Monday, January 12, 2009

IF I SHOULD FALL BEHIND



Utili al prossimo come un ombrello quando fuori c'é il sole, ecco i miei giudizi sui migliori dischi del 2008 e con due libri in aggiunta, sempre musicali, però.
I miei quattro o cinque lettori abbiano pazienza, perché qualcosa di bello sarà rimasto fuori; ma é inevitabile che sia così: non sono certo riuscito ad ascoltare tutto.
Poco importa, comunque: questi sono gli album che hanno accompagnato le mie serate e i miei percorsi autostradali, che mi hanno fatto compagnia nei momenti di gioia o lungo i miei sentieri grigi. E che hanno fatto vibrare le corde dell'anima. Che poi solo questo conta, in fondo: che la musica che ascolti o le cose che leggi facciano accadere qualcosa in te.
Ok, let's go:


Lucinda Williams - Little Honey
Va bene, lo confesso: questa é affezione. Perché Little Honey non é West. Però Lucinda é sempre Lucinda e a me non smette di piacere. Con la sua voce ed il suo modo di cantare, che il mio amico Paolo definisce "un'autentica scopata a ritmo di rock'n'roll"; nulla di volgare, però, si faccia attenzione:  piuttosto una struggente e sensuale modalità di rock al femminile, che rende i suoi dischi sempre affascinanti. Così anche questo lavoro, pur inferiore a quello dello scorso anno (West fu capolavoro assoluto), non mi dispiace affatto, attraverso ballatone country e blues talora torridi, altre volte sinuosi. Un disco adatto a vecchi nostalgici come me. Classico.


Nick Cave - Dig!!! lazarus Dig!!!
Dig!!! Lazarus Dig!!! prosegue sulle sonorità di Grinderman e personalmente mi attrae un po' meno rispetto agli intimistici No More Shall We Part e The Boatman's Call, già inesorabilmente datati ma sempre affascinanti. Ma un disco di Nick Cave non te lo devi perdere per nessuna ragione al mondo. Perché non c'è nessuno in giro con la stessa capacità di provocarti ed interrogarti in maniera così intrigante. Diabolico.





Jacob Dylan - Seeing Things
Ho sempre guardato con sospetto ai figli d'arte: generalmente sono delle grosse delusioni. Ma sin qui il prodotto di Jacob Dylan non é bagaglio artistico e culturale ereditato dal padre e riprodotto con abile mestiere. E' invece percorso autonomo, vissuto, sofferto e giunto a bella dignità. Questo disco e queste canzoni, poi, non sarebbero state fuori posto al Greenwich Village di NY nei sixties, ma questo vuole solo dire che il prodotto é di cristallina qualità.  Acustico.




Counting Crows - Saturday Nights & Sunday Mornings

L'inizio del disco é un urto improvviso, ritmi densi e martellanti, fatti di un rock di classe ed incisivo, per passare ad atmosfere improvvisamente calme e di ampio respiro nella seconda parte dell'album, di sapore più decisamente country e folk. Un percorso voluto, quasi concept-album, dove dalle atmosfere del sabato sera, allucinate e alla deriva, si passa a quelle della domenica mattina, in cui la sbornia smaltita lascia spazio al rimorso ed al rimpianto.
Non é disco di redenzione, quello dei Counting Crows, ma il desiderio di Significato comincia da qui.  Sferzante.


Joan Baez - Day After Tomorrow
Bentornata Joan, é un piacere rivederti e riascoltarti. Non fosse altro se non per constatare che il tempo su di te sembra non passare mai. Una voce che si arrampica ancora ed un sound arricchito dalla produzione di Steve Earle. C'é anche un brano firmato da Tom Waits e poi quella God Is God, messa lì, all'inizio del disco, quasi a dire: ho navigato a lungo, con costanza e fedeltà e non ho mai smesso di lottare, ma forse oggi c'é un'urgenza in più: "Io credo nella profezia/Alcuni vedono cose che non tutti possono vedere/e di tanto in tanto comunicano il loro segreto a te e a me/E io credo nei miracoli/(...)/Sì, io credo in Dio, e io non sono Dio". Forever Young.


Sonny Landreth - From The Reach

Chitarre. La slide, meravigliosa, di Sonny Landreth. E quella degli amichetti corsi a dargli man forte in questo album pieno zeppo di blues, rock e cajun suonati come dio comanda: Eric Clapton, Mark Knopfler, Eric Johnson, Dr. John, Jimmy Buffett, Vince Gill. 
Con un disco così potrei percorrere in estasi una strada di quattrocento miglia. 
O rimanere imbottigliato nel traffico per due ore, senza arrabbiarmi. Elettrico.




John Mellencamp - Life Death Love And Freedom
Me ne potete togliere un mucchio di torno, ma John Mellencamp me lo dovete lasciare sempre. Un'anima rock stelle&strisce ed un'energia ed intensità che si é affinata negli anni, che ormai non sono certo pochi. Ma le rughe sul volto di John oggi hanno un fascino speciale, in un disco che abbandona per un momento l'impegno politico, a favore di uno sguardo esistenziale su di sé. Life Death Love And Freedom ti conquista a poco a poco, ballata su ballata, venato di rock e superbamente prodotto da quella garanzia di perfezione che risponde al nome di T-Bone Burnett.  Notturno.


Jesse Malin - On Your Sleeve
Anima punk, ma anche lirismo e musicalità così avvolgenti da sentirtele entrare con un brivido sotto la pelle. Difficile sbagliare con un disco di Jesse Malin. Il cantautore newyorchese esce quest'anno con un live (Mercury Retrograde) e con On Your Sleeve. Quest'ultimo é album di sole cover, ma quando sono cantate così, chi ha bisogno di nuove canzoni? Revitalizzante.








