Saturday, February 16, 2008

LIBERTA'


"Lei sta eludendo il problema principale: perché, prima di tutto, Dio lo permette ?"
"La risposta a quella domanda é un'altra: perché ha creato un universo dove c'é la libertà ?"
"Non lo so. Mi sembra un modo inefficace di mandare avanti un universo".
"Lei ha ragione, se l'universo fosse un meccanismo che perde carica. E se fosse qualcosa di diverso ?"
"Cioé ?"
"Un universo creatore. Un luogo dove la bellezza é stata fatta per crescere e moltiplicarsi incessantemente, dove esseri unici si amano reciprocamente e creano ancora più vita. Sempre differente, sempre rivelatrice di nuove prospettive di gioia" (1)

* * *

E va bene, anche oggi sono in ritardo, ma non importa.
Come sempre, d'altra parte, questa vita scorre via così veloce, troppo veloce a volte.
E allora, ritardo per ritardo, questa volta non ci sto. Fermo la macchina e spengo il motore.
E scendo dall'auto: voglio godermi quello che c'é qua fuori.
Fa freddo ancora al mattino, mi allaccio il cappotto. Tutto intorno il bianco della brina ricopre ogni cosa, senza pietà.
Gli alberi sembrano davvero inerti d'inverno. Li vedi dritti e assiderati, marroni e senza foglie, come lasciati lì a morire così.
E lo stesso dei campi, distese piatte, anonime e senza fine: un'unica linea, che finisce all'orizzonte, interrotta da una casa, laggiù in fondo, anch'essa grigia e apparentemente senza vita.
Tra un po' farà più caldo e il sole, quel pallido sole che intravedi farsi spazio tra il grigiore del cielo, riuscirà a cacciare la nebbia e torneranno luce e colori, in un miracolo che, inaspettatamente, riaccade ogni giorno.
Eppure quel gelo ti sembra impossibile da vincere, tutto sembra troppo freddo per avere ancora vita.
C'é una terra arata, ci sono i semi del campo, ma non basta.
Perché c'é una crosta da rompere, la crosta del freddo, e lo devi fare ogni mattino.
Crosta di egoismo, di compiacimento a volte, di fierezza e presunzione di bastare a se stessi.
Ma se non ti arrendi e giocherai bene le tue carte, quella sarà la vera libertà.
E potrai vedere di nuovo il sole, sciogliere ancora la brina del mattino.

" Hai mai visto
come in una strada abbandonata,
ma accarezzata dalla primavera,
spunti l'erbetta e rifiorisca, senza tregua, la vita ?
Così é dell'umanità che ti circonda,
se tu trascuri di guardarla con l'occhio della terra
e la ristori col raggio divino della carità.
L'amore soprannaturale nel tuo animo
é un sole,
che non ammette sosta al rifiorir della vita.
E' una vita,
che fa pietra d'angolo nel tuo angolo di vita.
Non occorre altro per sollevare il mondo,
per ridonarlo a Dio. "

(Chiara Lubich) (2)


A volte mi viene in mente di farlo: guardare indietro al mio passato.
Non molto spesso, però.
Forse perché non riesco a fare a meno di resistere al fascino dell'attimo presente; di sentire come nient'altro mi appartenga veramente: la circostanza messa lì da Dio in quel momento, quel prossimo che hai davanti, quella situazione in cui ti trovi proprio ora, tutta da vivere.
E allora il passato non é che non ci sia, anzi; ma é la traccia di un cammino, il pezzo di un percorso, che hai già messo, ormai, nelle mani di una Misericordia più grande di te, l'unica capace di purificare la memoria.

E' così che il passato lo capisci di nuovo, perché anch'esso diventa qualcosa da cui imparare, ma solo nel momento in cui comprendi che non é un bene che possiedi.
Smetti di guardarlo con rimpianto o nostalgia, e lo consegni, proprio come il futuro, che neppure saprai se verrà.
La tua libertà, giocata bene nell'attimo presente: solo questo vale.
Solo così Dio potrà fare, col tuo aiuto, le cose grandi che aveva pensato da sempre per te.
Ed é la risposta ad una vocazione: niente di più, ma nulla di meno.

Eppure, qualche volta, mi sono voltato ancora, ho portato lo sguardo indietro.
Ed é stato per comprendere meglio, forse, qual é il fascino dell'oggi che mi ha rapito per sempre.
E' un passato di solitudine, quello che talvolta affiora.
Solitudine semplice, quotidiana, fatta di tutto e di niente, ricca e fiera, piena di consapevolezza di limiti e di presunte certezze. Convinzione di bastare a se stessi, di farcela da sé.
Poi, ad un certo punto, qualcosa di più grande ha fatto irruzione nella mia vita e nulla é stato più come prima.
Fu come un abbraccio, discreto ma efficace, terribile e potente,ma affascinante al tempo stesso.
L'abbraccio di un popolo, la compagnia nel cammino; il desiderio del cuore divenuto carne, un disegno che si svela a poco a poco.
Fu il giorno, in cui compresi, finalmente, che la felicità consiste in una sequela:

"Vedi, io sono un'anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce.
Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii.
Mi accorsi che era la Verità."

(Chiara Lubich) (3)

E' buffo, ora sì che sono veramente felice.
Nel momento in cui ho messo la mia vita nelle mani di un Altro, ho riacquistato finalmente la mia libertà.  E la miseria, come d'incanto, é svanita davvero.  
Col mio sì, un progetto, un disegno d'Amore può finalmente cominciare a svelarsi.  E giungere - ne sono convinto - a vedersi un giorno realizzato, in ciò che fin dall'inizio era stato pensato, ma che non avrebbe mai potuto compiersi da solo.  
Ed é il sogno più folle, quello di un Dio incarnato, che ha scritto un testamento che grida una sola parola: Unità.

E' per questo che un cammino di popolo é l'unico che mi possa davvero affascinare.
Così che non guardo quasi più indietro, non più spesso come prima.
E ho deciso di puntare lo sguardo in alto, ma non ho più paura.  
In fondo, come disse qualcuno, sono molto più giovane adesso, cosa potrei desiderare di più ?

