"IN THE FURY OF THE MOMENT I CAN SEE THE MASTER'S HAND, IN EVERY LEAF THAT TREMBLES, IN EVERY GRAIN OF SAND" (BOB DYLAN)
Thursday, April 24, 2008
GRATITUDINE
Monday, April 21, 2008
ANIMA IN FESTA
E questa volta sul palco sono saliti anche i minatori.
Tuesday, April 15, 2008
SI PUO' VIVERE COSI'
storie di Parola vissuta

Un cd rimesso nel lettore quasi per caso.
Ed una canzone che mi ricorda all'improvviso la sua storia.
La storia di Chiara Badano, per tutti Chiara Luce, una ragazza morta a soli 18 anni, in odore di santità.
Avevo già parlato di lei, in un post del 2006 ed ora che la ritrovo mi viene voglia di rifarlo.
Una storia affascinante la sua, anche se non unica, simile a quella di altri che incontrano la sofferenza e, invece che viverla come ostacolo, ne fanno una pedana di lancio, verso una vita più vera.
Quanti ne incontro, tutti i giorni, nei letti d'ospedale.
E Chiara ci finisce anche lei, contro ogni logica umana che non vorrebbe vederla lì, una ragazza giovane e bella, sportiva e intraprendente qual'era lei.
Il nemico è terribilmente ostile: il tumore, un sarcoma, è di quelli che non risparmiano la sofferenza a nessuno. Ma Chiara è armata bene e parte subito battagliera. In una lettera del 1985 scrive: "Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce. Ho capito che non ero una cristiana autentica perchè non lo vivevo sino in fondo. Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo. Non posso e non voglio rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio.".
Poi la scalata, rapida, inesorabile, dentro il mistero di quella vita, sino all'inimmaginabile, il rifiuto della morfina (voleva avere ancora "qualcosa da offrire") per essere più simile a Lui: "La medicina ha deposto le armi... Mi sento così piccola e la strada da compiere è così ardua. Spesso mi sento sopraffatta dal dolore. ma è per Gesù che viene a trovarmi. E così gli ripeto: se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io".
Allora l'ho ripensata a lungo Chiara.
E l'ho guardata, ma non come si guarda chi si pensa distante da noi.
L'ho pensata come una persona qualunque, una che con la mia vita possa centrare davvero.
E che ha fatto qualcosa d'eroico, certo, ma giorno per giorno, dentro il quotidiano. Qualcosa non d'irraggiungibile, quindi, ma alla portata di tutti; di tutti coloro che decidano di lasciarsi portare da un Altro.
E poi ho trovato anche le immagini di quella canzone.
Provate a guardarle e guardate come canta e come suona questa gente.
Ragazzi come Chiara, pronti a fare la stessa scelta, senza paura; scelta di dare la propria vita per un Altro, in ogni istante, sin dalle piccole cose d'ogni giorno.
E che non smette di correre, mai.
Perchè in quella Luce non c'è più nulla da temere:
"Corri, corri, brilla accanto a me, nella stessa luce
corri, corri, brilla brilla che luce chiara e bella sei.
Corri, corri, dimmi che non c'è, nulla da temere
Corri, corri, brilla, brilla che la tua luce ora è in me"
Note:
1) per il titolo di questo post mi sono appropriato di quello di un bellissimo libro di Luigi Giussani; penso che lui, da lassù, mi perdonerà.
2) Chiara "Luce" Badano è partita per il cielo il 7 ottobre 1990. Il processo per la causa di beatificazione è stato avviato dieci anni dopo, il 7 ottobre 2000. La sua storia è raccontata, tra gli altri, in questi due libri:
Michele Zanzucchi - Io ho Tutto - Città Nuova editrice.
Mariagrazia Magrini - Di luce in luce - edizioni San Paolo
Tuesday, April 08, 2008
FIGLIOLANZA

