
"IN THE FURY OF THE MOMENT I CAN SEE THE MASTER'S HAND, IN EVERY LEAF THAT TREMBLES, IN EVERY GRAIN OF SAND" (BOB DYLAN)
Tuesday, March 10, 2009
GRAZIE CHIARA

Monday, March 02, 2009
ME AND MY BROTHER FRANKIE

E poi, inutile dirlo, tutte le ragazze erano ai suoi piedi cosicché l'invidia si tramutava pure in un po' di rabbia bella e buona.
Ma tant'é, io il Boss dal vivo non l'avevo ancora visto e allora era bello ascoltarlo anche così e non solo dai dischi o da fruscianti e mal registrati bootlegs da strapazzo.
La storia narrata in questa canzone di Springsteen é semplice e naive, vicenda di due fratelli, figli di un'America rurale, lontana da Wall Street e dalla globalizzazione. Stesso sangue ma vite diverse, che, per quegli strani scherzi del destino, fanno sì che uno si trovi dalla parte giusta della strada e l'altro perennemente da quella sbagliata.
Il mio nome é Joe Roberts, lavoro per lo stato
Io e Frankie si rideva e si beveva
Beh, Frankie si arruolò nel 1965
Una notte come tante altre, arriva una chiamata ad un quarto alle nove
Ermanno Labianca, nel suo "Talk About A Dream", scrive che nella prima strofa di questa canzone c'é già tutto ed in effetti é proprio così, il resto é solo bellezza e pennellate che perfezionano in musica un'opera ed un senso già intuiti.
Perché c'é sempre qualcosa per cui val la pena di ricominciare, sino all'ultima, ennesima volta.
Qualcosa o Qualcuno, laggiù in fondo alla strada, più in là di quel cartello che ti indica il confine.
Friday, February 27, 2009
TORNANDO A CASA

Wednesday, February 25, 2009
LOCH LOMOND

Un auto che viaggia al tramonto, sulla strada verso casa, ancora una volta é una porta che spalanca sogni e desideri.
Musica di fredde lande islandesi - meravigliosi Sigur Ròs - mi ha fatto viaggiare all'infinito con la mente, per giorni e giorni. E cosi sono tornato anche da loro, i Runrig, fieri paladini delle terre di Scozia, alfieri di una musica che sa coniugare rock e tradizione, note su spettacoli di bandiere che sventolano ai concerti, ma che non hanno nulla di sciovinista ed irreale: solo genuinità, entusiasmo ed orgoglio per le proprie radici.
Una canzone come Loch Lomond é capace di catapultarti chissà dove, anche se le note fuoriescono dal triste lettore cd di un'auto qualsiasi, sperduta nell'insulso piattume della pianura padana.
Ma tant'é, con la fantasia sei già lassù, sulle rive di laghi e paesaggi di cristallo e di castelli, ed i tuoi sogni possono volare liberi, senza che la fretta di chi percorre la strada davanti e dietro a te - anime sensibili solo ad insensata frenesia - possa minimamente scalfirti.
E' così che ti accorgi che basta così poco a renderti felice, a scacciar via la noia e la stanchezza, persino le ferite più profonde del tuo cuore. Ma quel poco, se ci pensi bene, in realtà é il molto, perché in quegli istanti, forse, hai colto la relazione tra le cose.
Una relazione che é Armonia. Armonia tra le note di una bella canzone ed il tramonto che ti senti addosso; tra la tua fantasia e la realtà di ciò che vivi e vedi. Armonia che senti in te - nonostante tutto - e che percepisci nelle cose tra di loro.
Gioisci e ti stupisci, allora, mentre ti accorgi che non l'hai creata tu e neppure le cose cui l'hai sentita correlata.
Quell'armonia, lo capisci infine, é frutto dell'Amore che ha dato forma e sostanza al tutto e che oggi, per una magia che la musica é stata in grado di elargirti ancora, ti ha fatto percepire.
L'averlo sentito vivo su di te - l'Amore che tutto sostiene - ti ha fatto sentire come nuovo.
Sunday, February 22, 2009
SI PUO' VIVERE COSI'
Tuesday, February 17, 2009
LO SPOSO



All'improvviso ti ritorna in mente quel racconto. Quando Chiara incontrò e conobbe lo Sposo, Gesù Abbandonato, per non lasciarLo mai più nella sua vita. Dori, una delle sue prime compagne, fu spettatrice di quel fatto e in quel momento lo abbracciò per sempre anche lei:

