.  Mitico.


B.B. King - One Kind Favor
Il neverending tour non l'ha inventato Bob Dylan. C'era già B.B. King che da anni andava in giro a far concerti e che deve aver fatto un patto col diavolo come Robert Johnson, per decidere di morire sul palco un giorno - il più lontano possibile - mentre suona la sua Lucille.
Che possa poi anche divertirsi facendo nuovi album non é certo bizzarro, ma che questi risultino pure riusciti, alla venerabile età di 82 anni, grida semplicemente al miracolo.
Come Highlander: immortale.




Do You Believe In Magic, di Paolo Vites
Help! Il Grido Del Rock, di R.Maniscalco, S.Rizza, P.Vites, Itaca edizioni
Do You Believe In Magic? é un "viaggio nel mystery train del rock'n'roll".  Ma anche dentro l'esperienza di vita dell'autore. E se é vero che "nei suoi momenti più alti le canzoni rock danno voce alla ferita dell'uomo che cerca di afferrare il mistero", questo libro ne é la migliore testimonianza, senza nulla togliere al piacere della lettura, tant'é vero che una volta finito il libro (troppo in fretta!) lo ricominci da capo, per cominciare a leggere tra le righe.
E se a tutto ciò si vuole aggiungere un tuffo dentro le canzoni che hanno segnato la storia di questa nostra musica, attraverso una brillante chiave di lettura che le scava nel profondo, rischiando fortemente di allacciarle all'esistenza di chi legge, é sufficiente addentrarsi, anche a piccole dosi, in Help! Il Grido del Rock.
Imperdibili entrambi. Ed affascinanti.

Ho dimenticato qualcuno?
Sicuramente: i REM (Accelerate), i Fleet Foxes (Fleet Foxes), CSN&Y (Déjà Vu Live), i Clash (Live At Shea Stadium), Marianne Faithfull (Easy Come Easy Go). 
Ma che importa, l'ho già detto, l'importante é che non manchi mai roba buona da ascoltare. 
Hello guys, stay worm... and be sure: rock'n'roll can never die!

Post Scriptum
Se non ne avete ancora abbastanza di questo post, trovate mie recensioni più approfondite di qualcuno di questi album su questi altri post:
Counting Crows: qui.
Bob Dylan: qui.
Francesco De Gregori: qui.
Davide Van De Sfroos: qui.
Sheryl & Shelby: qui.

Tuesday, February 26, 2008

DIAVUL D'UN VAN DE SFROOS


"Picchia e scava, batti e innalza, cerca, trova e spendi, per poi ricominciare il viaggio, per riascoltare il cuore, ricordargli che lui é la roccia, ma anche la mazza che la colpisce"

(Davide Van De Sfroos)


Dovevo aspettarmelo, lo so, che alla fine a fregarmi sarebbe stato proprio un italiano.
Dopo anni di ascolti di musica americana - perché il rock l'é minga una roba italiana, gh'é gnent de fà - eccolo lì, il Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos, a sfornare uno dei dischi più belli che abbia mai ascoltato, da tanto, troppo tempo a questa parte.
Che poi Pica ! non é neanche troppo italiano, pieno com'é di quel bel dialetto tremezzino, come da tradizione nei lavori di quest'artista straordinario; così hai pure bisogno di prenderti in mano il libretto coi testi, perché sarai pure lumbaard anca ti, ma mica capisci sempre quel che dice.
Sta di fatto che ho comprato questo disco già da un po', ma non riesco più a toglierlo dal lettore.  E non é solo per la musica, sebbene basterebbe solo quella a far alzare quest'album di una spanna sopra tanti altri.  Perché é davvero bello sentire quelle chitarre e quel rock, e quei ritmi ora country, ora un po' cajun, con tanto di banjo e fisarmonica; e poi l'organo Hammond e persino l'armonica, a sfidare a duello quella voce che parla el dialèt e che é musica anche lei allo stesso tempo.  Già, la voce di Van De Sfross, appunto: l'altro giorno quando ho fatto sentire il disco a mia moglie, che non lo conosceva ancora, é saltata su dalla sedia e ha detto : "ha una voce pazzesca !".    Ed ora faccio anche fatica a riprendermi indietro il cd.
Me lo sono ripreso eccome, invece, perché mentre ascolti le canzoni devi scoprire anche le persone che ci sono dentro. E cominci dalle foto che trovi nel libretto, quasi tutte scattate dall'autore.  Foto di personaggi, la gente delle storie di cui senti cantare, un popolo vero che De Sfroos ha incontrato e che ha narrato.  Allora cominci a capire come mai di questo disco t'innamori poco a poco e vorresti non lasciarlo più: é perché chi canta s'é fatto prima compagnia.
Il costruttore di motoscafi, l'Alain Delon De Lenn, il minatore di Frontale.
Per arrivare poi anche alla gente di New Orleans ed é il primo colpo basso del disco.
Un breve attacco di bottleneck e poi una ballata intensa, forte ed avvolgente, struggente come non mai. New Orleans ti porta fin laggiù, insieme a lei, vegnuda granda giò in paluud - cresciuta in palude - finché il racconto diventa davvero condivisione, dentro le lacrime di un uragano, che tanti hanno descritto, ma pochi raccontano davvero. Così ascolti e ascolti di nuovo, e cominci a piangere anche tu, perché questa sì che é compagnia al dolore e solo chi sa prendere tanto su di sé ti può dire che é possibile tornare lì, ricominciare ancora :
E adess che canzon te canti, che la chitàra l'ha purtada via el fioemm
E adess che canzon te soni, che la mia trumba l'ha bufada via el veent...
Le nostre lacrime sul Mississipi sono difficili da far vedere
Le nostre urla dentro l'uragano e queste assenze da lasciar tacere
E come mai piovono aghi da lassù e siamo bambole voodoo
Trafitte in ogni punto ormai...
E te... desmett de piaang o mon amour
Te tegneroo la man toujours ... e ti riporto a New Orleans


