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"IN THE FURY OF THE MOMENT I CAN SEE THE MASTER'S HAND, IN EVERY LEAF THAT TREMBLES, IN EVERY GRAIN OF SAND" (BOB DYLAN)
Tuesday, October 28, 2014
GLI OCCHI DI CATERINA E DI SIMONE
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Thursday, February 23, 2012
STORIE DI SEMPLICE COMUNIONE


Sunday, February 12, 2012
SCUOLA DI MATEMATICA



Sunday, September 25, 2011
RIPORTANDO TUTTO A CASA
Riportando tutto a casa.

C’è una frase, scritta su un poster, appeso sopra il tavolo di cucina, che rincorre spesso i miei pensieri. Parole sulle quali lo sguardo assonnato del mattino si sofferma, tra una fetta biscottata e una tazza di caffé e che narrano di Giovanni e Andrea che seguirono Gesù fino a casa sua, perché o Cristo era un’esperienza del presente, o il loro io non sarebbe stato mosso né cambiato. Ecco cosa sto facendo anch’io, in fondo. Seguire. Andare dietro ad un avvenimento, che oggi ha la forma dell’ingresso di un arcivescovo a Milano, ma la cui sostanza è far diventare esperienza ciò che mi viene dato ora, perché divenga bellezza e felicità per la mia vita di ogni giorno.
Si comincia nella “sala blu” della mia parrocchia, al venerdì sera. E c’è già da incontrare un pezzo del nostro cuore. Don Piero Re, il vecchio parroco, è tornato in San Protaso, a raccontarci del suo amico Angelo Scola. Della sua vita, del suo magistero, dei suoi compagni di cammino. E’ un racconto, il suo, intenso e appassionato, fatto anche di pezzi di vita condivisa, dettagli sul cardinale che non si leggono sui giornali e che servono già a far crescere un’affezione: “impareremo a volergli bene”, ci dice subito, all’inizio, ed a noi non viene voglia di fare nient’altro se non d’intraprendere un cammino d’affetto, quello che il cardinale, un attimo dopo essere stato nominato, ha chiesto ai milanesi assieme alla preghiera. Un’ora e mezza passa in un baleno e serve a ciascuno per conoscere un po’ di più chi sta arrivando in città. Le ultime parole della serata sono quelle di alcuni giornalisti che lo hanno conosciuto: “non attendetevi un manager, ma un pastore, che desidera solo testimoniare e diffondere l’attenzione a Cristo e proporre a tutti la fede cristiana come il sale che dà il sapore e la forza alla vita dell’uomo. E’ uomo di grande intelligenza e cultura, ma sempre affabile e semplice: accoglietelo senza pregiudizi, vi sorprenderà”.
Già, perché quella del pregiudizio è un’ombra che sembra essersi già allungata: dicono che ci sia chi non gradisce l’arrivo del nuovo arcivescovo e che si stia già ostacolando il suo cammino. E’ una vecchia storia, roba già scritta nel Vangelo e nella storia della Chiesa, che sa tanto di quella persecuzione prerogativa della vita dei cristiani veri. Ma Milano, domenica pomeriggio, non sembra avere intenzione di dar retta a costoro e riserva al cardinale un bagno di folla in piazza Duomo. I maxischermi inquadrano il suo volto sorridente, mentre, dopo essere sceso dall’auto proveniente da S. Eustorgio, attraversa la piazza fermandosi a salutare tutti quelli che può, fino all’abbraccio più importante, quello con Dionigi Tettamanzi; abbraccio così forte che quasi entrano tutti e due a braccetto in chiesa ed è una tenerezza che si fa strada sotto forma di brividi che scorrono sotto la pelle. Noialtri, già dentro in cattedrale, abbiamo udito la raccomandazione di non applaudire più, dopo l’ingresso in Duomo, fine alla fine della celebrazione, ma nessuno riesce ad ubbidire e l’applauso si ripresenterà, anche durante alcuni momenti della liturgia. E’ la Milano della sequela e dell’affezione che cresce a poco a poco, mentre quella del pregiudizio imbocca tristemente a ritroso la strada dalla quale era venuta. Nell’omelia, l’arcivescovo donerà molti spunti che sarà bello riprendere e far diventare parola vissuta. Cita il cardinal Montini e Cesare Pavese (“quanta gente sembra sopraffatta dal mestiere di vivere!”). Ma ciò che rimane nel cuore è un appello a ciascuno – “Ho bisogno di voi per svolgere il mio compito nella gioia”- e l’accorato augurio finale: “metropoli di Milano, illuminata, operosa ed ospitale, non perdere di vista Dio!”
Quella parola - seguire - che guidò l’agire di Giovanni e Andrea, si riaffaccia ancora una volta nella mia mente, mentre l’auto, alla sera, percorre la strada che porta al lavoro. Un’altra notte in ospedale, un’altra notte lungo le mie torri di guardia. Spazio per pensare un po’ di più a ciò che ho vissuto. Sequela ed obbedienza, quella dovuta al nuovo pastore arrivato in città, cominciano a mescolarsi inesorabilmente ad una strana forma di lertizia. “Che vale la vita se non per essere data?” - dice Anna Vercors a Pietro di Craon, ne “L’Annuncio a Maria” di Paul Claudel - “E perché tormentarsi quando è così semplice obbedire?”, aggiunge. Eccolo, il centuplo di questo weekend, sulle tracce dell’ingresso a Milano di Angelo Scola. E’ il desiderio di fare della propria vita un dono ed è quello che porterò via con me anche domattina, lungo la strada che porta verso casa. Un pensiero dolce, che s’insinua a poco a poco e che dice che ciò che il mio cuore desidera esiste: basta saper seguire docilmente la volontà di un Altro, nell’attimo presente della vita. Ed io, questa vita, non ho più paura a darla tutta.
Monday, July 19, 2010
STORIE