Monday, April 07, 2008
CIAO ANZOLON

“Nella vita e nella morte, io sono sempre con te”. L’aveva promesso a Chiara Lubich e così si è attuato. Natalia Dallapiccola, la prima che ha seguito Chiara in terra nel 1943, è stata la prima a raggiungerla, a distanza di pochi giorni, nell’Al di Là. Aveva 83 anni. E’ deceduta ieri sera, nella sua casa a Rocca di Papa poco dopo le 21, in seguito a disturbi cardiaci e polmonari, attorniata da Graziella De Luca, Valeria Ronchetti, Vittoria Salizzoni, Doriana Zamboni, le prime compagne degli inizi, con cui viveva. Natalia è stata “presente” sino alla fine. Poche ore prime della “partenza” aveva meditato su una pagina di Chiara, che aveva modellato la sua vita: “Ho una sola madre sulla terra, Maria Desolata… nel suo stabat, il mio stare, nel suo stabat, il mio andare…”. A chi gliel’ha letta, la sua piena adesione e gratitudine: “Sì, era proprio quello che volevo”.

Natalia è con Chiara nel primo focolare di Trento, in piazza Cappuccini. Poi la segue a Roma. Avrà un ruolo determinante, nel 1959, nella fondazione del focolare di Berlino Ovest. Sarà parte del primo gruppo che varca il muro, nel 1962, insieme a focolarine e focolarini medici chiamati dal vescovo di Lipsia a prestare la loro opera nell’ospedale cattolico della città, carente di personale sanitario per le fughe in occidente. Il suo segreto era la fedeltà alla scelta di rivivere Maria Desolata, nel suo “stabat” ai piedi della croce nel momento in cui Gesù lancia al Padre il grido di abbandono. Riconosceva ed amava il suo volto che si presentava ad ogni passo. Natalia era di sostegno a chi condivideva con lei l’impegno a costruire l'unità in ogni ambiente. Un fatto che sconcertava e si rivelava "contagioso". Ha sorpreso trovarlo documentato nei rapporti della Stasi, la polizia segreta tedesca: si parla del “programma del Movimento ‘Fucolar’ di creare “una forte unità religiosa nonostante le opinioni nazionali diverse”. Era una corrente d'amore che passava da persona a persona.

Sin dall’inizio per la particolare profondità con cui vive la spiritualità dell’unità, svolge un ruolo importante per la formazione spirituale dei membri del Movimento. Dopo la “partenza” di Chiara, Natalia avvertiva l’impegno a fare tutta la sua parte per portare avanti il movimento. Chiara aveva soprannominato Natalia, “Anzolon” (in dialetto trentino significa “angelo”), per l’amore sempre vivo in lei verso tutti, vissuto con la radicalità degli inizi.

