Sunday, November 01, 2009

CERTE NOTTI




Tre del mattino, fermo davanti alla macchinetta del caffé. Guardo le luci della città, sembra una gigantesca costellazione. La vista da quassù é fantastica. Il decimo piano dell'ospedale é un osservatorio in mezzo alla pianura: ci sono delle volte, di giorno, che vedi tutte le montagne, dalla Marmolada fino al Monviso. Ma a quest'ora é ancora più stupendo e suggestivo.
Il paziente che ho messo a letto, più di un'ora fa, ora sembra stare meglio. Il dolore é passato ed il respiro, sotto quella mascherina, non é più affannoso come prima. Tutto sembra più tranquillo, anche qua come là fuori, qui dentro dove il giorno é uguale alla notte, la domenica uguale al lunedì, la sofferenza che bussa alla porta ogni momento, che interroga incessantemente il cuore di chi é malato e di chi assiste, se solo quel cuore lasci che lo interroghi qualcosa.
Certo che é davvero una vita rock'n'roll, questa. Tre del mattino e ti prendi un caffé mentre continui a guardare fuori. Peccato che la macchinetta non distribuisca una birretta, ci starebbe proprio bene. Ma no, che dici, sto scherzando, che in servizio non si può; la birretta me la faccio domani sera a casa, se riesco a non crollare prima sul divano, che come si fa, a quasi cinquant'anni, a continuare a fare una vita così.

E invece sì che si può, continui a pensare mentre guardi fuori, uno sguardo anche al cicalino che tra un pò si rimetterà a suonare, perché quando mai ti lasciano tranquillo un tempo che sia sufficientemente lungo in questo posto. Si può perché é una sfida e a me le sfide mi fanno sentir vivo, a dispetto di una fragilità sempre più sperimentata, apparentemente più intensa giorno dopo giorno.
Vivo nella misura in cui, davanti al prossimo paziente che mi arriverà innanzi, avrò il coraggio di chiedermi una volta ancora "chi sono io", un desiderio mai sopito di educarmi al bene, perché solo così, se sono capace di rompere le palle senza tregua all'uomo vecchio dentro me (1), posso provare a rispondere alla sua domanda, il "se vuoi mi puoi curare" che oggi l'ha portato fino a qui.
E' ancora notte, notte fonda, ma l'alba si farà strada a poco a poco, l'alba del primo giorno di novembre, il giorno di Ognissanti. Qui dentro di santi se ne incontrano parecchi, da uno a tre per ogni stanza, l'ultimo é quello che ho messo a letto poco fa. Santi perché stanno passando dentro sofferenza e redenzione, anche se a quella, la redenzione, non ci credono come tanta altra gente là fuori, quella che sta bene. Eppure ne hanno bisogno, come ne ho bisogno anch'io, pure adesso che, mentre li curo - volesse il cielo, invece, che fossi capace di prendermene cura, che é tutta un'altra cosa - non faccio altro che fare compagnia alla loro strada.

Stamattina, quando smonto da questa notte lungo le torri di guardia, me ne torno a casa e, con la famiglia, faccio il giro dei cimiteri. Perché il giorno di Ognissanti, guarda un po', é attaccato a quello dei defunti e se ci pensi bene non é un caso, é un filo rosso che lega le cose tra di loro e che ha a che fare col Destino, un Destino buono che sa di eternità.
Vado con mia moglie e con i figli, é una cosa che, tutto sommato, piace ancora anche a loro. Perché non é mica una faccenda triste, questa, c'entra con il bene che prosegue, con l'amore che non muore.
Amore che non muore, amore che sa di carità: "Nessuno é perduto di quelli che entrano in Dio: ché, se qualcosa vale realmente nel fratello che ora ha "la vita mutata, ma non tolta", questa é la carità. Sì, perché tutto passa. Passano persino, con la scena di questo mondo, la fede e la speranza. La carità resta" (Chiara Lubich).

Quel cicalino che non sta mai zitto, ha ripreso a suonare di nuovo. In altri momenti mi avrebbe dato fastidio, ma questa notte no. Certe notti cogli meglio il senso delle cose, non perché tu le capisca meglio, ma perché c'é Qualcuno sempre pronto a dare le risposte a chi non smette mai di domandare, anche quando la voglia di farlo non ce l'ha.
La domanda del "chi sono io?" troverà forse risposta di fronte al prossimo paziente che verrà, quello che ha fatto scattare ancora questo benedetto cicalino.
Vado a vedere, sono curioso: non é mica una notte qualunque, questa.

Note
(1) "Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti." (San Paolo, lettera ai Colossesi)

8 comments:

Paolo Vites said...

gran post. peccato per quel titolo "in... fausto".... io lo avrei intitolato 'on a night like this'...


grazie

Fausto Leali said...

E' un trucco: vanno a cercare il Liga su Google e finiscono qui :-)

Giò said...

bello, bello.... pensa che il mio giro dei cimiteri è solo un viaggio... mentale, essendo i "miei" cimiteri 1600 km da qua. Ma poi, alla fine, meno male che il ricordo di ciascuno è vivo...

Alessandro said...

grazie Fausto, grazie davvero per questo bellissmo post, grazie per aver scritto quello che tanti di noi pensano e vivono senza avere la tua capacità di raccontarlo.

Maurizio Pratelli said...

ecco qule titolo..... ma è un trucco.... il resto magia

Teo said...

Fare un giro nel tuo blog è sempre un piacere e una "ventata d'aria buona"!!
Un'immagine più bella dell'altra.
Scritti di vita poetica / poesia vissuta.
Suoni caldi.
Grazie Fausto!!

Teo said...

Fare un giro nel tuo blog è sempre un piacere e una "ventata d'aria buona"!!
Un'immagine più bella dell'altra.
Scritti di vita poetica / poesia vissuta.
Suoni caldi.
Grazie Fausto!!

Anonymous said...

Mi ricorderò di questo post, alla prossima notte insonne, alle tre del mattino, davanti alla macchinetta del caffè, e penserò al santo che c'è di là. Grazie di avermelo suggerito.
Vino&Mirra