L'ultima nota di questa calda estate lombarda é una pagina rock'n'roll, sullo sfondo del Grand Canyon de noantri, quattro pareti di roccia di una cava sopra il lago di Pusiano.
Thursday, December 17, 2009
CHRISTMAS IN MY HEART

Sunday, January 25, 2009
NULLA PER CASO

Due ore passano in un attimo: solo l'orologio impone alla gente d'andar via. E tu, invece, vorresti rimanere lì. A sentire ancora un po' di quel calore, quello che la Sua presenza ha generato. Già lo sapevi, che Lui l'aveva garantita sempre, a coloro che si fossero uniti nel Suo nome. Ma oggi, che ancora una volta l'hai sperimentata, insieme a quegli amici testimoni, si fa capace di stupirti come se fosse nuova.
Sunday, May 11, 2008
RUN, RUN, RUN
Chi di noi non vorrebbe vedere la propria città,
invece che grigia per la solitudine el'indifferenza,
colorata dall'amore che avvicina le persone e costruisce la fraternità ?
Vorremo fare qualcosa, ma cosa ?
E da dove cominciare ?
Basterebbe una piccola Regola per cambiare il mondo.
C'è una parola scritta nel Vangelo che fa pensare.
Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te.
E' una legge universale, comune a tutte le religioni ed iscritta nel cuore di ogni uomo, talmente preziosa da essere chiamata
Regola d'oro.

Me lo sono chiesto più volte ieri, ai giardini di Porta Venezia, a Milano, durante lo svolgimento della seconda edizione della RUN4UNITY, vivendo quel clima di festa e di fraternità, che vedi così di rado nelle nostre città.
Lo stesso clima che si viveva in tanti altri luoghi dei cinque continenti, unico teatro di una staffetta mondiale, promossa dai "ragazzi per l'unità" - i ragazzi del Movimento dei Focolari con tutti i loro amici - tutti a correre nei posti simbolo del pianeta, lungo le vie delle più grandi metropoli, per stendere sul mondo un arcobaleno di fraternità.



Quando mia figlia Chiara giunge all'arrivo mi dice entusiasta : "Papi, sono arrivata ottantottesima!" E la sua amica Maria, di rimando: "E io novantesima!". Sono felicissime, neanche avessero vinto il campionato del mondo. E a me sembra che il trucco sia nell'aria che stiamo respirando tutti, che sa davvero di paradiso.


Proprio così, il cuore che palpitava ieri ai giardini di Milano, come in centinaia di altri punti del pianeta.
Thursday, May 08, 2008
LUCE RIFLESSA