"Ah, but I was so much older then,
I'm younger than that now"
("Ah, ero così vecchio allora, sono molto più giovane adesso")

(Bob Dylan) (4)

Note:
(1) tratto da "Il nemico", di Michael D. O'Brien, ed. San Paolo (pag269).
(2) Chiara Lubich - L'attrattiva del tempo moderno - scritti spirituali/1 - ed. Città Nuova (pag.74)
(3) Chiara Lubich, da una lettera degli anni '40 - IV di copertina de "La dottrina spirituale", ed. Mondadori
(4) "My Back Pages" - dall'album "Another Side Of Bob Dylan", 1964

Friday, February 15, 2008

SHERYL & SHELBY



"Sono trent'anni che canto, abbastanza per potermi rendere conto del talento altrui".
Se corrisponde al vero che Bob Dylan, in tempi non sospetti, disse questa frase a proposito di Sheryl Crow, non ci si può proprio esimere dall'ascoltare il suo ultimo lavoro, Detours.
E l'album non delude affatto, un rock che si ascolta con piacere, persino con spunti folk che richiamano alla memoria proprio l'illustre menestrello di Duluth.
Certo il songwriting é quello che é: si sale su treni che non sembrano sbuffare proprio d'assoluto. Ma d'altra parte treni del genere, di questi tempi, non se ne trovano facilmente, pronti alla stazione per partire. Come scrive Paolo Vites nell'ultimo numero di Jam : "qualcuno pensava che ci fosse in giro una nuova Joni Mitchell o un nuovo Bob Dylan ?". No davvero, ma le liriche di questo disco sono comunque oneste e sincere ed attingono in profondità all'esperienza personale dell'artista, non tutta rose e fiori negli ultimi tempi.
Stesso discorso lo si potrebbe applicare a Shelby Lynne, che riesce forse ad attingere dalla sofferenza della propria vita personale, per giungere a realizzare uno dei migliori dischi della sua carriera, il cristallino, Just A Little Lovin', tributo all'inglese Dusty Springfield.
Gran bella voce anche quella di Shelby, che qui raggiunge vertici interpretativi davvero notevoli, in una chiave decisamente pop, ma senza perdere le tipiche sfumature country delle sue radici.
Insomma due dischi da ascoltare con piacere, che sia davanti ad un bicchiere di whisky con gli amici, piuttosto che in solitarie scorribande autostradali o, peggio, in mezzo al sempre immobile traffico cittadino. Magari proprio mentre Sheryl attacca "gasoline, we'll be free"...

Monday, February 11, 2008

SGUARDI


Racconta Paola Scaglione (1) che quando Claudio Chieffo arrivò davanti alla statua della Madonna di Lourdes senza nulla tra le mani e dopo una giornata in cui tutto era andato storto, disse alla Madre di tutti : "Non ho altro da offrirti che questo dolore, che di fronte a tutto quello che c'é qui intorno é una sciocchezza, però prendilo".
Tornato a casa - racconta poi ancora - trovò una lettera del vescovo di Terni, che gli chiedeva di comporre un brano sulla Madonna, ma lui non se ne sentiva capace, non gli piaceva scrivere "su commissione": "(...) e poi ero stufo di tante orribili canzoni mariane... e non volevo aggiungermi, mi sembrava di sporcare la grandezza e la purezza di questa donna. In quell'occasione, però, mi sono proprio irritato ed ho scaraventato la lettera in alto, ma prima ancora che la lettera cadesse per terra mi sono venute sulle labbra la musica e le parole del primo verso".

E nacque "Ave Maria splendore del mattino", la Salve Regina degli anni duemila, come la definì poi il cardinale Giacomo Biffi.


Note:
(1) Paola Scaglione - la mia voce e le tue parole - Claudio Chieffo, una lunga storia di musica e poesia - ed. Ares

Saturday, February 09, 2008

COSE DELL'ALTRO MONDO

"Le due grazie che il Signore dona sono la tristezza e la stanchezza. La tristezza perché obbliga alla memoria. La stanchezza perché mi obbliga alle ragioni per cui faccio le cose"
(Luigi Giussani)

E' incredibile come ogni volta possa accadere.
Basta tener desto il desiderio e le risposte, nella vita di ogni giorno, arrivano sempre.
Una, dieci, cento volte al giorno.
E allora, anche oggi, il miracolo riaccade.
Proprio mentre ti senti triste e stanco, incontri qualcuno che chiama grazia queste sensazioni. Lo incontri dentro uno scritto - una lettera - ritrovata quasi per caso (ma nulla accade mai per caso !) , mentre , stancamente appunto, riordini carte polverose sul tuo comodino.
Una lettera bellissima, di Giorgio Bordin, così utile per chi, come me, svolge un'attività di operatore sanitario, ma bella per chiunque, tanto é piena di risposte per le domande che in fondo ognuno si pone in mille momenti.

E allora ne metto alcuni stralci qui, su questo blog, che continua ad essere un diario aperto dell'anima e dello stupore che essa prova nel percepire ogni giorno la misura di un Amore senza misura.
Per scoprire, magari insieme ad altri che la leggeranno, che Giorgio, come Domenico ed Enzo, é un'altro amico in più.
E per concludere con lui, circondati e rafforzati nel cuore da amici così, che "anche i nostri capelli sono davvero contati. Di che dobbiamo avere paura ?"

Il Mantello della misericordia
di Giorgio Bordin,
3 ottobre 2007

" Trovo solo stamani il tempo di scrivere queste cose, che ho però nel cuore da un paio di giorni. Gli impegni sono molti e non sembrano lasciare il tempo per cose piccole ma importanti come queste. Che però gli impegni siano molti é solo il segno che molto ci é dato per le mani, e di questo sono grato alla storia che mi ha portato fino a qui.

L'Hospice dell'ospedale delle Piccole Figlie é stato aperto dopo molti ritardi, essendo stato inaugurato il 14 aprile di quest'anno. E' stato un ritardo condizionato da una burocrazia acefala, senza volto e ultimamente senza cattiva volontà, ma di fatto indifferente ad ogni avvenimento di novità e di maggior utilità per l'umano, così che tutto é appiattito e parificato a ribasso con ciò che non ha valore, e trattato come tale; il nichilismo é peggio della cattiveria, perché é profondamente amorale.

Il 27 settembre, giorno di San Vincenzo de' Paoli, abbiamo definito il contratto con l'ASL di Parma, che ci consentiva il convenzionamento e la conseguente apertura dell'Hospice, che é stata prontamente realizzata il 1 ottobre, giorno di santa Teresina di Lisieux. I primi malati sono stati accolti invece il 2 ottobre, giorno dei Santi Angeli Custodi. Apriamo in mezzo a molte difficoltà residue, più impegnative di quelle che ci hanno accompagnato in questo periodo, ma l'importante é poter iniziare questa presenza verso i malati, che personalmente mi tocca profondamente, arrivando stanco, in un misto di timore, trepidazione e tristezza per l'inevitabile incompiutezza di una modalità per la quale abbiamo impiegato tutte le nostre forze, e che, già dall'inizio si rivela bella ma inadeguata, rispetto all'ideale che l'ha mossa e sostenuta.

Mons. Giussani diceva che
"le due grazie che il Signore dona sono la tristezza e la stanchezza. La tristezza perché obbliga alla memoria. La stanchezza perché mi obbliga alle ragioni per cui faccio le cose."

Tutto (...) é partito da una lettera di mons. Giovanni Danzi e che altri amici hanno preso così seriamente, al punto da farla essere questa cosa, che oggi mostra - in mezzo a tanti inciampi - un cammino più chiaro e i segni di una maggior stabilità;
é la possibilità che la cura dei malati possa trovare qualche punto in cui affermare coscientemente che la volontà di aderire al Mistero percepito nella Realtà ha il volto di un abbraccio e non é determinata dal limite o dalle circostanze.

