"IN THE FURY OF THE MOMENT I CAN SEE THE MASTER'S HAND, IN EVERY LEAF THAT TREMBLES, IN EVERY GRAIN OF SAND" (BOB DYLAN)
Sunday, December 19, 2010
BUON NATALE DAL PARAGUAY
Thursday, February 11, 2010
I FEEL A CHANGE COMIN' ON

Monday, June 22, 2009
REALTA', SORRISO DI DIO

Sunday, April 26, 2009
DOV'E', O MORTE, LA TUA VITTORIA ?

Saturday, January 31, 2009
A LEZIONE DI REALTA'
"(...) La realtá é la realtá e si impone per ció che é attraverso le diverse circostanze della vita: il nascere, il crescere, lo studiare, il mangiare, l’andare al bagno, pulirsi, tenere in ordine l’armadio, innamorarsi, sposarsi, fare dei figli, essere prete o consacrato, soffrire e infine morire.
La realtá é un’unitá che si esprime in modo meraviglioso a 360 gradi. Allora, o uno la vive o non la vive. Ma viverla significa vedere in lei la poderosa voce dell’Eterno “Ex uno omnia, et omnia locuntur unum”.
Immaginatevi cosa sarebbe per me la vita quotidiana senza questa prospettiva: una paralisi. Sarei come un bimbo davanti ad una vetrina piena di giochi e non saprebbe quale prendere, o, per dirla con Giussani, come un bimbo davanti al meccano. Per me dentro tutti i casini di cui è fatta la realtá è chiaro quell’UNO, per cui non esiste condizione della realtá che non sia positiva, che non generi ammirazione, commozione. Cosa diversa dallo “spettacolo”, ecc. o cose di questo genere.
Facciamo degli esempi.
Ieri mattina il Vicepresidente, oggi Presidente in esercizio per l’assenza di Lugo che è in Brasile alla internazionale socialista, è venuto a trovarci per invitare padre Paolino e me all’inaugurazione del museo del calcio, con la sua presenza, quella di Platter, presidente della FIFA, di Hevalange, ex della FIFA, Leoz della confederazione Sudamericana a altri “divi” del calcio come Cafu, Higueta ecc...
Una sera splendida, con la “mafia” mondiale del calcio. Un’ora prima di partire, nella clinica muoiono due persone. Le assisto, sto con loro, dò ai loro corpi freddi un bacio e poi con Paolino alla festa del calcio. Torniamo a notte fonda, dopo essere passati in un buon ristorante a mangiare e quindi vado alla clinica per l’ultimo saluto. Finalmente a dormire, ma dormiró solo 3 ore. Alle 7 di questa mattina viene a colazione il Vicepresidente con due industriali vicentini: Rino di Arzignano il re del cuoio, un altro impresario, sempre veneto e un paraguayo. Una buona colazione. Si parla di tutto...si parla perfino con il capo della segreteria di Galan, con Bepi Saretta, ex deputato D.C., con un viceministro del governo Berlusconi. Si vedono possibilitá di aiuto...di finanziamenti fra i due governi. Paolino ed io, due cretini qualsiasi, il cuore di tutto. Terminata la colazione il vicepresidente se ne va e i due industriali veneti a contemplare tutto. Lascio a voi immaginare la loro faccia. Se ne vanno anche loro...ma il pranzo sará ancora con loro, il Vicepresidente della Repubblica ecc.. Quindi vado alla clinica, sto con i due morti, celebro la Messa, do loro il bacio finale sulla fronte...e via al cimitero. Gli ammalati che si possono muovere assistono. Ricordo loro che il turno è per tutti e prossimo. Ogni faccia è lieta.
Le due bare passano fra i bambini che giocano, si fermano, pregano e poi riprendono a giocare. Cosí gli adulti del café letterario, cosí gli operai.
Quindi facciamo il consiglio di amministrazione, mentre ci dicono che è arrivata una persona malata terminale con un cancro alla faccia grande come una zucca e perde sangue a dirotto. Corrono i medici, gli infermieri. La vita é la vita. La realtá é la realtá. Nessuno spavento, nessun trauma, nessuno spettacolo. Qui è una festa perchè la vita é cosí ed é cosí anche quando fra poco inizia la scuola e i nostri bambini di tre anni fino ai 12 andranno alla clinica a visitare Victor, Cristina, Celeste, a pregare per chi muore, toccare il corpo e farsi il segno della croce.