Questo fa di noi un popolo".
Non riesco ad impedirmi di citare qui l'ultimo editoriale de "Il Grillo cantante" e non perchè, in amicizia, sono coinvolto anch'io in questo bel percorso.
E' perchè queste parole mi rigirano nella mente da qualche giorno e mi sembra esprimano bene il concetto di reciprocità, che alla fine fa rima con felicità.
L'essere popolo, poi, è la conseguenza del fatto che sì, si può vivere davvero così, considerando l'altro come un dono.
Prendere in considerazione cioé il fatto che ciò che ti capita davanti, quello che ti trovi di fronte nell'attimo presente, è sempre - in ogni caso - un bene per te e per la tua vita, anche quando l'evento appare scomodo ed inatteso.
La differenza è solo il metodo, l'approccio, e tutto questo ha a che fare con l'amore, quello vero, quello con la A maiuscola e che non ti puoi dare da solo, se non chiedi aiuto ad un Altro, anche lui - ma guarda un po' - con la A maiuscola.
Allora sì che si vive di "luce riflessa", perchè quella luce è lo stesso Amore, che ritorna su di te.
E allora sì che scopri che "di cose belle da indicarci a vicenda ce ne sono ancora tante".
Thursday, April 24, 2008
GRATITUDINE
Monday, January 07, 2008
EPIFANIA

Te ne accorgi quando con la macchina sfiori i balconi di vecchie abitazioni, oggi trasformati in legnaie o fienili, che sembra debbano cadere da un momento all'altro, non resistendo a rumori che non siano più di uno scalpiccio di asini o cavalli o del vociare delle persone.

La nostra abitazione di questi giorni é una deliziosa casetta alpina, gestita da Angelo e Valeria, insieme ai loro cinque figli. Niente di strano fin qui, se non fosse che loro, durante l'anno, lavorano e studiano altrove. Una storia nata da un gesto di gratuità, gestire una casa rimessa in piedi dalla diocesi di Ferrara, e messa a disposizione di persone e famiglie che possano fare vacanze a prezzi più accessibili di ciò che ormai c'é in giro. E una storia che prosegue, nella gioia che vedi nei loro volti, quando ti servono a tavola alla sera o quando - studentesse prossime alla laurea - le ritrovi al mattino, intente alla pulizia delle stanze, senza il minimo accenno a qualsivoglia forma di disagio o di fatica.
Tuesday, December 18, 2007
NATALE
Chissà se certe sensazioni le prova anche chi non é nato qui.
Scoprire il fascino di una città, che sembra fare di tutto per apparire brutta.
Eppure Milano, al mattino presto, ti trasmette qualcosa di sé che non puoi trovare altrove.
Mi viene sempre in mente Fabio Concato, con quella sua canzone e allora provo anch'io a camminare e gioire nel "vederla sonnecchiare" e accorgermi "che é bella, prima che cominci a correre e ad urlare".
Ma queste mattine, nell'aria, c'é qualcosa in più.
Come una magia, che riesce a incidere la crosta del freddo e - soprattutto - delle tristezze del cuore, che, se non stai attento, può assalirti fin dai primi istanti del giorno, appena metti giù i piedi dal letto.
In queste mattine esco prima dell'alba, coi miei due figli più grandi e ci incamminiamo verso la chiesa, prima che qualunque altra attività abbia inizio.
Sono i giorni della novena di Natale e forse qualcosa di diverso nell'aria lo percepisci già per questo.
Ma poi il paesaggio dell'anima si arricchisce di luoghi e di persone.
In quelle vie, così deliziosamente ancora deserte, man mano che ci si avvicina, vedi pian piano spuntare le persone, prima ad una ad una, poi a piccoli gruppetti, come rivoli di ruscelli che alla fine riempono il letto di un fiume più grande, vuoto fino ad un attimo prima, come in attesa di qualcosa.
Quando arrivi in chiesa ti accorgi che c'é dentro una folla, quasi spropositata per quell'ora del giorno e allora cerchi un posto a sedere e ti guardi intorno; dopo, a poco a poco, volgi lo sguardo verso Colui che sei venuto a trovare di prima mattina.
Poi, alla fine, ti alzi dai banchi e allora ti accorgi dei tanti volti amici.
Quelli di sempre, con cui si condivide il cammino, poi gli amici dei tuoi figli; ma anche i conoscenti, il vicino di casa, persino il vecchio compagno del liceo.
E allora saluti tutti - buona giornata ! - ma poi ti muovi, perché é già ora di correre: a scuola, al lavoro e chissà dove, in questa frenetica, impossibile, adorabile città.
Ma quando alla sera, la mente ripercorre ciò che ti é accaduto, capisci finalmente cos'é quella magia che semplici emozioni ti avevano fatto in qualche modo percepire.
E' la realtà di un popolo, che ti sostiene e, piano piano, ti educa e ti cambia, giorno dopo giorno.
E' la realtà di un Dio, Emmanuele - Dio con noi - che ancora una volta, in questi giorni di fine d'anno, si é reso visibile in mezzo agli uomini che Egli ama.
Allora ti addormenti sereno, perché - ora sì - hai finalmente trovato un luogo in cui far riposare la durezza del tuo cuore.
Domani - a Dio piacendo - sarà di nuovo un nuovo giorno.
Tutto da vivere.
Che sia un buon Natale,
anche per tutti coloro che passeranno da qui
Friday, December 07, 2007
REALTA'
Di quelli con Bud Spencer e Terence Hill, che se uno comincia a dare uno spintone, tutti si prendono a cazzotti non si sa bene perché.
Un ufficio postale qualunque; tanta gente, come spesso accade; tutti nervosi, come quasi sempre succede.
Un signore che ha perso il turno, ma vuole passare ugualmente davanti a tutti.
Anziani pensionati che si arrabbiano, forse già stanchi della vita e per di più irrisi da quel signore con un: "voi cos'avete da fare tutto il giorno ? Io sono uno che lavora".
Spunta fuori il direttore dell'ufficio, tenta di riportare le persone alla realtà, ma alla fine é aggredito anche lui.
"Chiamate il 113" - dice alle sue impiegate - "ora ci scappa anche una querela".
E' davvero troppo, mi monta un senso di tristezza insopportabile; butto il mio numeretto nel cestino e me ne vado fuori: la raccomandata la spedirò domani.
Salto su in macchina, ho ancora così tante cose da fare e il traffico che c'é in giro non fa presagire nulla di buono.
La musica dentro il lettore cd. Accidenti, le vie di Milano non assomigliano per niente a quelle di Nashville, ma con un po' di fantasia posso immaginarmi anche là, basta lasciarsi trasportare da un'armonica o da una steel guitar.
Qualche giorno fa ho letto il brano di un'intervista ad un giornalista musicale (1).
Parlava di emozioni, proprio quelle di cui sento di aver maledettamente bisogno ora:
"La mappa resta aperta se la musica é una sola, per chi suona e per chi ascolta. Se chi suona va verso chi ascolta. Se chi ascolta va verso chi suona. Queste sono le direzioni, perché é proprio così: chi ascolta reinventa la musica ed é almeno la metà di un processo e il rock'n'roll é stato ed é magnifico in questo. Non hai bisogno della Scala. Non ti serve un'orchestra. E nemmeno lo smoking. Ti basta una chitarra, o ancora meno un disco, una canzone alla radio, per sentirti una rock'n'roll star o magari per sentirti meno solo, o meglio ancora, parte di qualcosa. Magari é solo un'emozione, una sensazione, ma basta e avanza a cambiarti la vita".
Mi sembra vero tutto questo.
Sono già dentro quel dannato traffico - sempre lui - ma De Gregori attacca "compagni di viaggio" ed io non mi sento più così tanto solo.