Note:
(1) tratto da "Un'avventura per sé", di Julian Carron (prefazione del libro "Uomini senza patria" di Luigi Giussani, BUR)
(2) racconto di Dori Zamboni, una delle prime compagne di Chiara Lubich, di un episodio accaduto a Trento, il 24 gennaio 1944. Tratto da : Chiara Lubich - L'unità e Gesù Abbandonato - Città Nuova editrice. pagg 51-52
(3) Chiara Lubich, scritto del 1949
Colonna sonora di questo post é un altro post, splendido, di Maurizio Pratelli.
(http://tornoaivinili.blogspot.com/2009/02/tornando-casa-con-i-sigur-ros.html)
Grazie Maurizio.
Saturday, February 14, 2009
SAILING

Wednesday, February 11, 2009
118

Monday, February 09, 2009
THE SUN RISES HERE

Il blog rompe il silenzio e lascia spazio all'amica e collega Cristina, che oggi ha qualcosa da raccontare.
La buona notizia, pensando alle scritte comparse su certi autobus in Europa, é che Dio esiste, anche dentro a ciò che é misteriosamente doloroso e se esiste é proprio perché si é fatto dolore anche Lui.
La notizia più bella ancora é che ne abbiamo tutti bisogno.
Ecco il racconto: grazie Cris.
"Carissimi amici, vi racconto in breve ciò che mi è accaduto l'altro giorno. Stavo andando a lavorare in metropolitana, quando a Lambrate si siede accanto a me un uomo sui 45 anni un po' "sempliciotto" o qualcuno direbbe "ritardato"... con in mano il volantino (volantino di CL, ndr) di giudizio su Eluana (grandi i ragazzi che hanno volantinato!). Lo piega e lo mette via. Cosa dire? Attaccare discorso o restare nell' "educato" silenzio milanese? Parla lui. Mi racconta che ha perso la moglie per un tumore ovarico a 36 anni e che suo figlio (17 anni) è da 6 in coma vegetativo per una malformazione vascolare del cervello. "Ma cosa faccio? Certo che vorrei vederlo morire, smettere di vederlo in quello stato (ora è ricoverato per uno scompenso cardiaco), ma possiamo decidere noi? No c'è un Altro che decide!" E precisa: "Non sono uomo di chiesa, ho smesso tanto tempo fa di andare in chiesa, quando mia moglie è morta. Ma se noi ci siamo, se lui c'è è perchè Dio lo vuole e va bene così. " Intanto gli continuano a cadere le cose e quasi a rompere l'imbarazzo di una commozione crescente gli dico: sarà suo figlio che la pensa! E lui: " Sa credo che lui sia ancora qui per un motivo..e credo di sapere quale: ieri sono entrato di nuovo in chiesa. Sì credo che sia qui per questo". E mi ringrazia perchè lo accompagno fino all'ingresso dell'ospedale: "Lei è un angelo". No, l'angelo per me è stato lui (un padre che ama così!!). Combattuta per tutto il viaggio in metrò perchè non sapevo cosa dire (certo io che ero "nel giusto" dovevo dire qualcosa).. e poi arresa di fronte alla realtà di un Mistero che, inaspettatamente, mi è venuto incontro una mattina qualunque. Davvero è semplice lasciarsi travolgere da Cristo, realtà presente che si impone... Basta tenere gli occhi e le orecchie aperti, anche davanti ad uno "scomodo" vicino di viaggio e chiedere la Grazia che lo siano sempre di più.
Con me vi chiedo di pregare per Alessandro e suo figlio Massimiliano."
Cristina
Post Scriptum
questo post ha preceduto solo di poche ore la morte di Eluana.
Ma la Speranza non é morta: é risorta in Cristo.
Friday, February 06, 2009
STOP