Wednesday, April 02, 2008
IL SILENZIO DI ADAM



Saturday, March 29, 2008
UN SORRISO SUL METRO'
E così oggi mi tocca prendere il treno, per andare a fare la notte in ospedale.
D’altra parte, se la macchina è guasta, in qualche modo ci dovrò pure andare al lavoro.
E allora prendo il metrò, vado alla stazione e mi mischio insieme ad un mucchio di persone, popolo di pendolari che ritorna a casa.
Quanto tempo era che non mi capitava più. Troppo abituato a fare i conti coi miei pensieri in auto, avanti e indietro tutti i giorni per la stessa strada, ad ascoltare musica dal lettore cd, a rispondere al telefono, a chiacchierare qualche volta – troppo poco, in verità – con Quello che sta lassù.
Così mi metto a guardare le persone - accidenti, mi piace l'idea! - e per giunta non sono neanche troppo stanco: io a lavorare ci sto andando adesso, mentre molti di questi la giornata l'han già vissuta quasi tutta.
Quanta gente tutta diversa, cresce la curiosità e lo stupore. E si fa strada anche un pensiero, che vorrebbe essere condivisione: quante storie riesci a intravedere, dietro al volto di ciascuno ?
Il metrò si ferma alla stazione e salgono papà e mamma nomadi, col figlio piccolino.
All'improvviso cresce il disagio intorno a me e, ad essere sincero, anche dentro di me.
Perchè non è mica gente facile quella lì: quante volte mi è capitato di curarli in ospedale e come è faticoso ogni volta; perchè spesso non si fanno affatto aiutare, nel loro rifiuto delle regole, nel vivere una vita così diversa, fuori dai nostri schemi abituali.
Ad un certo punto l'uomo attacca a suonare: ha una fisarmonica al collo, augura a tutti la buona sera e si mette a cantare. E la musica, ancora una volta, mi attrae e catalizza la mia attenzione. E mentre ascolto, si riaffacciano alla memoria quei musicisti improvvisati, che affollavano i metro' di Londra e Parigi già tanti anni fa e che mi avevano così affascinato la prima volta che li avevo visti. Ma la musica dura poco, giusto lo spazio di una fermata. Il treno rallenta e il bimbo passa tra tutti i passeggeri, mostrando a ciascuno la desolazione di un bicchiere di carta troppo vuoto.
Apro il borsellino e il sorriso di quel bimbo arriva all'improvviso: segue solo di un istante il rumore della mia monetina sul fondo vuoto del bicchiere.
Davanti a me un uomo che sembra avere la mia età, bello e impeccabile nel suo completo scuro; scrive e-mail al palmare, con una mano sola, e come faccia non lo so: il mio cellulare qua sotto non prende neppure la linea; ma lui è tutto indaffarato, in quello che ai miei occhi appare un gioco, ma che invece è una cosa seria, perchè - che diamine - siamo milanesi e noi sì che lavoriamo sempre.
Quel bambino lo sfiora, lui invece manco lo guarda, anzi si scosta piuttosto infastidito.
Per un attimo mi sento più bravo di lui, ma è solo un momento.
Pochi secondi appena e mi ricordo i farisei, quelli che non piacevano per nulla a Gesù. E allora è lo spazio di un istante, e mi rimetto subito in riga.
E intanto mi rendo conto che è così: quel gesto non mi ha reso migliore, proprio per niente.
Ma il sorriso di quel bambino, quello sì che mi ha cambiato.
Poco a poco sta scendendo dentro me e mi scalda col suo calore, come il sorriso di Uno più grande, Colui che move il sole e l'altre stelle.
Come facevi a saperlo, Signore, che avevo proprio bisogno di quello per cominciar bene la mia giornata ?
Quel sorriso, finalmente, era ciò che mi mancava.
Questa sera me lo porterò al lavoro.
Monday, March 24, 2008
AIN'T TALKIN'
luci d'attimo presente, dentro i versi di un amico (*)

I'm cleared focused all around
Most of the time
I can keep both feet on the ground
I can follow the path, I can read the signs
Stay right with it when the road unwinds"
("Il più delle volte
metto a fuoco quanto ho intorno
Il più delle volte
so stare coi piedi per terra
Posso seguire il percorso, leggere i segnali
Tenermi in piedi quando la strada comincia a girare")
Il più delle volte, Signore,
non smarrirò la strada,
se il silenzio saprà farsi strada,
dentro di me.
Se saprò capire
d'essere strumento e non fattore.
Allora, colpo su colpo, lo Scultore compirà il suo lavoro.
Farà male a volte, certamente,
E quando sarò vuoto, finalmente,
saprò accogliere il fratello davanti a me.
E così vado avanti, mio Dio,
la strada é diventata larga.
Ma "non parlo, cammino solamente",
il mio silenzio l'hai riempito Tu.
Yes, I'm pressing on
To the higher calling of my Lord."
(*) le parole in corsivo sono versi tratti da canzoni di Bob Dylan
Sunday, March 23, 2008
LUI E' RISORTO

(vangelo di Matteo, 28, 1-7)
Wednesday, March 19, 2008
UNA SOLA FAMIGLIA
Saturday, March 15, 2008
TI VOGLIO BENE
Friday, March 14, 2008
CIAO CHIARA
Non riesco a scrivere, in questo giorno, su questo blog, ma non lo voglio lasciar passare invano.
Quando il giorno volge al termine, riesco finalmente ad aggiungere qualcosa.
Da Rocca di Papa giungono echi di un fiume di persone, incessante, che ha salutato Chiara ieri quand’era in vita, e che continua a farlo oggi, nella sua camera ardente.
Ed è un fiume che grida una sola parola: unità.
Quell’unità che era la parola di vita incarnata da lei, il testamento di Gesù : “Padre che tutti siano uno!”.
Ho pianto tanto e a lungo oggi, ma non era solo tristezza.
Era anche e soprattutto commozione.
Perché ciò che ho sperimentato – comunione tra così tanti amici – è già un miracolo.
Ed è questo è che mi conquista e mi converte anche oggi.
Ed è già segno di un amore di Chiara persino più grande di quello di prima: Amore che giunge dall’Eternità.
Tuesday, March 11, 2008
I DISCHI DI TONY