Ma non solo tutti i giorni a pranzo la nostra comunitá religiosa, P. Paolino, Ferdinando ed io, é composta di diverse persone, normali, depressi, con problemi... C’é chi parla, chi no, chi troppo, chi mai. É un circo ma che bello... Niente borghesismo o i frati che se la contano. Anzi... immaginatevi quanto grande deve essere la tensione ideale, la familiaritá con Cristo. Dico loro: ma io sono stato abbracciato cosi da Giussani, da Carron, dalla fraternità S. Carlo, é la vita. La comunitá fa i conti con la realta: certo tutto potrebbe essere piú comodo... ma la realta si impone.
Cosa vuol dire prendere sul serio quanto Carron ci dice, quando ci parla della realtà, della familiaritá con Cristo? Per Me, questo.
Amici, capite dov’è il problema?
È se siamo ancora capaci di guardare la realtá come segno della Presenza, se la realtá ci è familiare, se le circostanze, qualsiasi, come la crisi economica che vi spaventa, sono per voi come per me la modalitá con cui il Mistero si relaziona con voi, con me. O sono gli aspetti brutti della realtà? Per caritá. Per me sono gli aspetti belli, anche se drammatici. Perchè non essere riuscito a dormire non è certo facile per me, però anche questa fatica è bella perchè mi fa chiedere di piú. Quando non dormo bene tutto mi è terribilmente piú difficile, sudo il doppio e il sudare mi rende nervosissimo. Peró che grazia, per chiedere il dono della pazienza! Poi con gli “ultimi”, che vorrebbero mangiarmi se potessero! Ogni attimo uno che ha bisogno, che chiede. I miei nervi non sono facilmente controllabili. Però si possono semplicemente trasformare in preghiera. E cosí accade.
Per terminare, amici, la vita è la vita e se, per un equivoco, vi e stata fatta vedere in uno dei suoi aspetti piú drammatici e affascinanti, sappiate che per noi, per me, è un’altra cosa, è la realtá, è la vita nel suo bellissimo aspetto finale quando finalmente tutto si compie nella pienezza della vita. Quando la realtá appare in tutto il suo splendore come dice S.Paolo: “la realtá è il corpo di Cristo”.
Auguro una sola cosa: siate realisti. E allora anche la crisi economica si trasformerá in creativitá, in una possibilitá nuova di scoprire ció che siete, ció che siamo, riscoprendo il destino per cui siamo fatti.
Benedetta crisi, per chi ama la realtá. Un’occasione unica per convertirci e credere nella Provvidenza in modo concreto
In fondo non possiamo non seguire quanto Carron ci indica continuamente: “guardare la realtá, la familiaritá con Cristo”. Cosi tutto diventa missione cioé movimento, come anche nel pranzo di oggi con un gruppo di industriali decisi a camminare con noi. Il movimento é tutto questo camminare dell’io dall’inizio alla eternitá passando per la morte."
Con affetto
P.Aldo
Sunday, December 21, 2008
NOTTE SPLENDIDA
La città si allontana, mentre l'auto scorre via veloce ed il buio é interrotto solo ogni tanto da qualche luce ed addobbo natalizio, appeso a balconi di case intraviste da lontano.
Non ho voglia di andar via, ma il mio posto, anche questa notte, è altrove.
Sconosciuti e sofferenti, anch’essi lontani da dove volevano restare. Ci si ritrova tutti là, in mezzo a mura di pronto soccorso o di stanze di reparto d’ospedale.
Mentre percorro la strada, c’è Claudio con me, a farmi compagnia.
La sua voce, forte e sicura, esce dalle casse dell’auto, insieme alle note di una chitarra, compagna sublime della malinconia che sprigionano le sue canzoni.
Ma quella di Chieffo é una malinconia speciale, distante mille miglia da quella stupida ed insulsa di cui sono impregnate mille canzoni, ascoltate in altri tempi ed altri luoghi.