Ed alla commozione torni, anche più di prima, quando finisce la storia di 40 Pass.
Ma non é il piano e neppure il violino; e neanche quella voce, pure così bella ancora; é il racconto di una storia, che potrebbe essere la tua.  Storia comune, di chi arriva in questa città, troppo spesso inospitale.  Racconto di corsari della bovisa, tutti uguali, tutti con lo stesso timore, davanti a un Domm de Milan, a quella chiesa troppo grande, che forse per entrare ci vuole pure il telepass e che per pregarci dentro devi imparare una preghiera de città.
Salvo scoprire che quella Madonnina é ancora l'unica a dare un senso a ciò che ti accade, l'unica che riesca ancora ad ascoltare trii cume luur.
Così é per quello che ti commuovi veramente, perché questa volta il cantastorie ha fatto un passo in più.  L'andare per mano adesso é dietro al desiderio e quella cordata che vedi é diventata compagnia al destino.  Per questo tutto cambia e non é più come prima.   E per questo 40 Pass - forse - è davvero il cuore del disco, il punto nevralgico intorno al quale tutte le storie acquistano un senso vero.   Perché questa  - e lo ha detto, Van De Sfroos - é una storia di redenzione :

E l'è tuta per luur questa gèsa troppa granda
e forsi per nà deent basta fa quaranta pass.
Una preghiera per Bob Marley e per el nonu in paradiis
una candela a Sant'Ambroes e una candela a San Vituur
e a sta bela Madunina che la riess amò a brilà...
la sarà anca piscinina ma la rièss anca a scultà
trii cume luur....

Vai avanti ad ascoltare il disco e ti pare incredibile non trovare un punto debole da nessuna parte. Quanto tempo era che non mi succedeva più.  Così, tra canzoni come Loena de Picch o Furestèe, che partono così bene che ti sembrano la Knockin' On Heaven's Door dei tempi migliori, arrivi al Cavaliere Senza Morte e finalmente riesci ad ascoltare ancora una volta una canzone che parli della guerra.  Anche le sonorità acquistano una solennità prima sconosciuta, accompagnando un testo che ti richiama alla mente immagini d'inferno dantesco; e intanto assisti ad un crescendo della musica, prima medievale e poi quasi sinfonica, fino alla sorpresa finale, quando un attacco di batteria, seguito dalle acide chitarre, accompagna l'arrivo dei carri armati, davanti agli occhi di quel cavaliere, che ha posato il martello di Thor, ma non riesce più a morire.


Ecco é finito il disco e sono pure arrivato al lavoro.
Ma come é possibile che hai tolto il cd dall'autoradio e dentro ti sei sentito cambiato ?
Eppure l'hai sempre saputo che 
la musica non potrà mai salvare il mondo: solo Uno l'ha fatto ed una volta per tutte.  Ma, lo sai ormai, ti può aiutare: eccome se lo fa; e ti alza lo sguardo, sguardo debole e indifeso, forse, perfino quando appare fiero, ma incessante e sicuro, perché certo che troverà una Madre, che anche oggi, un'altra volta ancora, gli darà tutta la forza per tirare avanti.

E quando, un attimo dopo, sono salito sull'ascensore in ospedale e sono arrivato in reparto, e poi in ambulatorio, ho trovato tanta gente a salutarmi, con quei "buondì dutùr" che troppe volte ho sentito, ma poche ho ascoltato veramente; e in un istante mi é venuto in mente Il Costruttore Di Motoscafi.
Allora sì che finalmente ho risposto anch'io e ci voleva quel buon diavolo d'un Van De Sfroos a svegliarmi sul serio.
A svelarmi che dietro ogni volto c'é una storia.
E che nessuno la cancellerà mai.

Ghirigori sura l'acqua e la mia firma sura l'unda
cun la barca che s'impenna, quajvolta la funda..
e poe ruverà la breva a scancelà questa mia scia,
ma el sègn de la mia storia me la purterà mai via...