Saturday, March 08, 2008
8 MARZO

No, non é Julia Roberts (anche se é splendida) e neanche la musica del film (c'è dentro anche un certo Roy Orbison), ma é una scena verso la fine, in cui l'affarista Edward Lewis (Richard Gere), per la prima volta nella sua vita, infrange tutte quelle regole che, da uomo senza scrupoli di Wall Street, ha seguito fino a quel momento e decide di entrare in società con James Morse, il proprietario della compagnia marittima che avrebbe potuto rovinare, come aveva a lungo progettato di fare. L'anziano magnate rimane sorpreso e mette una mano sulla spalla di Lewis, ancora incredulo e titubante: "signor Lewis, faccio fatica a dirlo senza sembrare accondiscendente, ma ... sono fiero di lei".

Per tutti, comunque sia, ce n'è uno più grande, che Dante ha descritto con parole meravigliose, e che, per fortuna, mandano in frantumi tutte le stupidaggini che ho scritto sinora.

Monday, March 03, 2008
DESIDERIO

Beh, confesso che la domanda, posta così a bruciapelo, mi aveva sorpreso un po'.
E così, quando é arrivata all'improvviso, nel contesto di un gruppo di amici - genitori di bambini che si stanno preparando nella catechesi settimanale - sono rimasto lì a pensare, senza trovare subito una vera risposta.
Poi mi é venuta in mente una parola : desiderio.
"Uno stato di affezione dell'io", dice la spesso inaffidabile Wikipedia, che però questa volta ci prende, perché di affetto si tratta davvero.
Allora, tornato a casa, sono andato a caccia di aiuti ed ho trovato questa frase di Don Giussani: "il desiderio é l'emblema della libertà perché apre all'orizzonte della categoria, della possibilità".
Ma guarda un po', mi sembrava di saperlo che alla fine si trattasse ancora una volta della mia libertà.
Libertà di pregare, magari, perché il desiderio é presente in te, ma é un Altro che lo allarga davvero, come dice bene il Papa nell' enciclica Spe Salvi (1).
E libertà di giocarsi ancora una volta in un cammino di amici, in una comunione di popolo che ti educa e sostiene, nonostante tutto ed ogni giorno di più, a dispetto delle tue miserie, che scopri - ahimé - sempre più grandi.
Fino a rendere quel desiderio sempre più incessante, sempre più quotidiano.
Sino a far rinascere l'affezione, la voglia di sentire il Suo calore, la presenza di Colui che l'ha promessa a tutti quelli uniti nel Suo nome.
E non hai bisogno d'altro per rendere la tua vita sempre più affascinante, sempre più degna d'essere vissuta.
Note:
(1) Grazie a mia moglie e all'amico Factum, che mi hanno aiutato a vincere la pigrizia e mi hanno costretto a meditare questo passo di Benedetto XVI:
"33. In modo molto bello Agostino ha illustrato l'intima relazione tra preghiera e speranza in una omelia sulla Prima Lettera di Giovanni. Egli definisce la preghiera come un esercizio del desiderio. L'uomo è stato creato per una realtà grande – per Dio stesso, per essere riempito da Lui. Ma il suo cuore è troppo stretto per la grande realtà che gli è assegnata. Deve essere allargato. « Rinviando [il suo dono], Dio allarga il nostro desiderio; mediante il desiderio allarga l'animo e dilatandolo lo rende più capace [di accogliere Lui stesso] ». Agostino rimanda a san Paolo che dice di sé di vivere proteso verso le cose che devono venire (cfr Fil 3,13). Poi usa un'immagine molto bella per descrivere questo processo di allargamento e di preparazione del cuore umano. « Supponi che Dio ti voglia riempire di miele [simbolo della tenerezza di Dio e della sua bontà]. Se tu, però, sei pieno di aceto, dove metterai il miele? » Il vaso, cioè il cuore, deve prima essere allargato e poi pulito: liberato dall'aceto e dal suo sapore. Ciò richiede lavoro, costa dolore, ma solo così si realizza l'adattamento a ciò a cui siamo destinati."