La sua è immersa dentro un desiderio struggente, nella nostalgia di momenti vissuti nel vero, dove il sostegno alla tua esistenza é quello che hai sentito giungere da un Altro, Colui che ti dice che è bella la strada.
Non riesco a fare a meno di una musica così. Diventa colonna sonora dei miei pensieri, mi aiuta a ritrovare le orme di un cammino che mi pare d'avere talvolta perduto.
Una musica così, spesso, diviene anche preghiera.
Nella posta in arrivo, la lettera di padre Aldo é già lì che mi aspetta: sembra quasi sapere che ho bisogno di lei, come primo pensiero del giorno.
Mi sento un po' stanco, ma Aldo lo é di più; eppure va avanti e non molla, non smette mai di fare i conti con la realtà, compresa la sua depressione, quella che lui chiama "quella bestia sullo stomaco" : “la realtá é amica e amica sempre”. Non mi stancheró mai di ripeterlo, neanche oggi, quando il mio stato d´animo é nero come il carbone e un peso – cosa che conosco e con cui convivo da 20 anni - mi opprime lo stomaco, facendomi sudare il doppio del normale. Il caldo é a 48º, la vita esige, gli ammalati, i bambini, i vecchi, la colonia estiva, le catechesi nei diversi settori, la costruzione del nuovo ospedale, le risposte alle email che sono per me una gioia, tutti i momenti contati....tutto dentro un deserto interiore e per di piú quella bestia sullo stomaco che é da 20 anni di casa....ma tutto questo non solo non mi determina, ma mi spinge a ripetere all´infinito “Io sono Tu che mi fai”, a guardare in ogni istante a Cristo"
Come potrei fare a meno di un amico così ? Uno che ti dice che "obbedire alla realtá é questa cosa semplice: fare i conti con la vita e riconoscere che é un Altro che ti conduce".
Non potevo trovare un modo migliore per cominciare anch'io la mia giornata.

In testa gli attori; poi i lettori, gli insegnanti e il coro; e infine i genitori. Uno spettacolo di armonia ed incredibile intensità: é la sacra rappresentazione della natività di Gesù.
Mentre passiamo di fianco all'adiacente scuola pubblica elementare, scorgo volti alle finestre e vedo bidelle corse fuori, là in cortile: chissà - penso - forse, se potessero, vorrebbero essere anche loro lì con noi.
Un vigile in moto ci segue e ferma il traffico dove c'è bisogno. Anche lui sembra avere uno sguardo un po' speciale; anche lui sembra scorgere qualcosa di diverso, che entra all'improvviso nella routine del suo lavoro, ogni giorno in mezzo alle strade.
Non riesco a rimanere indifferente davanti a uno spettacolo così. Nulla di ostentato: é solo Bellezza quella che procede ordinata, a poco a poco. Lacrime di commozione che solcano il tuo viso mentre vedi tuo figlio e gli altri bambini. Cuore che finalmente si riscalda, dentro la percezione che Colui che sta per nascere é germe di vita nuova. Preludio, alba di un nuovo giorno, il Verbo di Dio che si fa carne e giunge ad impastarsi ancora una volta con i sentieri grigi delle esistenze di uomini troppo spesso ciechi, sordi e dal cuore inaridito.


La fatica é sparita prima ancora d'iniziare, perché é una notte splendida quella che mi attende.
L'attesa non é stata vana, ancora pochi giorni e Lui verrà.
E' "notte di miracoli, di grazia e di stupore": perché perdere ancora tempo in ciò che appesantisce il cuore?
Scendo dall'auto, é buio ed il freddo mi avvolge. Campi coperti di brina, sembra incredibile che un giorno qualcosa possa germogliare quaggiù.
Ma é così, davvero così: Dio si é curvato su di noi ed ora é tempo di gioia.
Non ve ne accorgete?
"... la vita di una grande quercia é data da un elemento talmente piccolo da sembrare insignificante: la gemma.
La Vita di Dio si é manifestata, in tutta la Sua grandezza, attraverso la gemma di un bambino piccolo: Gesù.
Quella stessa Vita, adesso, continua a far fiorire la nostra vita..."