PERCHÉ DICIAMO DI NO ALLA SOSPENSIONE DELL’ALIMENTAZIONE
NO ALLA MORTE DI ELUANA
Non si tratta di astenersi dall’accanimento terapeutico ed accettare l’evidenza di una vita che si sta spegnendo. Eluana non è un malato terminale (può benissimo vivere ancora per vari anni), né una persona che sta morendo con atroci sofferenze, né è “attaccata” ad alcuna macchina. Viene alimentata tramite un sondino naso-gastrico, si addormenta e si sveglia in modo regolare, ogni giorno viene alzata dal letto per eseguire la fisioterapia e viene seduta in carrozzina. Non ha lesioni da decubito o malattie in atto. Tante persone sono nelle sue condizioni, molte di queste sono accudite in famiglia.
Se esaminiamo la questione dal punto di vista medico, si può affermare inoltre che:
1) La scienza oggi non ha ancora raggiunto dati definitivi sullo stato vegetativo persistente: non può quindi pronunciarsi in modo certo sul grado di consapevolezza di sé e sulle interazioni con l’ambiente di queste persone, né sull’evoluzione di tali condizioni.
2) Da più parti si sta delineando una distinzione tra vita biologica e vita biografica, cioè vita capace di relazione, proponendo la presunta cessazione della vita biografica come confine del prendersi cura. Ma il criterio di dignità di vita non può coincidere con una evidente capacità di comunicazione e di relazione con il mondo esterno. La dignità della vita di ciascuno è un valore intrinseco, non dipende dalle circostanze esistenziali, né dal riconoscimento da parte degli altri di tale dignità.
L’uomo o la donna di cui ci si prende cura, anche se gravemente impediti nell’esercizio delle loro funzioni cognitive, sono e rimangono sempre esseri umani (non “un vegetale”).
3) Il “caso Eluana” rischia di creare un precedente che potrebbe avallare l’abbandono di altre persone in situazioni similari per lesioni cerebrali gravi che limitano fortemente la capacità di relazione.
4) Preoccupa inoltre il fatto che altre figure, con competenze diverse da quella medica, si stiano arrogando poteri decisionali nella prassi di cura. Il medico diviene in tal modo un mero esecutore di decisioni prese al di fuori del rapporto fiduciale con il paziente, rapporto che, da Ippocrate ai giorni odierni, rappresenta il fondamento della medicina.
Per tali motivi, sosteniamo che non si può sospendere l’alimentazione ad Eluana.
Alla famiglia va tutta la nostra vicinanza, rispetto e comprensione per una vicenda umana che indubbiamente comporta una grande sofferenza e decisioni non facili, certamente aggravate dal clima ideologico che circonda questa vicenda.
Nello stesso tempo questa situazione ci richiama ad un rinnovato impegno a difesa della vita in tutte le sue fasi, prima di tutto di solidarietà fattiva, verso ogni persona, specie se più debole e fragile, un impegno non secondariamente anche culturale ed educativo.
(comunicato stampa del Movimento dei Focolari, 6/2/2009)
Wednesday, February 04, 2009
DOVE MI PORTA IL CUORE