Sheryl Crow - Detours
Shelby Lynne - Just A Little Lovin'
Due dischi a braccetto e a pari merito. E non solo perché loro sono bionde, affascinanti e dotate di voce deliziosa, ma per meriti decisamente artistici. Shelby Lynne si dimostra non solo country singer, nell'ottimo Just A Little Lovin', album tributo alle canzoni di Dusty Springfield, splendidamente interpretate. Dal canto suo Sheryl Crow produce un convincente lavoro, con liriche che attingono in profondità alla sua esperienza personale, non tutta rose e fiori negli ultimi tempi.  Sensuali e cristalline.




Davide Van De Sfroos - Pica!
Una volta inserito il disco, non sono più riuscito a toglierlo per un sacco di tempo. E non perché si era incastrato nel lettore cd. Davide Van De Sfroos é la sorpresa di quest'anno e non solo perché é riuscito a riempire il forum di Assago con gente che arrivava persino da Avellino. Il suo Pica! é lavoro ben riuscito di chi negli anni é divenuto vero cantastorie, uno che fa parte di quella gente di cui narra il cuore e l'anima. Con capacità, in termini di parole e talento musicale, che tanti altri non hanno e non avranno mai. E, su tutte, due canzoni veri e propri masterpieces: New Orlens e 40 Pass.  Popolare.


 Francesco De Gregori - Per Brevità Chiamato Artista
A questo disco ho girato intorno a lungo, senza saperlo mettere a fuoco. Poi, quando finalmente mi ha conquistato, ho capito il perché: era una questione di malinconia. Ma non quel sentimento fastidioso, di cui vorresti volentieri fare a meno, bensì, come disse un giorno Don Giussani, "quella verità di attesa misteriosa in cui facilmente ci riconosciamo tutti". 
Il disco di Francesco De Gregori ha questo effetto su di me, attraverso magiche canzoni come L'Angelo di Lyon o Ogni Giorno di Pioggia. Francesco, poi, con gli anni migliora sempre, proprio come il buon vino.  Struggente.


Bob Dylan - Tell Tale Signs
Alla fine non sono riuscito a farlo piacere a mia figlia tredicenne, che continua ad ascoltare Finley e Jonas Brothers. Pazienza, un giorno saprà distinguere tra ciò che dura un giorno e quello che, invece, é destinato a rimanere sempre. Ma Tell Tale Signs é veramente uno di quei dischi che val la pena di trattenere buttando via tutti gli altri. Lo sguardo di un artista puntato dritto al destino, mentre dipinge in maniera inimitabile ciò che accade intorno a sé. Con una voce ed una musicalità che si coniugano con l'eccellenza. E non un artista qualunque, ma Bob Dylan, ladies and gentlemen. Come dire: tutti gli altri si facciano pure da parte, grazie.  Mitico.


B.B. King - One Kind Favor
Il neverending tour non l'ha inventato Bob Dylan. C'era già B.B. King che da anni andava in giro a far concerti e che deve aver fatto un patto col diavolo come Robert Johnson, per decidere di morire sul palco un giorno - il più lontano possibile - mentre suona la sua Lucille.
Che possa poi anche divertirsi facendo nuovi album non é certo bizzarro, ma che questi risultino pure riusciti, alla venerabile età di 82 anni, grida semplicemente al miracolo.
Come Highlander: immortale.




Do You Believe In Magic, di Paolo Vites
Help! Il Grido Del Rock, di R.Maniscalco, S.Rizza, P.Vites, Itaca edizioni
Do You Believe In Magic? é un "viaggio nel mystery train del rock'n'roll".  Ma anche dentro l'esperienza di vita dell'autore. E se é vero che "nei suoi momenti più alti le canzoni rock danno voce alla ferita dell'uomo che cerca di afferrare il mistero", questo libro ne é la migliore testimonianza, senza nulla togliere al piacere della lettura, tant'é vero che una volta finito il libro (troppo in fretta!) lo ricominci da capo, per cominciare a leggere tra le righe.
E se a tutto ciò si vuole aggiungere un tuffo dentro le canzoni che hanno segnato la storia di questa nostra musica, attraverso una brillante chiave di lettura che le scava nel profondo, rischiando fortemente di allacciarle all'esistenza di chi legge, é sufficiente addentrarsi, anche a piccole dosi, in Help! Il Grido del Rock.
Imperdibili entrambi. Ed affascinanti.

Ho dimenticato qualcuno?
Sicuramente: i REM (Accelerate), i Fleet Foxes (Fleet Foxes), CSN&Y (Déjà Vu Live), i Clash (Live At Shea Stadium), Marianne Faithfull (Easy Come Easy Go). 
Ma che importa, l'ho già detto, l'importante é che non manchi mai roba buona da ascoltare. 
Hello guys, stay worm... and be sure: rock'n'roll can never die!

Post Scriptum
Se non ne avete ancora abbastanza di questo post, trovate mie recensioni più approfondite di qualcuno di questi album su questi altri post:
Counting Crows: qui.
Bob Dylan: qui.
Francesco De Gregori: qui.
Davide Van De Sfroos: qui.
Sheryl & Shelby: qui.

Friday, January 09, 2009

BROTHERS IN ARMS

"Non so come sarà il mare. Ci saranno giorni di bonaccia e di afa opprimente. Ci saranno pomeriggi di foschia che chiude l'orizzonte. Ci saranno mattine impetuose e sere di tenera brezza. Ci sarà il porto dell'estremo arrivo. Ma perché passare a fatica di onda in onda, di scoglio in scoglio, se non é per uno scopo? E qual é lo scopo che non delude, che dà gusto al tempo, anche nell'ultimo approdo? Anche allora, perché l'estremo orizzonte non sia solo una linea nera, una sbarra di piombo"

(Emilio Bonicelli)

Capita così, all'improvviso.
Che quando meno te l'aspetti, quell'amico ti chiami il giorno dopo, solo per sapere come va.
L' indomani di un giorno d'ira, d'inadeguatezza, di profonda aridità.  Momenti interminabili, ma che in un attimo si fanno capaci di mettere in discussione il Tutto che ti ha sempre sostenuto.
Così é accaduto. Che il fallimento ti abbia fatto a lungo vacillare, troppo a lungo. 
E che il sole sia tramontato sulla tua ira.
Ma quel gesto é arrivato e - gratuità d'amore - ti ha recuperato in un istante. 