In mezzo a tante ricorrenze non mi sembra senza significato pensare che mons. Danzi sia morto proprio in coincidenza di quest'avvenimento; noi, che non sapevamo della sua malattia, avevamo in animo di fare una visita a Loreto per raccontargli gli sviluppi di quell'inizio, da lui innescato e posto nelle mani della libertà di gente sconosciuta ma amica della stessa esperienza di Chiesa.
Ora sa tutto meglio di come gliel'avremmo potuto raccontare. Sicuramente un protettore in più a cui affidare la nostra storia, misteriosamente condotta verso un positivo, a dispetto delle nostre incapacità, che tutti i giorni emergono negli aspetti più prosaici delle cose che cerchiamo di mettere in piedi. Sempre il Giuss diceva, a seguito delle parole citate poco sopra:
"Fa, o Dio, che una positività totale guidi il mio animo, in qualsiasi condizione mi trovi, qualunque rimorso abbia, qualunque ingiustizia senta pesare su di me, qualunque oscurità mi circondi, qualunque inimicizia, qualunque morte mi assalga, perché Tu, che hai fatto tutti gli esseri, sei per il bene. Tu sei l'ipotesi positiva su tutto ciò che vive".

(...) La consolazione di avere molti sguardi in cielo e in terra che ci accompagnano fino a determinare i fatti più concreti é più forte della tentazione di sconforto che la contingenza vuole sempre insinuare dentro la fatica. Come diceva Felice Achilli ieri sera in un incontro,
solo guardandoci intorno facciamo esperienza di cose dell'altro mondo, in questo mondo: di eccezionalità nel quotidiano, di eroico nell'ordinario. Anche i nostri capelli sono contati. Di che dobbiamo avere paura ?"



Nota:
Giorgio Bordin é direttore sanitario dell'Hospice Piccole Figlie di Parma.
E' anche autore, con Laura Polo d'Ambrosio, della mostra
"Curare e guarire. Occhio artistico e occhio clinico", curata dall'associazione Medicina e Persona.

Monday, February 04, 2008

ASPETTANDO NICK





"Se la musica non é una finestra spalancata sul Mistero, é solo rumore del nulla"

(William Congdon)


Rumore potrebbe essercene parecchio nel nuovo disco di Nick Cave,"Dig !!!, Lazarus, dig !!!", in uscita ai primi di marzo.
Anche perché il suono dovrebbe essere un garage rock piuttosto duro ed essenziale, simile a quello dei Grinderman, quel progetto parallelo di Cave con Warren Elvis, e che diede luce all'omonimo album del 2007.
Ma il rumore di cui parla Congdon non ha mai riguardato la produzione di questo geniale musicista australiano e sono sicuro che anche questo disco non farà eccezione. 
Anzi, la premessa alla base del lavoro del disco sembra ancora una volta uno spunto quanto mai interessante.  Racconta Cave: "da piccolo, quando andavo in chiesa, la storia della risurrezione di Lazzaro mi inquietava molto.  Anzi, direi che mi ha decisamente traumatizzato, disturbato, terrorizzato.  Non era solo il fatto, già scioccante, del miracolo di Cristo, che risuscitava un uomo dai morti.  Quello che mi domandavo era come si sentisse Lazzaro dopo un'esperienza del genere".  

Bella domanda Nick, alla quale é difficile dare una risposta.
Certo però che fa pensare.  Perché Gesù guariva, o, come nel caso di Lazzaro, arrivava addirittura al fatto "scioccante" del resuscitare ?
Probabilmente c'era più di un motivo.  Come dice Pasquale Foresi in un suo articolo dal titolo "la venuta di Gesù e la malattia" (1) una delle ragioni era che gli uomini potessero testimoniare l'amore di Dio per loro.  Ma quest'amore doveva divenire contagioso; narra il Vangelo di Marco: "usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Pietro era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.  Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli" (2).   Come dire: se guariamo é per servire, la "salute" non é mai fine a se stessa.

Cave sembra più scettico al riguardo.  Nella title-track del nuovo disco parla di Larry, che "crebbe nevrotico ed osceno" e dice che in fondo "non chiese di essere resuscitato dai morti".
Ma l'ironia non manca mai nei lavori di questo grande autore, che a volte sembra divertirsi, come altri grandi personaggi di pari rango - Dylan é un maestro al riguardo - a spiazzare l'interlocutore, quasi a costringerlo a confrontare se stesso con la ricerca di ciò che conta veramente. Nella recente conferenza stampa tenuta a Milano, lo scorso 30 gennaio, alla domanda sulle ispirazioni del nuovo album Nick Cave ha risposto: "nulla di particolare; altre domande ?"



Insomma, non so se alla fine mi piacerà il nuovo disco di Nick, ma lo aspetto con più attenzione di tanti altri.  Certamente con più desiderio di certa categoria di nickcaveiani che lo hanno bocciato prima ancora di averlo sentito, perché hanno rigettato l'autore nel momento stesso in cui é uscito dalla stereotipo dell'artista compiaciuto nell'essere dannato, sempre sulla soglia dell'autodistruzione.  Quelli che non hanno amato la rilettura della sua esistenza che passa attraverso album come The Boatman's Call o No More Shall We Part e che l'hanno fatto giungere ad affermare : "lo scrivere mi ha messo in contatto con la mia immaginazione, con l'ispirazione e in ultima analisi con Dio.  Benché la canzone d'amore si manifesti in forme diverse (...) tutte si rivolgono a Dio, perché é la casa stregata dal desiderio il luogo in cui abita la vera canzone d'amore". (3)

No, non so davvero se mi piacerà il nuovo disco di Nick.
Ma lo aspetto con ansia e desiderio, quel desiderio che pochi musicisti, al giorno d'oggi, sanno tenere ancora desto come lui.


Note:
(1) Pasquale Foresi, La venuta di Gesù e la malattia, Nuova Umanità, XXVI (2004/6) 156, pp. 783-811
(2) Vangelo di Marco 1, 29-31
(3) tratto da "Good Rockin' Tonight", a cura di L.Eva, W.Muto, P.Vites, Itaca edizioni, 2004

Friday, February 01, 2008

COME ON

"La giornata più bella della settimana é il lunedì, perché il lunedì si riinizia, si riinizia il cammino, il disegno, si riinizia l'attuazione della bellezza, dell'affezione " (Luigi Giussani)


Stamattina non basta neanche il caffé, sono troppo stanco.
E' inutile, non c'é niente da fare, io alla mattina faccio sempre fatica ad alzarmi.
E poi, come se non bastasse, ci si mette anche il tempo; ma chissà che questo non riguardi un po' tutti, in fondo : se fuori c'é il sole, forse si va più volentieri anche al lavoro.
E invece stamattina piove e c'é un grigio in giro da far paura.
Dall'autoradio esce la voce di Lucinda Williams: neanche quella musica, dolce ed avvolgente insieme, sembra funzionare.
Are you alright
, canta Lucinda ed io non sono alright per niente: oggi faccio fatica davvero.