Friday, December 12, 2008
E.R. - MEDICI (E AMICI) IN PRIMA LINEA
ho appena celebrato la Messa nel corridoi del blocco B dell’ospedale davanti alle porte aperte delle camere per ammalati terminali di cancro. In una ci sono due giovani e bellissime ragazze madri. Nell’altra due uomini molto più giovani di me. Con me un piccolo gruppo di fedeli: infermiere, medici, parenti e alcuni ammalati di AIDS, che lentamente, dopo essere stati portati qui per morire e avere un posto nel cimitero, grazie all’amore, alla tenerezza, senza togliere nulla agli antiretrovirali ecc.., si stanno recuperando. Non dimenticherò mai quanto mi disse un giovane paziente, morto di AIDS: “padre, il 90% me lo dona l’amore, la tenerezza, il 10% le medicine, la scienza”.
Comincio la Messa e vedo il primario, dottor Mazzotti, e il fisiatra, dottor Solente, avvicinarsi a un ammalato, uno dei due uomini, piuttosto grave, anzi, direi in condizioni gravissime. Si chiama Giovanni. Gli alzano la testa, gli danno da bere, lo guardano con tenerezza. Mi commuovono. Per di più il Vangelo del giorno parla di Gesù che dopo aver curato molte persone ha pietà della folla che da tre giorni non mangia e ha paura che tornando a casa svengano per il cammino (che tenerezza, che coccole, che uomo il mio Gesù…e che pugno nello stomaco per il mio borghesismo) e, quindi, decide di compiere la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Giovanni un povero uomo con un gravissimo cancro alla gola e che ormai gli ha totalmente mangiato la bocca e il naso. È arrivato da noi in uno stato di putrefazione. Dalla sua bocca vengono estratti centinaia di vermi bianchi che gli escono anche dal naso. Sono le larve depositate dalle mosche quando stava nell’immondezzaio dove viveva. Gli infermieri ogni giorno lo puliscono, gli tolgono questi vermi, con un amore che mi aiuta a capire il Vangelo del giorno. Così come il primario e il fisiatra in quel momento mi rimandano alla scena del Vangelo. Solo dove Cristo è un fatto è possibile questa dolcezza, questo sorriso perfino nel togliere i vermi dalla gola, dalla bocca, dal naso di un povero Cristo- perché Giovanni è Gesù in putrefazione, è Gesù, capite- facendogli sentire che lui non coincide coi vermi, che lui non dipende dal cancro, né dal marcio della sua gola, ma è relazione con il Mistero, è “io sono Tu che mi fai” o “anche i capelli del mio capo sono contati”. Terminata la Messa, con gli occhi rossi mi avvicino e gli do un bacio con grande tenerezza e gli dico: “Giovanni, sai che Dio ti ha creato per la felicità e che non c’è nulla, neanche la tua condizione che impedisca la verità di quanto ti dico…allora preghiamo”. E piano, piano i suoi occhi si illuminano e seguono la mia bocca, ancora sana e che scandisce la preghiere.
Alla sera ho la "scuola di comunità": “l’obbedienza è ad una amicizia”. Giussani parla del rapporto fra Gesù e il Padre, lì nel calvario. Mi diventa drammaticamente semplice leggere e spiegare quel testo…tutti i giorni lo vedo nei fatti che accadono nella clinica, in me. “Amici posso dirvi una cosa? Sapete che i miei ammalati quando neanche la morfina conta, è sufficiente che mi metta al loro fianco e dica con loro una preghiera o “Io sono Tu che mi fai” e il gemito o il lamento si trasforma in supplica e il loro viso si illumina?”