Solo così ti é parso di capire che non é ciò che sei che conta - ossia il constatare la tua incapacità di camminare da solo - ma Ciò a cui tendi e Colui che ti sostiene.
"Io sono tu che mi fai", ripete spesso padre Aldo.
Che strano ritrovare la gioia e la speranza proprio attraverso un pomeriggio di foschia ed un giorno di afa opprimente
Ma vedere anche che - sì! - la nave non ha perso la rotta e vede ancora l'orizzonte.
Perché c'é sempre un Altro che conduce il timone.

Allora, alla fine, mentre leggo queste righe di Emilio e le note di John Mellencamp fuoriescono dolci ed avvolgenti, penso a come é bello che Lui si serva degli amici per ricondurti a Sé. 
Grazie Alessandro. 

Note:
sottofondo a questo scritto nell'anima:
Ritorno alla vita, di Emilio Bonicelli, Jaca Book
John Mellencamp, Life Death Love And Freedom, 2008





John Mellencamp - Troubled Land (live from Farm Aid 2008)

Tuesday, January 06, 2009

EPIFANIA

Credo che la manifestazione non abbia molto a che fare con l'ordinarietà.
O meglio, forse ha a che fare con l'ordinario che si fa straordinario.
Ciò che si manifesta é eclatante, improvviso, irrompe in un quotidiano che troppe volte é apparso scialbo e noioso.  E quindi, in un certo senso, é inatteso, anche se il cammino compiuto é giocoforza indissolubile dal punto d'arrivo, percorso necessario al compimento.
Come il cammino dei Magi, che non sanno bene dove e da chi andare, ma non si tirano mai indietro dall'essere coinvolti in ciò che accade, non mettono in discussione la strada, sanno che deve portare in qualche luogo.
E, quando giungono, é lo stupore la nota saliente di Ciò che hanno incontrato.
Solo lo stupore conosce ed é proprio questo che dà la misura della straordinarietà di quello che ti é accaduto.
Lo stupore é la gioia di un incontro, che si svolge lì dove la Bellezza ha voluto che accadesse, indipendentemente dalla tua capacità di guidare bene lungo la strada, di condurre il percorso nella maniera che avevi pianificato.
Allora ciò che ti rimane dentro - un attimo dopo quell'Incontro -  é solo desiderio di rispondere con l'amore a Chi ti amato di un amore così infinito.
Come in questa bellissima canzone dei Runrig, grande band scozzese che ha saputo come nessun'altra coniugare le radici folk gaeliche con le sonorità del rock.  E' una canzone per una donna - colei che ha rapito per sempre il tuo cuore - ma potrebbe essere rivolta allo stesso modo ad un Amore più grande: quello di colui che move il sole e l'altre stelle.




Runrig - Every River 

You ask me to believe in magic
Expect me to commit suicide of the heart
And you ask me to play this game without question
Raising the stakes on this shotgun roulette

But You came to me like the ways of children
Simple as breathing, easy as air
Now the years hold no fears, like the wind they pass over
Loved, forgiven, washed, saved

Every river I try to cross
Every hill I try to climb
Every ocean I try to swim
Every road I try to find
All the ways of my life
I'd rather be with you
There's no way
Without you

Sunday, January 04, 2009

LA POLVERE NELLE SCARPE

"L'Africa non ha futuro"
(V. Naipaul)

"Se l'Africa non ha futuro, neanche noi l'abbiamo"
(Paul Theroux)

(dal blog di Riccardo Barlaam)


I lettori di questo blog saranno forse incappati, attraverso i link, nel blog di Riccardo Barlaam, giornalista del Sole24Ore - insignito, nel corso del 2008, del premio Baldoni da parte della provincia di Milano - che svolge, attraverso il suo sito, un importante servizio d'informazione sul continente africano.
In questi giorni Riccardo é in Cameroun, precisamente a Fontem, per un interessante progetto di giornalismo e per dare il via ad AfricaTimesNews, un luogo web di notizie in tempo reale dall'Africa, in inglese.
Il suo diario di viaggio é, in questi giorni, sul suo blog.  
Se avete un po' di tempo, provate a seguirlo: non ve ne pentirete. 

Friday, January 02, 2009

TORNO AI VINILI





Va bene, lo ammetto, l'ho copiato.
Il titolo.
Che é quello del bellissimo blog di Maurizio Pratelli (http://tornoaivinili.blogspot.com/), che consiglio di visitare spesso.
Ma l'idea no, perché io, ai vinili, ogni tanto ci torno davvero e guai a chi me li tocca.
Così, in questi giorni, pensa che ti ripensa alle migliori uscite discografiche del 2008 (quali? eppure dev'essercene stata qualcuna...) e con in mano Just A Little Lovin', il cd di Shelby Lynne, tributo alle canzoni di Dusty Springfield, mi é venuta in mente Nicolette Larson e sono andato a riprendermi quel vecchio All Dressed Up & No Place To Go che aveva allietato qualche mio pomeriggio ai tempi del liceo.
Ma poi mi sono ricordato di quel gruppo all'interno del quale anche Nicolette aveva militato per un po' di tempo: quello del re dell'honky tonk piano, il comandante Cody e della sua band dei piloti del pianeta perduto. Gli armadilli, insomma.
Come facevo, allora, a non tirare fuori anche il mio buon vecchio lp Live From Deep In The Heart Of Texas, che appena lo metti su non riesci proprio a stare fermo e a smettere di ballare?
E così, adesso, chi ci riesce più a trovare qualcosa di buono del 2008?
Ah già, ma c'é Shelby Lynne e poi Sheryl Crow.... e il Dylan di Tell Tale Signs e Davide Van De Sfroos....
Va bene, ho capito, qualche giorno di pazienza, allora e poi vedrete che di dischi belli ne trovo anche per l'anno appena passato.
Intanto buon 2009 e quella qui sotto é una Lotta Love di Neil Young, cantata splendidamente dalla Larson.
May you rest in peace, beautiful Nicolette...