Anche ieri sera la stanchezza sembrava aver preso il sopravvento ed era giunta a dominare comportamenti ed emozioni.
Ma c'era una buona ragione per provare a vincerla e fare ancora una volta uno sforzo in più.
Così mi ritrovo lì, davanti all'insegnante di mio figlio - quarta elementare - a sentirla raccontare, davanti a tutti i genitori, la valutazione del cammino di una classe.
Mi colpisce un passaggio, dove parla del lavoro sui bambini e del loro modo di rispondere ad una provocazione che può divenire crescita e significato per la loro vita. E così ascolto quelle parole, che parlano di un impegno che non é solo individuale, ma collettivo.
Strano, ho sempre pensato che lo studiare avesse a che fare solo con se stessi e invece qui é diverso. E' importante essere sempre più protagonisti: lo sprone é il coinvolgere se stessi in ciò che sta accadendo e questa diventa una premessa indispensabile per apprendere. Più mi coinvolgo, più imparo dalla realtà. E questo mettendo in gioco anche la disponibilità a tornare su un lavoro, come correggere un compito, ad esempio. Come dire: siamo qui in cammino, che male c'é a tornare sui nostri passi per riuscire alla fine ad andare sempre più avanti con fiducia e con coraggio ?
Poi ci parla del libro di Tolkien - Lo Hobbit - che la classe sta leggendo e dei frutti che possono essere tratti da un percorso così, compiuto insieme.
La vicenda del libro tratta di un gruppo di persone, tutte profondamente diverse tra di loro, ma con un solo desiderio comune: la ricerca di un tesoro, di una felicità ultima che dia senso alle cose.
Sulle prime non ti pare neppure originale, ma se ti fermi a pensare scopri che questo percorso acquista senso proprio dentro quella compagnia.
Eppure neanche quella basta a se stessa: la compagnia ha bisogno d'essere guidata.
Quando esco dalla classe, alla fine, la stanchezza sembra essere davvero svanita.
La condivisione di un bisogno, quello di educare i propri figli, ha prodotto qualcosa anche su di me. Tutti abbiamo bisogno di essere educati, in ogni istante.
E mi scopro a pensare che - forse é proprio questo - quel tesoro che Bilbo cerca affannosamente coi suoi amici, in fondo l'ha già trovato nel cammino. Felicità é una sequela.


L'auto procede ed io continuo a guidare, ma mi sta tornando in mente ieri sera e, d'un tratto, ho ritrovato la risposta alla domanda della mia stanchezza.
Per un attimo mi sembra perfino di veder spuntare il sole, laggiù in fondo, mentre percorro la solita strada che porta al lavoro.
Sarà un caso, ma anche la musica é cambiata. E' sempre Lucinda che canta dentro la mia autoradio, ma non mi chiede più se sono alright. Forse sa già che anche la musica del mio cuore ha cambiato canzone: ora si tratta solo di darsi una mossa.
Pochi istanti e partono le note, é proprio una delle canzoni più belle di West: Come On ...


Thursday, January 24, 2008

AMICO ENZO

Credo che Enzo sarebbe stato un buon amico.
Un buon amico, davvero, di quelli che non ti lasciano mai tranquillo, perché hanno a cuore la propria felicità e quindi anche quella di tutti coloro che si trovano davanti, in ogni momento.
E invece non l'ho mai conosciuto e mi dispiace, perché, sono sicuro, ne avrebbe giovato anche la mia professione.
Già, perché Enzo era un collega e pure piuttosto bravo, da quanto si sente dire in giro.


Avevo sentito parlare di Enzo Piccinini e avevo letto qualcosa, soprattutto all'indomani della sua tragica dipartita - un incidente stradale l'aveva strappato alla vita terrena a soli 48 anni, il 26 maggio 1999, portandolo via dalla moglie e dai suoi quattri figli - ma non l'avevo mai visto in faccia.
E invece, qualche sera fa, grazie al regalo di un amica - un prezioso dvd: grazie Manu ! - eccolo lì davanti ai miei occhi, a raccontare la sua esperienza di medico e di uomo ad un folto gruppo di giovani universitari.
E' un discorso appassionato, figlio del suo temperamento, pieno di grinta e di fervore, ma anche con tratti - improvvisi - di dolcissima intensità. Sono momenti in cui ti accorgi che sta per dirti qualcosa di così importante e di così vissuto che c'é bisogno di fermarsi un istante e di socchiudere gli occhi, proprio come fa lui. Salvo poi ritrovarlo con tutta l'irruenza di prima - e tu con lui, ti viene quasi spontaneo - perché se la tua vita ha trovato all'improvviso un significato ed é divenuta una risposta così definitiva al desiderio che avevi nel cuore, quella passione che sorge all'improvviso e che desidera che anche altri la possano conoscere, si traduce a volte anche in gesti e toni di voce.


C'é un passaggio in cui Enzo parla di un paziente da lui operato più volte e che, alla fine non é andato bene. E parla di paure ed incertezze, di dolore e di rimorsi, di notti che non lasciano mai dormire; ma anche di una formidabile via d'uscita, frutto di quel confronto continuo e dell'amicizia che lo legava così profondamente a Luigi Giussani :

(...) Giussani si avvicina e dice: "Come va?". Io dico: "Non c'é male".
Lui si ferma: "Come, non c'é male ? Cosa c'é ?".
Dico: "No, stupidaggini... dai andiamo, non importa".
Lui si é fermato di colpo, era stanchissimo, si é fermato di colpo: "Ma scusami, Enzo, con tutte le stupidaggini che ci diciamo, quando c'é una cosa che conta davvero non ne parliamo ?".
Io rimango inchiodato e dico: "Scusami, guarda, non volevo, ma m'é successo questo e mi dò un po' di colpe, insomma non riesco più a dormire (...) ".
Lui mi guarda e mi dà una risposta che era la più impensata in assoluto, non potevo neanche immaginarla. Mi guarda e mi fa: "Ma Enzo, proprio tu", ma con una faccia delusa: "Proprio tu ti comporti come se Cristo non ci fosse ? E' come se tutto dipendesse dalle tue mani: ma come credi di poter andare avanti così ? Non farai mai più niente di quello che fai, farai come tutti: cercare quello che meno ti ferisce, che ti mette a posto. Non rischierai più".
Poi fa: "Comunque, in ogni caso, io ne voglio riparlare. Puoi venire appena puoi ?".
Figurati ! Due giorni dopo ero su. Così ci vediamo a pranzo e dice: "Allora, racconta di nuovo".
Allora ho accennato, però gli ho detto: "Senti, Giussani, guarda io non voglio rubarti del tempo, perché poi adesso ho capito. Guarda, da me c'é una cappellina e adesso io prima di andare in sala operatoria vado lì e dico una preghiera e le cose si rimettono insieme. Sono più tranquillo".
Lui scatta: "Enzo, ma che pregare e pregare ! Il problema non é pregare, é che tu non sai offrire. Il tuo problema é che non sai offrire, e offrire significa che la realtà non é una cosa che hai in mano tu, non é tua, e che tutto quel che si fa é come se avesse dietro la domanda che il Signore, padrone di questa realtà, si riveli, perché é così che si vive, e tu, guarda - te l'ho detto, ma te lo ridico un'altra volta - smetterai di fare quel che fai e avrai paura di rischiare". (...) Poi, continuando nella discussione, mi dice: "Ma sai che cosa vuol dire offrire, riconoscere che la realtà non é tua, che non l'hai fatta tu, che non sei padrone delle cose ? Vuol dire che tu stai di fronte alla realtà con una povertà che é il modo più vero, più autentico di starci di fronte: sei seriamente più realista, prendi in considerazione le cose, ti accorgi del limite che hai, se non sai chiederai e chiederai, e non dovrai difendere la tua immagine, la tua posizione"