Certi momenti forti della vita, chissà perché, si accompagnano spesso ad una buona tavola ed al buon vino.
Lo sapeva anche Gesù, che quando il gioco si faceva duro provava ad incontrare le persone anche lì. Come quel giorno, che aveva visto Zaccheo sull'albero e gli aveva detto di sbrigarsi ad andar via di là: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua" (2).
O come quell'ultima volta, l'ultima cena, quando provò a spiegare loro la dimensione ed il significato ultimo di un incontro, capace di divenire dimora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui" (3)
Una cena tra amici - colleghi nella vita - qualche giorno fa mi ha ridato speranza.
Le parole di un amico speciale, meditate insieme, davanti a una zuppa di pesce e ad un bicchiere di vino.
La premessa di una realtà complessa, quella del nostro lavoro di medici, sempre più difficile da vivere. E la tristezza, spesso, di vedere cose che non cambiano mai: "Aiutaci a capire in quale situazione siamo, che cosa sta acacdendo intorno e che cosa sta accadendo in noi, in modo da chiarire le ragioni di una diffusa stanchezza, quella che fa dire ad alcuni tra noi: "non ce la faccio più. Ditemi la ragione per cui valga la pena di andare avanti a fare questo mestiere dopo 10, 20, 30 anni. Non cambia niente..."
Parole dure ? Certamente, ma chi non può dire di passare momenti di stanchezza così, qualunque "mestiere" si faccia ?
Ma poi parlando ad uno ad uno, la speranza si riaffaccia, ed é legata alla presenza di Uno più grande tra noi, che ci costringe a guardare in faccia alla realtà in un modo nuovo: "E' successo qualcosa che ha ridestato l'interesse, che ci ha rimesso in moto: sì, l'incontro: qualcosa che si é insediato in noi e che ha ridestato tutte le nostre esigenze".
Uscendo da lì, quella sera, la realtà non mi faceva più così paura.
E' un abbraccio diverso, quello che si fa strada nel cuore, che non guarda più al particolare.
Neanche quello del mio limite, di fronte a circostanze spesso più grosse di me, che mi fanno sentire solo col pallone in mano, davanti al dischetto del rigore.
E - in fondo - é quello che cantava anche De Gregori, quando, risalito in macchina, ho rimesso su la musica, a farmi compagnia lungo la strada:
"Mino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non é da questi particolari che si giudica un giocatore.
Un giocatore lo vedi dal coraggio,
dall'altruismo, dalla fantasia".
Il coraggio che si é dato un gruppo di amici.
E che mi ha fatto, ancora una volta, ricominciare.