Monday, December 29, 2008

HAPPY NEW YEAR

Buon anno ai fratelli d'arme ed ai compagni di strada,
a chi ha già un posto nel mio cuore,
e a tutti quelli che l'avranno domani.
A chi, incrociando il mio cammino, 
ha condiviso gioie oppure dolori.
A chi ha deposto speranze o croci lungo il mio sentiero,
a chi, con me, ha volto lo sguardo verso il Destino.
Che sia un buon anno per tutti, nessuno escluso,
per chi mi legge, spesso e volentieri
e per chi, per sbaglio, é passato da qui.

Stay with me, 'still on the road.
And may you stay
forever young




Jackson Browne - The Load Out / Stay (live 1978)

Sunday, December 21, 2008

NOTTE SPLENDIDA

Nebbia lungo la strada ed un velo di tristezza nella mente.
La città si allontana, mentre l'auto scorre via veloce ed il buio é interrotto solo ogni tanto da qualche luce ed addobbo natalizio, appeso a balconi di case intraviste da lontano.
Non ho voglia di andar via, ma il mio posto, anche questa notte, è altrove.
Sconosciuti e sofferenti, anch’essi lontani da dove volevano restare. Ci si ritrova tutti là, in mezzo a mura di pronto soccorso o di stanze di reparto d’ospedale.
Mentre percorro la strada, c’è Claudio con me, a farmi compagnia.
La sua voce, forte e sicura, esce dalle casse dell’auto, insieme alle note di una chitarra, compagna sublime della malinconia che sprigionano le sue canzoni.
Ma quella di Chieffo é una malinconia speciale, distante mille miglia da quella stupida ed insulsa di cui sono impregnate mille canzoni, ascoltate in altri tempi ed altri luoghi.
La sua è immersa dentro un desiderio struggente, nella nostalgia di momenti vissuti nel vero, dove il sostegno alla tua esistenza é quello che hai sentito giungere da un Altro, Colui che ti dice che è bella la strada.
Non riesco a fare a meno di una musica così. Diventa colonna sonora dei miei pensieri, mi aiuta a ritrovare le orme di un cammino che mi pare d'avere talvolta perduto.
Una musica così, spesso, diviene anche preghiera.

Otto del mattino, i pensieri ancora ingarbugliati nei sogni, mentre, distrattamente, accendo il mio computer in casa.
Nella posta in arrivo, la lettera di padre Aldo é già lì che mi aspetta: sembra quasi sapere che ho bisogno di lei, come primo pensiero del giorno.
Mi sento un po' stanco, ma Aldo lo é di più; eppure va avanti e non molla, non smette mai di fare i conti con la realtà, compresa la sua depressione, quella che lui chiama "quella bestia sullo stomaco" : “la realtá é amica e amica sempre”. Non mi stancheró mai di ripeterlo, neanche oggi, quando il mio stato d´animo é nero come il carbone e un peso – cosa che conosco e con cui convivo da 20 anni - mi opprime lo stomaco, facendomi sudare il doppio del normale. Il caldo é a 48º, la vita esige, gli ammalati, i bambini, i vecchi, la colonia estiva, le catechesi nei diversi settori, la costruzione del nuovo ospedale, le risposte alle email che sono per me una gioia, tutti i momenti contati....tutto dentro un deserto interiore e per di piú quella bestia sullo stomaco che é da 20 anni di casa....ma tutto questo non solo non mi determina, ma mi spinge a ripetere all´infinito “Io sono Tu che mi fai”, a guardare in ogni istante a Cristo"
Come potrei fare a meno di un amico così ? Uno che ti dice che "obbedire alla realtá é questa cosa semplice: fare i conti con la vita e riconoscere che é un Altro che ti conduce".
Non potevo trovare un modo migliore per cominciare anch'io la mia giornata.


I ragazzi delle elementari della Zolla avanzano ordinati in processione, per le vie del quartiere, un freddo quartiere della zona fiera di Milano.
In testa gli attori; poi i lettori, gli insegnanti e il coro; e infine i genitori. Uno spettacolo di armonia ed incredibile intensità: é la sacra rappresentazione della natività di Gesù.
Mentre passiamo di fianco all'adiacente scuola pubblica elementare, scorgo volti alle finestre e vedo bidelle corse fuori, là in cortile: chissà - penso - forse, se potessero, vorrebbero essere anche loro lì con noi.
Un vigile in moto ci segue e ferma il traffico dove c'è bisogno. Anche lui sembra avere uno sguardo un po' speciale; anche lui sembra scorgere qualcosa di diverso, che entra all'improvviso nella routine del suo lavoro, ogni giorno in mezzo alle strade.
Non riesco a rimanere indifferente davanti a uno spettacolo così. Nulla di ostentato: é solo Bellezza quella che procede ordinata, a poco a poco. Lacrime di commozione che solcano il tuo viso mentre vedi tuo figlio e gli altri bambini. Cuore che finalmente si riscalda, dentro la percezione che Colui che sta per nascere é germe di vita nuova. Preludio, alba di un nuovo giorno, il Verbo di Dio che si fa carne e giunge ad impastarsi ancora una volta con i sentieri grigi delle esistenze di uomini troppo spesso ciechi, sordi e dal cuore inaridito.