Come é strana e curiosa la vita, a volte.
Quando Enzo finisce di parlare mi rendo conto che, prima che iniziasse, prima che la mia mente lasciasse spazio e ascolto alle sue parole, i pensieri erano tutti immersi in una vicenda accaduta qualche giorno prima in ospedale. Vicenda professionale ed umana insieme, dove tutto il mio agire e il mio parlare, aveva assunto, alla fine, i connotati della difesa di una posizione, peraltro condivisibile - pensavo - da chi comprenda il desiderio del "prendersi cura", dell'avere a cuore il destino di quel malato che la Provvidenza di Dio ti ha messo di fronte in quell'istante.
Come a dire che ti può capitare di avere dei nemici a volte, anche se ti sembra di operare per il bene; e ciò, talvolta, può apparire persino una conferma, la sensazione che la tua strada possa essere quella giusta; in fondo, a ben vedere, c'é scritto pure nel Vangelo che l'essere perseguitati ha a che fare col cammino.
Ma poi arrivano le parole di Enzo e quelle di Giussani sull'offerta e sul modo di considerare la realtà.
Allora, all'improvviso, é come un faro nella notte, una notte buia, fatta d'orgoglio sopraffino, di presunzione di saggezza, di falsa sapienza, come ne trovi tanta in giro, specie di questi tempi e di fronte alla quale ti accorgi di non essere mai immune abbastanza, perché ne fai parte anche tu.
E così, alla fine, capisco anch'io perché, in fondo, non riuscivo più a dormire: avevo bisogno di riscoprire quella povertà che sola é in grado di affrontare la realtà, di abbracciarla sul serio, in tutti i suoi particolari.

Quando, all'indomani, il lavoro si riaffaccia sulla vita, é davvero un nuovo giorno e un nuovo sguardo.
Riesco perfino a togliere di dosso quell'abitino che i giudizi negativi riescono sempre a cucire addosso alle persone, proprio come mi aveva insegnato un tempo un altro amico e maestro, Domenico.
Sì, credo che Enzo sarebbe stato proprio come Domenico.
Un amico vero.

Post Scriptum: Nella mia vicenda ospedaliera un altro collega, un amico, ha svolto un ruolo importante nel rendere manifesta ai miei occhi la presenza di Colui che ha promesso di essere sempre presente tra coloro che sono uniti nel Suo nome. Il mio amico capirà, leggendo questo scritto ed anche a lui va il mio grazie.


Note: il testo integrale dell'intervento di Enzo Piccinnini é disponibile on line: clicca qui e poi scarica il documento pdf  "Tu sol pensando, o ideal sei vero"

Tuesday, January 22, 2008

BUON COMPLEANNO CHIARA


di Chiara Lubich

"Quando si parla d'amore, Signore, forse gli uomini pensano ad una cosa sempre uguale.
Ma quanto é vario l'amore !
Ricordo che quando t'ho incontrato non mi preoccupavo di amarti.   Forse perché eri tu che mi hai incontrata e tu stesso pensavi a riempire il mio cuore. Ricordo che alle volte ero tutta fiamma, anche se il fardello della mia umanità mi dava noia e avevo l'impressione di trascinare un peso.  Allora, già d'allora, per grazia tua, capivo un po' chi ero io e chi tu, e vedevo quella fiamma come un dono tuo.
Poi mi hai indicato una via per trovarti.  "Sotto la croce, sotto ogni croce - mi dicevi - ci sono io.  Abbracciala e mi troverai".
Me l'hai detto molte volte e non ricordo le argomentazioni che adducevi.
So che mi hai convinta.
Allora, al sopravvenire di ogni dolore, pensavo a te, e con la volontà ti dicevo il mio sì...
Ma la croce restava: il buio che incupiva l'anima, lo strazio che la dilaniava, o altro... quante sono le croci della vita !
Ma tu, più tardi, mi hai insegnato ad amarti nel fratello e allora, incontrato il dolore, non mi fermavo ad esso, ma, accettatolo, pensavo a chi mi stava accanto, dimentica di me.   E dopo pochi istanti, tornata in me, trovavo il mio dolore dileguato.
Così per anni e anni: ginnastica continua della croce, ascetica dell'amore. Sono passate tante prove e tu lo sai: tu che conti i capelli del mio capo, le hai annoverate nel tuo cuore.
Ora l'amore é un altro:  non é solo volontà.
Lo sapevo che Dio é Amore, ma non lo credevo così."


(tratto da Chiara Lubich - La dottrina spirituale - ed. Città Nuova)

Friday, January 18, 2008

BORDER RADIO


Va bene, lo ammetto, ho copiato dagli amici (grazie Paolo...), ma potevo non mettere anch'io una colonna sonora per il mio blog ?
E allora da oggi c'é pure il mio jukebox in rete e la musica parte automaticamente all'apertura del sito.
Non sarà la Border Radio o la radiolina a 9 volt - 9 Volt Heart - del mio amato Dave Alvin, ma spero che le mie selezioni vi piacciano; in ogni caso proverò a cambiarle spesso, per non annoiarsi troppo.
Se volete vedere la playlist, la trovate in fondo alla pagina.
Ah, e da lì potete anche stoppare la musica, se non vi piace.....

Wednesday, January 16, 2008

SAPIENZA E SPERANZA


Non so quanti potessero essere ai piedi della croce.
Ma immagino che alla fine fossero davvero pochi a fare compagnia a Maria e Giovanni.
Maria che prova il dolore più forte della sua vita, di fronte alle parole di un Gesù morente, mentre le affida Giovanni : "madre ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre" (Gv 19, 25-27).
Quel Figlio, già ucciso dagli uomini, ora le viene strappato anche dalla sua maternità. Ed il dolore di una madre é il più immenso che ci sia : nulla é più straziante di questo.
Ma da quel momento la Madonna diviene madre di tutti e dal dolore, abbracciato per amore dal Figlio e dalla Madre, rinasce un'umanità intera.

Davanti a Pilato, invece, dovevano essere in parecchi quelli che inneggiavano a Barabba e che lo resero libero preferendogli Gesù.
All'indomani della dolorosa rinuncia di Benedetto XVI a visitare l'università La Sapienza, mi viene da pensare che quello sparuto gruppo di docenti e studenti forse si sarebbe trovato più a proprio agio tra costoro, piuttosto che sul Golgota, con Maria.

Ma quel Cristo abbandonato, oggi dolorosamente riabbracciato anche dal Papa, rimane ancora l'unica risposta per quest'umanità che brancola nel buio.
Per non perdere la fede nel desiderio d'un Dio : "Padre, che tutti siano uno" (Gv, 17,21)
E per ripetere anche oggi quelle splendide parole di Jacques Leclerc, che Chiara Lubich un giorno mi ha fatto conoscere :

"Un giorno, il tuo giorno,
mio Dio, verrò a Te (..)
Verrò a te col mio sogno più folle:
portarti il mondo con le mie braccia" (1)

(1) "Je suis ton enfant..." - Jacques Leclerc

Note:
il comunicato stampa del Movimento dei Focolari su questa triste vicenda : clicca qui

Sunday, January 13, 2008

DIECI POSSON BASTARE


E' tempo di sondaggi e classifiche sulle migliori uscite discografiche del 2007 e allora provo anch'io a prendere i miei album preferiti per rimetterli nel lettore cd.
Scelte personali, naturalmente, ma se volete un consiglio, comprateli, scaricateli, rubateli agli amici, ma perdete un po' del vostro tempo per ascoltarli.
Dieci dischi per scoprire che il rock'n'roll avrà pure i suoi begli anni, ma gode ancora di ottima salute.