Note:
(1) "Il Rock'n'roll di Marco Denti" - intervista di Luca Miele a Marco Denti
http://www.bombacarta.com/?p=562#more-562
(2) Vangelo di Luca, 19, 1-10
(3) Vangelo di Giovanni, 6, 56, 14-20
Wednesday, June 27, 2007
LA CAMPANELLA

Non c'era tempo per portare grandi cose con sé: bisognava correre e basta, sia di giorno che di notte.
Ma un piccolo Vangelo, quello riuscivano a portarlo sempre; e fu sempre la loro compagnia, allora come in ogni giorno a venire, per tutta la loro vita.
Racconta Chiara: "(...) il rifugio che ci accoglie non é sempre sicuro. Siamo sempre di fronte alla morte. Ci assale allora una domanda: ma ci sarà una volontà di Dio che piace particolarmente a Lui ? Se morissimo, vorremmo aver messo in pratica, almeno negli ultimi istanti, proprio quella. Il Vangelo risponde e parla di un comandamento nuovo che Gesù dice Suo: "Questo é il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Ci guardiamo in faccia l'un l'altra. Ci dichiariamo: "Io sono pronta a dare la vita per te, io per te, tutte per ciascuna". Da questa promessa solenne le mille esigenze quotidiane dell'amore fraterno prendono il via. Non sempre ci é chiesto di morire l'una per l'altra. Intanto possiamo condividere ogni cosa: le preoccupazioni, le gioie, i dolori, i poveri beni, le piccole ricchezze spirituali..."

Se questo é il modello, é affascinante ritrovarsi tra amici e proporsi questa misura d'amore come modalità dello stare insieme. Allora raccontarsi come va - condividere cioé i dolori e le brevi gioie - ha un fascino sopraffino, che non sperimenti altrove.
.

Allora stamani, riprendendo il lavoro come sempre, tutto mi é apparso nuovo e affascinante: ogni paziente che entrava in ambulatorio, ogni cartella clinica da compilare, ogni compagno di lavoro incontrato, superiore o collaboratore che fosse, tutto il lavoro pianificato, così come quello imprevisto.
Note:
(1) "Nella furia dell'istante intravedo la mano del Maestro / In ogni foglia che trema, in ogni granello di sabbia" (Bob Dylan, Every Grain Of Sand)
Friday, June 08, 2007
ULTIMO GIORNO DI SCUOLA

"L'educazione dei figli é impresa per adulti, disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza, da non mendicare altrove l'affetto necessario.
Monday, March 26, 2007
BELLEZZA

Bellezza é vedere il sorriso di un papa, che si prende la pioggia e la chiama benedizione.
E, parlando, ricorda un amico, la cui casa era "povera di pane ma ricca di musica".
E' scorgere il sorriso di Carron che dalla bellezza fu conquistato un giorno e, forse più di chiunque altro, la comprese sino in fondo, sì da guidare oggi un popolo che non si stanca di scoprirla in un cammino.
Bellezza é il volto di Rose di Kampala, di Sako del Giappone, i tratti seri di un Cesana, lo sguardo commosso di un Vittadini.
Ognuno in fila, uno per volta ed alla fine, pochi secondi davanti al papa, ciascuno con qualcosa da dire ad un amico, un pezzo di vita da portare.
Bellezza é tanta gente, il colpo d'occhio di un'enorme famiglia, senza pretese, ma con grandi ambizioni, perché la bellezza l'ha scoperta donata da un Altro.
E' stato bello vedervi, anche per chi come me non c'era, ma era presente col cuore.
Qualche ora di bellezza, nella piazza più bella del mondo.
Mondo che di bellezza ha bisogno davvero,
oggi più che mai.