Ecco, ora sono arrivato al lavoro e Claudio ha finito la sua ultima canzone.
La fatica é sparita prima ancora d'iniziare, perché é una notte splendida quella che mi attende.
L'attesa non é stata vana, ancora pochi giorni e Lui verrà.
E' "notte di miracoli, di grazia e di stupore": perché perdere ancora tempo in ciò che appesantisce il cuore?
Scendo dall'auto, é buio ed il freddo mi avvolge. Campi coperti di brina, sembra incredibile che un giorno qualcosa possa germogliare quaggiù.
Ma é così, davvero così: Dio si é curvato su di noi ed ora é tempo di gioia.
Non ve ne accorgete?

"... la vita di una grande quercia é data da un elemento talmente piccolo da sembrare insignificante: la gemma.
La Vita di Dio si é manifestata, in tutta la Sua grandezza, attraverso la gemma di un bambino piccolo: Gesù.
Quella stessa Vita, adesso, continua a far fiorire la nostra vita..."

(dall'introduzione all'Avvento di padre Angelo, ai bambini della Zolla)



Monday, December 15, 2008

BIGLIETTO D'AUGURI


People get ready
Theres a train a-coming
You dont need no baggage
You just get on board
All you need is faith
To hear the diesels humming
Dont need no ticket
You just thank the lord



Caro blog,
permetti due parole? Sai di quelle "cont el coeur in man" - col cuore in mano - come si dice da noi a Milano.
Il fatto é che questo diario - non avertene a male - é sempre stato un trucco per parlare con Lui e così lo sfrutto spesso, figurati adesso, che é quasi Natale.
L'altro giorno ero in cucina - la cucina del reparto d'ospedale in cui lavoro - e c'erano con me due colleghi.
Parlavano dei figli, del fatto che gli sembrano viziati, che le cose non sono più come una volta, insomma erano proprio insoddisfatti. "Ci vorrebbe una bella guerra - ha detto uno a un certo punto - che rimette tutte le cose a posto".
E sai una cosa, caro blog ? Quei due colleghi non erano mica gente che sta male, che fa fatica ad arrivare a fine mese, magari pure con la famiglia distrutta, dal proprio male o dalle avversità. No, tutt'altro: é gente che sta bene. Eppure si lamenta.
Che poi, la guerra, quella non ha mai fatto bene a nessuno, anzi. E di guerre "belle", francamente, tra tutte quelle che ho studiato o di cui ho sentito parlare, non me ne ricordo proprio neanche una.

E allora, caro blog, cosa vogliono dire queste cose che ti scrivo?
Che io sono diverso da quei colleghi, che sono più bravo di loro?
Macché, figurati, sono in tutto e per tutto uguale a loro, sapessi quante volte mi lamento anch'io senza motivo.
Anzi, a pensarci bene, i miei lamenti dovrebbero darti scandalo, visto e considerato tutto il bello da cui mi vedi circondato.
Perché una famiglia e tanti amici, che camminano con te in cordata, non sono mica un dettaglio nella vita. Ma, anche e soprattutto, perchè sento di appartenere a Lui e scusa se é poco tutto questo.

Così - ti dicevo - siamo quasi a Natale e parlando di Lui - Quello che é nato a Natale - dicono che anche quest'anno torni, a dispetto della crisi economica, del relativismo etico, di tutti coloro che preferirebbero che se ne stesse lì dov'è, tanto - lo affermano spesso - non hanno bisogno del suo aiuto: hanno deciso che possono arrangiarsi benissimo da soli.
E invece no, pare che arrivi un'altra volta, in quel modo, poi, così poco affascinante, da povero di quei poveri che non se li fila più nessuno, sfrattato da casa, alloggiato in una stalla.
Ma perché, mi domando, si ostina a disturbarci, a distoglierci dalla nostra vita tranquilla, fatta di pretese di successi ed infinite aridità interiori ?
Non sarebbe meglio se ci lasciasse in pace, Lui e la Sua assurda abitudine di condividere tutto con noi, di arrivare perfino a morire, con quella misura d'amore così strana, il Figlio che prova l'abbandono del Padre lassù, in cima a quell'orribile croce?

Mah, ti dirò, in certi momenti non Lo capisco proprio: in fondo noi non ci meritiamo tutto questo.
Noi che facciamo di tutto per scappare, per riempirci la testa d'altro, per censurare dalla nostra vita il dolore, il sacrificio, l'amore donato gratuitamente.
E invece no, Lui giunge di nuovo, insiste ad occuparsi di noi, come se fossimo qualcosa che Gli appartiene.
Non sarà questo, alla fine, il senso del Suo tornare?
Ce ne siamo andati per la nostra strada, come figli che, abbandonati i genitori, hanno voluto provare a fare da sé, dimenticandosi dell'amore che li ha generati.
Eppure quell'Amore non li ha mai dimenticati. E' solo andato avanti ad amarli così, nel silenzio e nel rispetto della loro libertà.
Ma non ha mai smesso di sostenerli.

E così, anche quest'anno, a Natale, Cristo viene ad abitare in mezzo a noi.
Non si é ancora stancato di farlo, a quanto pare.
So, people get ready - state pronta, gente - c'é un treno che arriva ed é meglio saltar su.
Non é difficile e non serve il bagaglio, neanche quello dei nostri peccati.
Non occorre neppure il biglietto, quel che basta é solo un po' di fede.
Ma voi non preoccupatevi troppo di trovarla, pare che anche di quella si occupi Lui in persona e che la regali a coloro che la desiderano. Dev'essere il Suo dono, questo, e d'altra parte mica é strano, Natale é proprio tempo di regali.
Comunque non pensate a ricambiare subito, verrà il tempo anche per questo.
Per ora state solo attenti ad una cosa: a salire su quel treno in arrivo, prima che se ne vada altrove.
E senza pensarci troppo su: non c'è niente di più bello che sperimentare su di sè la gratuità.
Quella del figlio di Dio, ancora una volta in mezzo a noi.