RYAN BINGHAM - MESCALITO. "Ryan Bingham knows a thing or two about pain" : lo spazio dell'artista su MySpace.com inizia così nel presentare questo splendido suo primo vero lavoro. E l'esperienza di vita vissuta di Ryan trasuda da ogni angolo di queste splendide canzoni, fatte di una voce roca e potente, su una musica roots-oriented ma nel contempo estremamente giovane e nuova.
Indispensabile.


COWBOY JUNKIES - TRINITY REVISITED. Sono tornati in quella chiesetta di tanti anni fa con qualche amico in più (Ryan Adams, tra gli altri) ed hanno rifatto il loro disco d'esordio, il più bello a tutt'oggi del gruppo. Una musicalità splendida ed avvolgente, di marchio famiglia Timmins, unico ed inimitabile. E poi c'é una Sweet Jane da brivido, la versione definitiva di questa splendida canzone; ma state tranquilli, non l'ho mica detto io: é stato un certo Lou Reed.
Magico ed inebriante.


EAGLES - LONG ROAD OUT OF EVEN. Questo piace anche a mia figlia, che altrimenti ascolta Finley e High School Musical. Quando le ho detto che questi signori sono tutti sulla sessantina, mi ha guardato stranita; come a dire: ma ci sono in giro dinosauri che cantano ancora bene ? E invece le aquile sono tornate e sono più giovani che mai. Ed é un country-rock che si ascolta davvero con piacere. Quando poi attaccano Busy Being Fabulous, prima ti fregano con quella musica, che ti fa ripiombare dritto dentro Hotel California come fosse ieri; poi, come se non bastasse, giocano pure la carta dell'autoironia: "eravamo così impegnati ad essere favolosi / troppo presi per pensare a noi"; e terminata la canzone, si mettono pure a ridere.
Rivitalizzante.



MARK KNOPFLER - KILL TO GET KRIMSON. Uno ci proverebbe anche a vivere di nostalgia pensando ai Dire Straits, ma finché Mark continua a fare dischi così, non é proprio possibile. E ormai si prende pure il gusto di non fare neppure apparire troppo la sua Fender, tanto é buono il prodotto del suo lavoro. Grande, grandissimo autore, che migliora con gli anni, come un vecchio whisky delle Highlands.
Come Romeo and Juliet : romantico.




LUCINDA WILLIAMS - WEST. Lucinda che non sbaglia un colpo da anni. Ed arriva quasi a firmare il suo capolavoro, se non fosse che quel Car Wheels On A Gravel Road sembra ancora oggi troppo bello per essere vero. Ma in West c'é tutta la maturità di una donna che ha sofferto abbastanza, in una profondità d'animo che inizia a divenire ricerca di significato. Ed il suono é quello che corre dritto su un'autostrada, che inizia laggiù in Louisiana e finisce sulla West coast.

Sensuale ed elettrizzante.


ENDLESS HIGHWAY - THE MUSIC OF THE BAND. I primi a chiamarsi così - The Band, Il Gruppo - ed anche gli ultimi che l'abbiano potuto fare. Perché nessuno potrà mai più essere come loro. Questo disco di tributo al più grande gruppo rock americano di sempre, però, non é la solita compilation di artisti vari, pronta per andare frettolosamente a prendere polvere sullo scaffale. Tanti classici, rivisitati con amore e maestria, che non si smette di riascoltare con piacere.
Classico.



BRUCE SPRINGSTEEN - MAGIC. Vabbè, musicalmente e concettualmente mi era piaciuto di più Live in Dublin, ma alla fine Magic mi attira in modo superiore. Il Boss continua ad essere rocker tra i più travolgenti e non solo fra quelli della propria età; e poi - in una linea ideale che parte da The Rising e prosegue con Devils & Dust, passando per le Seeger sessions - possiede anche uno sguardo ormai maturo verso quell'America là fuori, senza smettere un attimo di lavorare sempre più dentro di sé; come nel capolavoro del disco: I'll work for your love. Inossidabile proprio come un vecchio e vero amico.
Rassicurante.




JOHN FOGERTY - REVIVAL. Alla fine, quando ti sei rotto le scatole di musica che non vale niente finisci sempre per fare una cosa: vai a rovistare tra i tuoi vecchi cd e tiri fuori i Creedence. E John, a dispetto dei suoi sessant'anni ha ancora un tale energia che al confronto Mick Jagger appare quasi un dilettante. Niente di nuovo - Revival, appunto - ma non smetteresti mai di ascoltarlo.
Elettrico.





MARY CHAPIN CARPENTER - THE CALLING.
PORTER WAGONER - WAGONMASTER.
Ero indeciso tra i due e allora li metto insieme: un re ed una regina del country. Porter che fa uno dei dischi più belli della sua carriera, ad ottant'anni suonati e solo poco tempo prima, purtroppo, di lasciarci per stages di cieli e terre nuove. Mary Chapin che fa capire che é vera cantautrice a tutto tondo. Buoni per ogni occasione, anche fuori da Nashville. E ricchi di classe da vendere.
Cristallini.

CLAUDIO CHIEFFO - E' BELLA LA STRADA. Alla fine almeno un italiano lo dovevo mettere per forza. E allora scelgo lui, anche se col rock non c'entra mica tanto. E allora perché ? Perché se si parla di Bellezza non si può non pensare a Claudio ed anche con tanta nostalgia. Ma non troppa, perché lui non é partito: é presente tra noi come e più di prima. Un disco completo, questo, vero e proprio greatest hits dell'autore, ma soprattutto inciso con l'anima, di chi é già e di chi non é ancora. Per non smettere di pensare. E di amare.



Buon ascolto, dunque: a me questi dischi piacciono tutti, ma proprio tutti.
Il migliore ? Beh, se dovessi scegliere strizzerei l'occhio a Claudio, ma lui gioca in un campionato a parte, come quello dei fuoriclasse della NBA. Comunque se proprio dovessi decidere per uno tra tutti gli altri, finirei per ascoltare lei....
Buon anno allora and have fun, it's only rock'n'roll...