Bisogna credere nel miracolo “anche i capelli del capo sono contati”. Guardate Celeste…e non ha capelli ed i medici ce l’avevano mandata per seppellirla…ma avete visto nella foto che vi ho mandato che a fianco ha il santino di Giussani? Ebbene domenica farà la prima comunione. Quell’uomo che aveva rischiato tutto in questo povero depresso, oggi nella clinica continua rischiando tutto ancora su di me, mostrandomi la potenza della sua presenza, della sua santità. Non avrei mai pensato che lui avesse voluto questa opera che a me neanche per la testa mi era passata l’ipotesi e l’ha voluta perché la compagnia che mi aveva fatto continuasse attraverso di me a quanti per il mondo sono “immondezza”. Questo ospedale è per me la verifica quotidiana di quella compagnia, di quella corrispondenza al mio, e dei miei ammalati, bisogno di felicità, di amore, di giustizia, di bellezza. Bisogno che le centinaia di mail che ricevo mi ricordano ogni giorno. “E di fronte a Gioele è evidente per me che è un Mistero, perché non è nelle nostre mani, ma mi chiedo perché tanta sofferenza? Perché Dio che ci fa lo permette? Come non viverlo solo come un’ingiustizia? Come può la vita avere senso anche così? Come si può stare di fronte a I….. ? E per lui cos’è il centuplo? Mi viene in mente l’apostolo Pietro che disse “Tu solo hai parole di vita eterna, se andiamo via da Te, dove andremo?” Ma a volte non mi basta, mi sembra una consolazione, cosa l’ aiuta e le permette di vivere tutto ciò diversamente? Cosa vuol dire quando dice che in loro vede la Presenza del Mistero che per lui sono Gesù che è il Paradiso qui in terra?”

E non potrei rispondere senza partire dalla mia vita, dal mio nesso con la realtà che tutti i giorni mi interroga, mi rimanda al Mistero di cui consiste, tutto consiste. Ma sarebbe astratto tutto questo se non partissi dal Crocifisso che mi guarda nella mia scrivania, che abbraccia l’intero ospedale con le sue enormi dimensioni. La parete della clinica che da sulla palestra sostiene un enorme crocifisso lì fuori per ricordare a tutti la Sua Presenza reale nelle 27 persone che occupano le camere nell’attesa di morire.
Il Crocifisso, il Risorto, la Chiesa, la comunione dei santi, il corpo mistico di Cristo sono il contenuto di ogni dolore, di ogni gemito, per cui quando il piccolo Victor geme tutto il corpo di Cristo, io, te, vibra di quel dolore redentore, quando Celeste sorride tutti noi sorridiamo. Guardare l’ammalato attraverso l’Ostia che porto tre volte al giorno in processione è scoprire, vedere, toccare con mano il sacrificio Pasquale, che si rinnova continuamente nella nostra vita. Il perché, i mille perché entrano nel cuore dell’io, che coincide con il suo desiderio di felicità, di cui il dolore, sembra una contraddizione, è la condizione per raggiungerla. Certo se non partissimo dall’incontro con Cristo, visibile nel Primario, nel medico, nell’infermiera, ecc.. dal modo con cui guardiamo l’uomo che soffre, dire queste cose è impossibile. Non si può vivere il morire senza essere afferrati dal Suo sguardo. Però, anche stamattina, quando dopo aver terminato la processione mi hanno urlato “Edith è morto”, gli occhi di tutti si sono arrossati, ma la certezza che lei era già di fronte a Cristo, alla Sua Misericordia, ci ha riempito di letizia. L’avevo appena benedetta con l’ostensorio e i suoi rantoli si mescolavano con il “T’adoriamo Ostia Divina, t’adoriamo Ostia d’amor”. Muore subito…ed era giovane, “mangiata” dal cancro, però non un gemito, non una espressione di disperazione. Se n’è andata mentre i figli, piangendo, la guardavano già nell’abbraccio di Gesù.
Vivere il morire: ecco questo è il punto. E solo la realtà, che come dice S. Paolo è Cristo, lo permette e allora tutte le nostre domande incontrano nel Crocifisso, nel Mistero Pasquale, la sola risposta. Mistero a cui Cristo, la compagnia, ci educa continuamente, facendoci vivere la memoria attraverso i sacramenti, la liturgia, la compagnia.
Con affetto
P.Aldo
Sunday, December 07, 2008
AMICI CIOE' TESTIMONI

Quella paternità é ciò che a volte cerco affannosamente, specie quando le cose vanno storte (proprio come il fatterello di questi giorni!) e si dispongono nella vita come io non vorrei. Ancora, qualche giorno fa, ripassare davanti alla tomba del don Gius, al Monumentale, era questo tipo di ricerca, unendo ad essa la preghiera intensa capace di colmare la difficoltà di non poter unire quel gesto al pellegrinaggio da Chiara Lubich, colei che mi é madre, ma che fisicamente si trova a Rocca di Papa e quindi non raggiungibile come lo é il don Gius, magari al mattino presto, all'indomani di una notte di guardia in ospedale.