People get ready
Theres a train a-coming
You dont need no baggage
You just get on board
All you need is faith
To hear the diesels humming
Dont need no ticket
You just thank the lord

("People Get Ready", di Curtis Mayfield, 1964
nel video é cantata da Rod Stewart, con Jeff Beck)



Auguri di Buon Natale, a tutti coloro che passeranno da qui!
con un abbraccio forte,
Fausto

Friday, December 12, 2008

E.R. - MEDICI (E AMICI) IN PRIMA LINEA


lettera di padre Aldo Trento,
Asuncion, Paraguay, 7 dicembre 2008

Cari amici,

ho appena celebrato la Messa nel corridoi del blocco B dell’ospedale davanti alle porte aperte delle camere per ammalati terminali di cancro. In una ci sono due giovani e bellissime ragazze madri. Nell’altra due uomini molto più giovani di me. Con me un piccolo gruppo di fedeli: infermiere, medici, parenti e alcuni ammalati di AIDS, che lentamente, dopo essere stati portati qui per morire e avere un posto nel cimitero, grazie all’amore, alla tenerezza, senza togliere nulla agli antiretrovirali ecc.., si stanno recuperando. Non dimenticherò mai quanto mi disse un giovane paziente, morto di AIDS: “padre, il 90% me lo dona l’amore, la tenerezza, il 10% le medicine, la scienza”.

(padre Aldo celebra il matrimonio di Dionisio, malato terminale)

Comincio la Messa e vedo il primario, dottor Mazzotti, e il fisiatra, dottor Solente, avvicinarsi a un ammalato, uno dei due uomini, piuttosto grave, anzi, direi in condizioni gravissime. Si chiama Giovanni. Gli alzano la testa, gli danno da bere, lo guardano con tenerezza. Mi commuovono. Per di più il Vangelo del giorno parla di Gesù che dopo aver curato molte persone ha pietà della folla che da tre giorni non mangia e ha paura che tornando a casa svengano per il cammino (che tenerezza, che coccole, che uomo il mio Gesù…e che pugno nello stomaco per il mio borghesismo) e, quindi, decide di compiere la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Giovanni un povero uomo con un gravissimo cancro alla gola e che ormai gli ha totalmente mangiato la bocca e il naso. È arrivato da noi in uno stato di putrefazione. Dalla sua bocca vengono estratti centinaia di vermi bianchi che gli escono anche dal naso. Sono le larve depositate dalle mosche quando stava nell’immondezzaio dove viveva. Gli infermieri ogni giorno lo puliscono, gli tolgono questi vermi, con un amore che mi aiuta a capire il Vangelo del giorno. Così come il primario e il fisiatra in quel momento mi rimandano alla scena del Vangelo. Solo dove Cristo è un fatto è possibile questa dolcezza, questo sorriso perfino nel togliere i vermi dalla gola, dalla bocca, dal naso di un povero Cristo- perché Giovanni è Gesù in putrefazione, è Gesù, capite- facendogli sentire che lui non coincide coi vermi, che lui non dipende dal cancro, né dal marcio della sua gola, ma è relazione con il Mistero, è “io sono Tu che mi fai” o “anche i capelli del mio capo sono contati”. Terminata la Messa, con gli occhi rossi mi avvicino e gli do un bacio con grande tenerezza e gli dico: “Giovanni, sai che Dio ti ha creato per la felicità e che non c’è nulla, neanche la tua condizione che impedisca la verità di quanto ti dico…allora preghiamo”. E piano, piano i suoi occhi si illuminano e seguono la mia bocca, ancora sana e che scandisce la preghiere.

Alla sera ho la "scuola di comunità": “l’obbedienza è ad una amicizia”. Giussani parla del rapporto fra Gesù e il Padre, lì nel calvario. Mi diventa drammaticamente semplice leggere e spiegare quel testo…tutti i giorni lo vedo nei fatti che accadono nella clinica, in me. “Amici posso dirvi una cosa? Sapete che i miei ammalati quando neanche la morfina conta, è sufficiente che mi metta al loro fianco e dica con loro una preghiera o “Io sono Tu che mi fai” e il gemito o il lamento si trasforma in supplica e il loro viso si illumina?”

(scuola di comunità: padre Aldo ed i suoi amici ammalati)


Bisogna credere nel miracolo “anche i capelli del capo sono contati”. Guardate Celeste…e non ha capelli ed i medici ce l’avevano mandata per seppellirla…ma avete visto nella foto che vi ho mandato che a fianco ha il santino di Giussani? Ebbene domenica farà la prima comunione. Quell’uomo che aveva rischiato tutto in questo povero depresso, oggi nella clinica continua rischiando tutto ancora su di me, mostrandomi la potenza della sua presenza, della sua santità. Non avrei mai pensato che lui avesse voluto questa opera che a me neanche per la testa mi era passata l’ipotesi e l’ha voluta perché la compagnia che mi aveva fatto continuasse attraverso di me a quanti per il mondo sono “immondezza”. Questo ospedale è per me la verifica quotidiana di quella compagnia, di quella corrispondenza al mio, e dei miei ammalati, bisogno di felicità, di amore, di giustizia, di bellezza. Bisogno che le centinaia di mail che ricevo mi ricordano ogni giorno. “E di fronte a Gioele è evidente per me che è un Mistero, perché non è nelle nostre mani, ma mi chiedo perché tanta sofferenza? Perché Dio che ci fa lo permette? Come non viverlo solo come un’ingiustizia? Come può la vita avere senso anche così? Come si può stare di fronte a I….. ? E per lui cos’è il centuplo? Mi viene in mente l’apostolo Pietro che disse “Tu solo hai parole di vita eterna, se andiamo via da Te, dove andremo?” Ma a volte non mi basta, mi sembra una consolazione, cosa l’ aiuta e le permette di vivere tutto ciò diversamente? Cosa vuol dire quando dice che in loro vede la Presenza del Mistero che per lui sono Gesù che è il Paradiso qui in terra?”