Note:
(1) Paola Marenco, dall'introduzione alla mostra "Misurare il desiderio infinito?", Itaca ed.
(2) ibid.
Saturday, January 31, 2009
A LEZIONE DI REALTA'
"(...) La realtá é la realtá e si impone per ció che é attraverso le diverse circostanze della vita: il nascere, il crescere, lo studiare, il mangiare, l’andare al bagno, pulirsi, tenere in ordine l’armadio, innamorarsi, sposarsi, fare dei figli, essere prete o consacrato, soffrire e infine morire.
La realtá é un’unitá che si esprime in modo meraviglioso a 360 gradi. Allora, o uno la vive o non la vive. Ma viverla significa vedere in lei la poderosa voce dell’Eterno “Ex uno omnia, et omnia locuntur unum”.
Immaginatevi cosa sarebbe per me la vita quotidiana senza questa prospettiva: una paralisi. Sarei come un bimbo davanti ad una vetrina piena di giochi e non saprebbe quale prendere, o, per dirla con Giussani, come un bimbo davanti al meccano. Per me dentro tutti i casini di cui è fatta la realtá è chiaro quell’UNO, per cui non esiste condizione della realtá che non sia positiva, che non generi ammirazione, commozione. Cosa diversa dallo “spettacolo”, ecc. o cose di questo genere.
Facciamo degli esempi.
Ieri mattina il Vicepresidente, oggi Presidente in esercizio per l’assenza di Lugo che è in Brasile alla internazionale socialista, è venuto a trovarci per invitare padre Paolino e me all’inaugurazione del museo del calcio, con la sua presenza, quella di Platter, presidente della FIFA, di Hevalange, ex della FIFA, Leoz della confederazione Sudamericana a altri “divi” del calcio come Cafu, Higueta ecc...
Una sera splendida, con la “mafia” mondiale del calcio. Un’ora prima di partire, nella clinica muoiono due persone. Le assisto, sto con loro, dò ai loro corpi freddi un bacio e poi con Paolino alla festa del calcio. Torniamo a notte fonda, dopo essere passati in un buon ristorante a mangiare e quindi vado alla clinica per l’ultimo saluto. Finalmente a dormire, ma dormiró solo 3 ore. Alle 7 di questa mattina viene a colazione il Vicepresidente con due industriali vicentini: Rino di Arzignano il re del cuoio, un altro impresario, sempre veneto e un paraguayo. Una buona colazione. Si parla di tutto...si parla perfino con il capo della segreteria di Galan, con Bepi Saretta, ex deputato D.C., con un viceministro del governo Berlusconi. Si vedono possibilitá di aiuto...di finanziamenti fra i due governi. Paolino ed io, due cretini qualsiasi, il cuore di tutto. Terminata la colazione il vicepresidente se ne va e i due industriali veneti a contemplare tutto. Lascio a voi immaginare la loro faccia. Se ne vanno anche loro...ma il pranzo sará ancora con loro, il Vicepresidente della Repubblica ecc.. Quindi vado alla clinica, sto con i due morti, celebro la Messa, do loro il bacio finale sulla fronte...e via al cimitero. Gli ammalati che si possono muovere assistono. Ricordo loro che il turno è per tutti e prossimo. Ogni faccia è lieta.
Le due bare passano fra i bambini che giocano, si fermano, pregano e poi riprendono a giocare. Cosí gli adulti del café letterario, cosí gli operai.
Quindi facciamo il consiglio di amministrazione, mentre ci dicono che è arrivata una persona malata terminale con un cancro alla faccia grande come una zucca e perde sangue a dirotto. Corrono i medici, gli infermieri. La vita é la vita. La realtá é la realtá. Nessuno spavento, nessun trauma, nessuno spettacolo. Qui è una festa perchè la vita é cosí ed é cosí anche quando fra poco inizia la scuola e i nostri bambini di tre anni fino ai 12 andranno alla clinica a visitare Victor, Cristina, Celeste, a pregare per chi muore, toccare il corpo e farsi il segno della croce.
Ma non solo tutti i giorni a pranzo la nostra comunitá religiosa, P. Paolino, Ferdinando ed io, é composta di diverse persone, normali, depressi, con problemi... C’é chi parla, chi no, chi troppo, chi mai. É un circo ma che bello... Niente borghesismo o i frati che se la contano. Anzi... immaginatevi quanto grande deve essere la tensione ideale, la familiaritá con Cristo. Dico loro: ma io sono stato abbracciato cosi da Giussani, da Carron, dalla fraternità S. Carlo, é la vita. La comunitá fa i conti con la realta: certo tutto potrebbe essere piú comodo... ma la realta si impone.
Cosa vuol dire prendere sul serio quanto Carron ci dice, quando ci parla della realtà, della familiaritá con Cristo? Per Me, questo.
Amici, capite dov’è il problema?
È se siamo ancora capaci di guardare la realtá come segno della Presenza, se la realtá ci è familiare, se le circostanze, qualsiasi, come la crisi economica che vi spaventa, sono per voi come per me la modalitá con cui il Mistero si relaziona con voi, con me. O sono gli aspetti brutti della realtà? Per caritá. Per me sono gli aspetti belli, anche se drammatici. Perchè non essere riuscito a dormire non è certo facile per me, però anche questa fatica è bella perchè mi fa chiedere di piú. Quando non dormo bene tutto mi è terribilmente piú difficile, sudo il doppio e il sudare mi rende nervosissimo. Peró che grazia, per chiedere il dono della pazienza! Poi con gli “ultimi”, che vorrebbero mangiarmi se potessero! Ogni attimo uno che ha bisogno, che chiede. I miei nervi non sono facilmente controllabili. Però si possono semplicemente trasformare in preghiera. E cosí accade.
Per terminare, amici, la vita è la vita e se, per un equivoco, vi e stata fatta vedere in uno dei suoi aspetti piú drammatici e affascinanti, sappiate che per noi, per me, è un’altra cosa, è la realtá, è la vita nel suo bellissimo aspetto finale quando finalmente tutto si compie nella pienezza della vita. Quando la realtá appare in tutto il suo splendore come dice S.Paolo: “la realtá è il corpo di Cristo”.
Auguro una sola cosa: siate realisti. E allora anche la crisi economica si trasformerá in creativitá, in una possibilitá nuova di scoprire ció che siete, ció che siamo, riscoprendo il destino per cui siamo fatti.
Benedetta crisi, per chi ama la realtá. Un’occasione unica per convertirci e credere nella Provvidenza in modo concreto
In fondo non possiamo non seguire quanto Carron ci indica continuamente: “guardare la realtá, la familiaritá con Cristo”. Cosi tutto diventa missione cioé movimento, come anche nel pranzo di oggi con un gruppo di industriali decisi a camminare con noi. Il movimento é tutto questo camminare dell’io dall’inizio alla eternitá passando per la morte."
Con affetto
P.Aldo
Thursday, January 29, 2009
NULLA PER CASO - PARTE SECONDA

Siamo necessari l'uno all'altro, non c'é niente da fare.
Sunday, January 25, 2009
NULLA PER CASO

Due ore passano in un attimo: solo l'orologio impone alla gente d'andar via. E tu, invece, vorresti rimanere lì. A sentire ancora un po' di quel calore, quello che la Sua presenza ha generato. Già lo sapevi, che Lui l'aveva garantita sempre, a coloro che si fossero uniti nel Suo nome. Ma oggi, che ancora una volta l'hai sperimentata, insieme a quegli amici testimoni, si fa capace di stupirti come se fosse nuova.
Thursday, January 22, 2009
IL MIO NOME E' GRAZIE

Sunday, January 18, 2009
CENA IN EMMAUS