Note:
(1) tratto da "Cronache dal nuovo mondo - Paraguay, la missione di padre Aldo Trento", di Roberto Fontolan, ed. San Paolo.
Friday, December 05, 2008
CRONACHE DAL PARAGUAY
Saturday, November 01, 2008
TO BE A SAINT IN THE CITY
Tuesday, October 14, 2008
SCUOLA DI MEDICINA

Già, le lettere di padre Aldo.
"(...) nella mia clinica il direttore generale é il Santissimo Sacramento. Dio mio se tutti, o alcuni per lo meno, capissero che gli ospedali rischiano di essere dei frigoriferi solo perché non si mette il Santissimo Sacramento ben visibile come direttore generale. Mi chiedo: perché perdere un sacco di tempo a parlare di riforme sanitarie senza capire che l'unico problema delle riforme é che Cristo rioccupi il posto che gli compete? Siamo testardi come gli economisti che in generale non capiscono mai che il principio dell'economia si chiama "Provvidenza Divina". Ma perché é fallita quella banca americana che ha messo in tilt l'economia? Perché la Divina Provvidenza non esiste più nelle coscienze, neanche come sostantivo. (...)

(la parrocchia San Rafael, ad Asuncion, Paraguay, al cui interno si trova una clinica per malati terminali, un asilo, un centro di distribuzione di beni per i poveri, un centro culturale, ed altro ancora)
Monday, October 06, 2008
VINCOLI DI GIOIA

Basterebbe una frase così, l'incipit della lettera di padre Aldo Trento, pubblicata da Avvenire il 1 ottobre (leggi il resto dell'articolo qui o sul bellissimo blog degli Amici di Simone) per vivere bene la propria giornata, dovunque ci si trovi.
Ma conviene andare più in là e fare propria una storia, la sua, che sembra di ordinaria follia.
Sembra, perché invece, quella di questo sacerdote - che vive in Paraguay da 19 anni, dirige una clinica per malati terminali e si occupa di famiglie e di educazione - é storia ordinaria, perché lui é la persona più normale che ci si possa immaginare.
Così normale che, quando tutto ebbe inizio, il primo a non credere in se stesso era proprio lui, schiacciato dalla depressione, una malattia sempre più frequente e così atroce perché toglie la speranza. Una speranza che pareva svanita, ma che rifiorì in un abbraccio, quello con Don Giussani. E quando il don Gius, dopo averlo amato fino in fondo, gli dice vai, sei pronto, lui si fida e parte per il Paraguay, dentro quell'abbraccio e sicuro di Colui che fa nuove tutte le cose. L'uomo spogliatosi di tutto, rinasce nuovo e l'annuncio - un seme marcito nella terra - ora dà frutto cento volte tanto.
Mi sento indegno a parlare di padre Aldo sul mio blog, ma non posso farne a meno.
E ce n'é uno, in particolare, che mi affascina più di tutti gli altri: quello dell'adesione alla realtà.
Basta un po' di coraggio, anche quando ti sembra che ti manchino le forze, ma lo sforzo di un'obbedienza così, tutti i momenti, é quello che rende la vita valevole d'essere vissuta. Proprio come dice lui in quella lettera : "(...) mi piace pensare che tutto questo bel "casino" che la Provvidenza ha messo in piedi ad Asuncion non esisterebbe se non avessi cercato in tutti i modi di obbedire alla realtà".
Non sembra avere altro modo Dio, di affascinarci al Suo disegno, di rendere partecipe la nostra libertà, se non questo: metterci davanti a qualcosa ed a qualcuno, metterci di fronte la realtà.
Il fatto é che siamo tutti uguali, tutti recalcitranti, sempre pronti a sfuggire la fatica, credendo sempre di saperla più lunga. Ma basta poco, in fondo ed é lo spazio di un istante: ti accorgi che alla fine c'é Uno che é sempre lì, pronto ad aspettarti; Uno - come dice padre Aldo - che ti fa dire che "tutto é più semplice e più bello".