(il miracolo di Celeste continua : ora, dopo tante sofferenze, sorride al fotografo mentre gioca)

Sono le domande drammatiche di una mamma davanti al bambino che soffre incessantemente…e sono mille le domande simili che mi fanno ogni giorno per mail da ogni parte del mondo.

E non potrei rispondere senza partire dalla mia vita, dal mio nesso con la realtà che tutti i giorni mi interroga, mi rimanda al Mistero di cui consiste, tutto consiste. Ma sarebbe astratto tutto questo se non partissi dal Crocifisso che mi guarda nella mia scrivania, che abbraccia l’intero ospedale con le sue enormi dimensioni. La parete della clinica che da sulla palestra sostiene un enorme crocifisso lì fuori per ricordare a tutti la Sua Presenza reale nelle 27 persone che occupano le camere nell’attesa di morire.

Il Crocifisso, il Risorto, la Chiesa, la comunione dei santi, il corpo mistico di Cristo sono il contenuto di ogni dolore, di ogni gemito, per cui quando il piccolo Victor geme tutto il corpo di Cristo, io, te, vibra di quel dolore redentore, quando Celeste sorride tutti noi sorridiamo. Guardare l’ammalato attraverso l’Ostia che porto tre volte al giorno in processione è scoprire, vedere, toccare con mano il sacrificio Pasquale, che si rinnova continuamente nella nostra vita. Il perché, i mille perché entrano nel cuore dell’io, che coincide con il suo desiderio di felicità, di cui il dolore, sembra una contraddizione, è la condizione per raggiungerla. Certo se non partissimo dall’incontro con Cristo, visibile nel Primario, nel medico, nell’infermiera, ecc.. dal modo con cui guardiamo l’uomo che soffre, dire queste cose è impossibile. Non si può vivere il morire senza essere afferrati dal Suo sguardo. Però, anche stamattina, quando dopo aver terminato la processione mi hanno urlato “Edith è morto”, gli occhi di tutti si sono arrossati, ma la certezza che lei era già di fronte a Cristo, alla Sua Misericordia, ci ha riempito di letizia. L’avevo appena benedetta con l’ostensorio e i suoi rantoli si mescolavano con il “T’adoriamo Ostia Divina, t’adoriamo Ostia d’amor”. Muore subito…ed era giovane, “mangiata” dal cancro, però non un gemito, non una espressione di disperazione. Se n’è andata mentre i figli, piangendo, la guardavano già nell’abbraccio di Gesù.

Vivere il morire: ecco questo è il punto. E solo la realtà, che come dice S. Paolo è Cristo, lo permette e allora tutte le nostre domande incontrano nel Crocifisso, nel Mistero Pasquale, la sola risposta. Mistero a cui Cristo, la compagnia, ci educa continuamente, facendoci vivere la memoria attraverso i sacramenti, la liturgia, la compagnia.

Con affetto
P.Aldo

Sunday, December 07, 2008

AMICI CIOE' TESTIMONI

(padre Aldo Trento, coi suoi bambini della parrocchia San Rafael di Asunciòn, durante il grest estivo)


Un commento dell'amico Alessandro, sul suo bellissimo blog "Amici di Simone", alla lettera di padre Aldo pubblicata anche sul mio, mi offre spunto per una riflessione personale.
Qual é il rischio di fronte a testimonianze così forti, come queste che ci arrivano dal Paraguay ?
Il primo é l'indifferenza, né più ne meno ciò che fanno i nostri media occidentali, censurando ostinatamente la cronaca bianca, ritenendola non interessante, incapace di fare notizia, o, peggio, persino fastidiosa nella propria intrinseca e contagiosa positività.
Ma un rischio ancora più grande é che chi é in grado di riconoscere il bene possa sentirlo lontano da sé, non applicabile alla propria vita.
Scrive Alessandro, riferendosi al "miracolo" dell'opera di padre Aldo: "Veramente un miracolo! Più miracoloso è il fatto che uno come me possa dire "anch'io voglio vivere così, con questa tensione e questo sguardo al Mistero" e non dire solo "pero' che bravo sto Padre Aldo...".
Ecco, proprio questo é il punto, l'unica cosa davvero importante.
Il fatto, cioé, che un avvenimento così riguardi seriamente la mia vita di ogni giorno.
Scrivo queste righe all'indomani di una delusione personale, vissuta sul mondo del lavoro e fatta d'incomprensione sul mio operato, cioè di piccola ma sensibile persecuzione.
Il rischio che un fatterello così aumenti l'ira, scoraggi, distolga l'attenzione da ciò che conta, insomma, abbassi la "tensione" e "lo sguardo al Mistero", é un pericolo troppo grande perché possa essere preso sottogamba.
Ma é ancora padre Aldo a tracciare la strada, ad esempio quando parla del suo incontro con Don Giussani: "Lui mi ha abbracciato dicendomi: "la tua vocazione ti ha portato dentro una storia grande!". E mentre io volevo raccontargli tutti i miei problemi e i miei dubbi, lui mi ha detto una cosa importantissima: "Dio ti abbraccia non nonostante ciò che ti succede e nonostante il tuo limite, ma dentro ciò che ti succede, ti afferra dentro il tuo limite". Quella di don Giussani é una posizione sconvolgente, se penso a tutto il moralismo di tanti tra noi sacerdoti. Così lui mi accolse e mi prese con sé, dandomi sempre paternità, giudizio e amicizia" (1).