Monday, January 07, 2008

EPIFANIA

Quando rientriamo in paese é un vero e proprio sospiro di sollievo.
Qualche ora fa, quattro passi nel centro di Cortina si erano rivelati sempre più un tuffo in quanto di più stonato l'uomo sia in grado di costruire, in mezzo ad un paradiso naturale quale realmente é un angolo di dolomiti.
Non era solo il défilé, degno di Via della Spiga a Milano - persino i cani non vengono risparmiati da orribili "cappottini" firmati - o la sfilza d'inarrivabili hotel a cinque stelle e negozi dove il prezzo di un vestito supera lo stipendio di un dirigente d'azienda, ma anche l'assistere ad improbabili scenette familiari, dove una giovane signora detta al telefonino ordini sul menu serale, mentre la piccola figlia, totalmente ignorata dalla madre, si affida alla baby-sitter extracomunitaria (vestita non certo come loro), per trovare uno spazio di gioco e d'attenzione che le spetterebbe di diritto.
Sarà una personale forma d'allergia verso tutto quanto sa di snob, ma alla fine ci sembra davvero tutto una gigantesca nota stonata.
Ci risolleviamo guardando i nostri figli giocare indifferenti per le vie del centro: loro sembrano avvertire un disagio minore, saltando con indifferenza dalla statua di un pinguino a quella di un orso polare, anch'essi - a voler ben vedere - piuttosto fuori luogo, ma capaci comunque di strappare un sorriso.

Canale d'Agordo, invece, sembra l'opposto di tutto quel che abbiamo visto sinora.
Un paese piccolo, con poche case e poca gente per le strade, dove il tempo pare si sia fermato.
Te ne accorgi quando con la macchina sfiori i balconi di vecchie abitazioni, oggi trasformati in legnaie o fienili, che sembra debbano cadere da un momento all'altro, non resistendo a rumori che non siano più di uno scalpiccio di asini o cavalli o del vociare delle persone.
E invece questo posto, per certi versi quasi dimenticato o abbandonato, é un luogo importante, perché qui é nato papa Luciani.
Ma non te ne accorgeresti neppure, se non fosse per una sua foto, neanche troppo appariscente, posta all'ingresso del paese e per una piccola statua all'interno della parrocchia.
E l'impressione che ne ricavi, alla fine, é che la celebrità qui possa persino dar fastidio e allora si preferisce assumere un'aria dimessa, quasi trasandata.
Ma mentre cammino per queste vie, la sensazione che nell'animo si fa strada, non é quella della stravaganza o della sciatteria, bensì dell'umiltà; una lettura di questi giorni - la vita di Caterina da Siena (1) - per un attimo si affaccia nella mia mente come una possibile chiave di lettura. Non sarà che a Dio piaccia, a volte, di confondere le anime dei dotti e degli intelligenti ?
Una volta perfino Bob Dylan l'aveva messo sulla copertina di un suo disco : "ti ringrazio Padre, perché hai rivelato queste cose ai semplici" (2).   E allora mi viene in mente una frase che ho letto su quel libro:

(...) "Lei ottiene sempre una risposta, come tutti noi quando siamo sinceri nel chiedere, e umili e pazienti nell'ascoltare" rispose il frate. "Ha detto al Signore: "Sono solo una donna ignorante, cosa posso fare ?", e lui ha risposto : "Al mio cospetto non ci sono né uomini né donne, né dotti né ignoranti. Ma so che in tempi recenti la superbia di coloro che si definiscono dotti e saggi é arrivata a tali estremi che ho deciso di innalzare gli umili. Per questo manderò uomini e anche donne privi di sapere, per mortificare la conoscenza che costoro credono di avere". "L'ho imparato a memoria" disse fra' Tommaso con una smorfia. "E' bene non dimenticarlo".


Deve calare la sera, però, perché la magia di questo posto venga fuori davvero.
Lasciata finalmente l'auto, mia moglie ed io passeggiamo per le strade, mentre i bambini ingaggiano una furibonda battaglia a palle di neve.  E ci fermiamo, sempre più incantati, ad ogni angolo, quando dal buio spuntano presepi uno più bello dell'altro.
Grazie al cielo non c'é ombra di tutte le forme di babbo Natale di cui é infestata la città.  Qui, invece, assisti ad una gara di bellezza e man mano che procedi nelle vie del paese, ancor meno appariscente di prima - se mai fosse possibile - avvolto com'é nell'oscurità, non puoi fare a meno di sentir crescere in cuore una gratitudine sempre più grande, alla vista di quel Dio che s'é fatto bambino e che é diventato davvero nulla per apparire sempre più simile a noi.
Poi, all'improvviso, quasi nascosto dalle case, ecco apparire un piccolo giardino, memoriale dei dispersi di Russia della seconda guerra mondiale. Sulle prime non lo vedi neanche, perché non é neppure illuminato e allora ti ci addentri, abituandoti pian piano a quell'unico bagliore che fuoriesce dalle finestre illuminate delle abitazioni circostanti. Poi cerchi d'immaginare quello che comunque non riesci a vedere, perché tutto é sepolto sotto una spessa coltre di neve, che ormai ha coperto il paese da un paio di giorni. Allora ti domandi ancora una volta il perché della noncuranza di questo strano paese, vorresti che qualcuno quel giardino lo tenesse più pulito e illuminato, ma poi ti viene in mente che proprio sotto una neve così quegli uomini hanno dato la vita tanti anni fa per una guerra assurda...


La nostra abitazione di questi giorni é una deliziosa casetta alpina, gestita da Angelo e Valeria, insieme ai loro cinque figli. Niente di strano fin qui, se non fosse che loro, durante l'anno, lavorano e studiano altrove. Una storia nata da un gesto di gratuità, gestire una casa rimessa in piedi dalla diocesi di Ferrara, e messa a disposizione di persone e famiglie che possano fare vacanze a prezzi più accessibili di ciò che ormai c'é in giro. E una storia che prosegue, nella gioia che vedi nei loro volti, quando ti servono a tavola alla sera o quando - studentesse prossime alla laurea - le ritrovi al mattino, intente alla pulizia delle stanze, senza il minimo accenno a qualsivoglia forma di disagio o di fatica.
La sera della vigilia dell'Epifania, mia moglie ed io ci ritroviamo seduti con Angelo al bar; Chiara, la nostra figlia più grande é lì con noi, mentre i maschietti si divertono al calcetto. Poco fa la Befana é venuta a trovare tutti i bambini della casa, alla fine della cena, ed ha distribuito doni a tutti, tra l'incredulità dei più piccoli. Poco a poco la confidenza con Angelo cresce e ci si racconta sempre più della propria vita. Lo stupore che accompagna questa nuova amicizia che nasce si accompagna a quello sempre rinnovato ogni giorno e che diviene gratitudine : è il riscoprire la Bellezza che hai incontrato un giorno e che ha reso la tua vita nuova una volta per tutte.
Se Epifania é manifestazione, la presenza di Gesù tra coloro che sono uniti nel suo nome diventa qualcosa di realmente tangibile e riempie il cuore come nient'altro.
Quando ci salutiamo prima d'andare a letto é una buona notte che appare speciale, come quella che possono augurarsi vecchi amici di sempre.

Lungo il viaggio di ritorno a Milano ripenso a questi giorni e mi viene in mente che, invece che in montagna, avevamo in progetto di andare a Praga.
Un soggiorno a trovare una cara amica, ma poi i programmi sono cambiati.
Sarà per la prossima volta, ma mi accorgo che ora dovevamo essere qui, perché qualcosa di nuovo doveva riaccadere.
E quando alla sera, con mia moglie ed i figli, ci ritroviamo in chiesa, per la messa dell'Epifania, il frate che celebra la funzione chiede durante l'omelia : "ma se i magi si presentassero oggi e chiedessero a voi dove andare per trovare Gesù, dove li mandereste ?".
"Nella vostra famiglia, nei luoghi di lavoro, in mezzo ai vostri amici", ci suggerisce.
A me viene spontaneo un pensiero: forse anche in una deliziosa casetta alpina, in uno sperduto paesino in mezzo alle dolomiti.

Note:
(1) Louis de Wohl - La mia natura é il fuoco. Vita di Caterina da Siena - BUR
(2) "I thank thee, o Father, Lord of heaven and earth, because Thou hast hidden these things from the wise and prudent, and hast revealed them unto babies" (Matthew 11:25) La frase si trova nella copertina interna dell'album Shot Of Love.

Sunday, December 30, 2007

HOPE FOR A NEW YEAR


Quando ero ragazzo, a volte, mi capitava di cantare insieme agli amici una canzone del Gen Rosso che cominciava così : "E' un nuovo giorno, una nuova speranza, posso ricominciare".
Quella canzone mi é tornata in mente in questi giorni di fine dicembre, in una fase del tempo - le soglie di un anno nuovo - in cui si é alle prese con un nuovo inizio.
E in momenti in cui gli auguri cominciano a giungere da ogni parte, a dispetto di un mondo che invece sembra davvero non volerne sapere di diventare migliore, mi é capitato di rimettere nel lettore cd Streetlight, colonna sonora del musical omonimo, che il gruppo continua a rappresentare sui palcoscenici di tutto il mondo.


E' il racconto di una storia vera, quella di Charles Moates, che vive nella fossa - The Hole - un quartiere malfamato della Chicago dei sixties. Charles ed alcuni suoi amici formano la Streeetlight band ; si trovano spesso in un garage per le prove e stanno preparando un concerto da tenere in Malcolm X Boulevard. Quel gruppo di amici é speciale: sono ragazzi che impegnano le proprie forze per la costruzione di un mondo unito e lo fanno anche attraverso la musica.
Jordan é amico di Charles e fa parte di una banda locale - The Gang - che si é imposta nel controllo del quartiere. La banda rivale - The Devil G - nel corso di un'irruzione improvvisa a cui fa seguito una sparatoria, provoca la morte di Lisa, fidanzata di Jordan e sorella di Tray, capo di The Gang.
L'omicidio scatena la vendetta di The Gang, ma Charles, pur appartenenedo alla fossa, non accetterà di rispondere alla violenza con la violenza.
Anche l'amicizia di Charles con Jordan verrà messa a dura prova dalla spirale di questa violenza, e Charles stesso pagherà alla fine con la vita la propria coerenza.
Per Jordan la domanda di significato di fronte al mistero dell'esistenza sorgerà come un grido acutissimo al termine di questa storia, ma la vita e l'esperienza di Charles e dei suoi amici rimarrà "stella vera, che non si spegne più".

La speranza di un mondo nuovo nasce dal dolore abbracciato per amore.
Qualche anno fa a Chicago, così come ogni giorno qui e ovunque, adesso ancora, alle soglie di un anno nuovo.
Per il sogno di un Dio che si rinnova : "Padre, che tutti siano uno" (Gv, 17,21)


"Vedremo le terre, leggeremo la storia,
ameremo la patria l'uno dell'altro.

Al di là delle lingue, al di là delle razze,
ameremo la fede l'uno dell'altro.

Vivremo speranze, porteremo dolori,
ameremo il cammino l'uno dell'altro.

Al di là del passato, di ferite lontane,
costruiremo il futuro
l'uno dell'altro.

Io ci sto !
Tu ci stai ?
Tu ci stai !
Io ci sto:
a giocarmi tutto,
a dare la vita per te.

Io ci sto !
Tu ci stai ?
Tu ci stai !
a dare la mia vita
perché sia così !

L'uno dell'altro."

(L'uno dell'altro - Streetlight, the musical - Gen Rosso)

Tuesday, December 18, 2007

NATALE

"Gesù non é un mito, é un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia. Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso. Possiamo, per il tramite dei testimoni, udire le sue parole. Egli é morto ed é risorto... e i miti hanno aspettato Lui, in cui il desiderio é divenuto realtà."

(Benedetto XVI)


William Congdon, Natività, 1960


Chissà se certe sensazioni le prova anche chi non é nato qui.
Scoprire il fascino di una città, che sembra fare di tutto per apparire brutta.
Eppure Milano, al mattino presto, ti trasmette qualcosa di sé che non puoi trovare altrove.
Mi viene sempre in mente Fabio Concato, con quella sua canzone e allora provo anch'io a camminare e gioire nel "vederla sonnecchiare" e accorgermi "che é bella, prima che cominci a correre e ad urlare".

Ma queste mattine, nell'aria, c'é qualcosa in più.
Come una magia, che riesce a incidere la crosta del freddo e - soprattutto - delle tristezze del cuore, che, se non stai attento, può assalirti fin dai primi istanti del giorno, appena metti giù i piedi dal letto.
In queste mattine esco prima dell'alba, coi miei due figli più grandi e ci incamminiamo verso la chiesa, prima che qualunque altra attività abbia inizio.
Sono i giorni della novena di Natale e forse qualcosa di diverso nell'aria lo percepisci già per questo.
Ma poi il paesaggio dell'anima si arricchisce di luoghi e di persone.
In quelle vie, così deliziosamente ancora deserte, man mano che ci si avvicina, vedi pian piano spuntare le persone, prima ad una ad una, poi a piccoli gruppetti, come rivoli di ruscelli che alla fine riempono il letto di un fiume più grande, vuoto fino ad un attimo prima, come in attesa di qualcosa.
Quando arrivi in chiesa ti accorgi che c'é dentro una folla, quasi spropositata per quell'ora del giorno e allora cerchi un posto a sedere e ti guardi intorno; dopo, a poco a poco, volgi lo sguardo verso Colui che sei venuto a trovare di prima mattina.
Poi, alla fine, ti alzi dai banchi e allora ti accorgi dei tanti volti amici.
Quelli di sempre, con cui si condivide il cammino, poi gli amici dei tuoi figli; ma anche i conoscenti, il vicino di casa, persino il vecchio compagno del liceo.
E allora saluti tutti - buona giornata ! - ma poi ti muovi, perché é già ora di correre: a scuola, al lavoro e chissà dove, in questa frenetica, impossibile, adorabile città.

Ma quando alla sera, la mente ripercorre ciò che ti é accaduto, capisci finalmente cos'é quella magia che semplici emozioni ti avevano fatto in qualche modo percepire.
E' la realtà di un popolo, che ti sostiene e, piano piano, ti educa e ti cambia, giorno dopo giorno.
E' la realtà di un Dio, Emmanuele - Dio con noi - che ancora una volta, in questi giorni di fine d'anno, si é reso visibile in mezzo agli uomini che Egli ama.
Allora ti addormenti sereno, perché - ora sì - hai finalmente trovato un luogo in cui far riposare la durezza del tuo cuore.
Domani - a Dio piacendo - sarà di nuovo un nuovo giorno.
Tutto da vivere.

Che sia un buon Natale,
anche per tutti coloro che passeranno da qui