Quella paternità é ciò che a volte cerco affannosamente, specie quando le cose vanno storte (proprio come il fatterello di questi giorni!) e si dispongono nella vita come io non vorrei. Ancora, qualche giorno fa, ripassare davanti alla tomba del don Gius, al Monumentale, era questo tipo di ricerca, unendo ad essa la preghiera intensa capace di colmare la difficoltà di non poter unire quel gesto al pellegrinaggio da Chiara Lubich, colei che mi é madre, ma che fisicamente si trova a Rocca di Papa e quindi non raggiungibile come lo é il don Gius, magari al mattino presto, all'indomani di una notte di guardia in ospedale.
Ma a questi gesti, sempre capaci di donare pace e significato alla mia esistenza, oggi si é aggiunta una consapevolezza in più.
Ed é quella che incontrare testimoni, cioé amici, implica la certezza che di quella testimonianza e di quell'appartenenza fai inderogabilmente parte anche tu, con tutto il tuo vivere, senza che nulla di ciò che ti accade debba esser censurato.
Questa responsabilità e questo sentirmi implicato é il nuovo vigore della mia giornata.
Non perché oggi mi senta migliore di ieri, ma perché la nuova consapevolezza é, come diceva il don Gius, che "la mia responsabilità é per l'unità, fino alla valorizzazione della minima cosa buona che c'é nell'altro".
E' una misura d'amore quella che mi contraddistingue, Amore per la mia persona innanzitutto - appartengo a Cristo! - ma che si riverbera verso la Sua presenza in ogni fratello che mi si para innanzi.
Ma tutto (com'é importante questo!) dentro quel limite, "dentro ciò che ti succede", perché Lui "ti afferra" dentro lì.
In questo il mio quotidiano viene salvato anche oggi, anzi oggi più di ieri.
L'avere intorno amici, cioè testimoni, come padre Aldo, come Alessandro, come tanti altri ancora, non fa che tenere costantemente desto questo desiderio.
Cosa potrei desiderare di più?


Note:
(1) tratto da "Cronache dal nuovo mondo - Paraguay, la missione di padre Aldo Trento", di Roberto Fontolan, ed. San Paolo.

Friday, December 05, 2008

CRONACHE DAL PARAGUAY


Mi giunge oggi questa lettera di un amico: padre Aldo Trento, da Asuncion, Paraguay.
Commentarla significa sciuparla: preferisco posarla qui e lasciare che possa allargare il cuore ad altri - di passaggio da questo blog - così come é accaduto a me.
La metto a fianco d'immagini, un video che narra di un luogo che sa di paradiso, la parrocchia San Rafael, la "cittadella dell'amore in Paraguay".



Cari amici,
Siamo convinti o no che esiste la Provvidenza e che il principio dell'economia è il Santissimo Sacramento e l´Adorazione?
Questa mattina presto stavo con gioia, come tutte le mattine, davanti al Santissimo esposto, in adorazione, quando suona il cellulare: “Pronto sono padre Aldo”.
“Padre sono la deputata Olga Ferreira… desidero comunicarti che il parlamento ha votato all'unanimitá di portare il finanziamento ordinario della Clinica da 1.270.000.000 a 1.400.000.000. La tua amica ed “ex alunna” senatrice Zulma Gomez, presidente della commissione “salute” del Senato, ha vinto.  Padre sono felice e anche se é ancora notte, volevo comunicarti la mia gioia. Un abbraccio e buona giornata”

Chi ha orecchi intenda. Sono tornato davanti al Santissimo commosso, con le lacrime. Una volta ancora Lui ha risolto tutto, sì perché Lui e solo Lui è il Parrocco, l'economo, il direttore sanitario, il capo.
E pensare che la senatrice Zulma Gomez, quando era nostra alunna alla facoltá di medicina di Villarrica, per mangiare cercava nei rifiuti delle immondizie qualche pezzo di carne. Che grande storia ho vissuto con lei, povera ragazza con 4 figli a 25 anni sola, e adesso é quello che é.
E per di piú se avessimo chiesto 2000 milloni invece di 1.300 lei li avrebbe ottenuti tutti. Mi ha detto: “il prossimo anno, padre Aldo, mi arrangio io a fare le domande al Parlamento e chiederó 2000 milloni. Significa 400.000 dollari”
"Con questa somma copriamo il 60% delle spese ordinarie della Clinica.  Mentre la nuova Clinica ci costa 1.300.000 dollari, che la Provvidenza certamente anche attraverso di te ci fará avere”.
Ieri sera c´è stato qui con noi il vicepresidente della Repubblica, Dr. Franco. Ha partecipato alla Messa, letto la lettura, ha vissuto con allegria l'atto conclusivo della scuola e ha mangiato con i miei bambini.
Ha detto “ma Padre, qui si vede cosa vuol dire educazione…non ho mai visto una cosa simile”.
Davvero Giussani é vivo e il rischio educativo é palpabile, presente… prenderlo sul serio cambia tutto e tutti.
Grazie Gesú e Madonnina cara per questi regali.
Peró senza dolore, senza adorazione continua tutto ció sarebbe impossibile. 
E´Lui, solo Lui che fa….CHIARO!
L´universitá serve ma solo dentro questa posizione, questa certezza.
Con affetto.

Padre Aldo


Tuesday, December 02, 2008

PRONTO SOCCORSO




Si stava profilando come una giornata troppo dura.
Turno di "urgenze" e chiamate conseguenti da ogni dove; telefono che squilla, cicalino che suona: c'era bisogno in pronto soccorso, nei reparti di degenza e la gente era già lì anche in ambulatorio, che aspettava da un bel po'. Insomma, mi stavano cercando dappertutto, praticamente da ogni angolo dell'ospedale. Ed ovunque era richiesta anche premura, così che cominciavo a desiderare fortemente il dono dell'ubiquità, per riuscire in qualche modo a tirare sera.
"Non ce la posso fare", mi dicevo, ed allo scoraggiamento iniziava a subentrare vera e propria ribellione alla realtà.
Quindi cominciavo pure ad arrabbiarmi.
Per giunta ci si era messo pure quel collega (per la verità un amico): neanche lui mi aveva risparmiato la chiamata. Così, quand'ero arrivato lì, in pronto soccorso, non avevo fatto nulla per nascondere il malessere e il disagio e gli avevo detto di non poterne più.
Lui non aveva fatto nulla per scrollarsi di dosso tutto il mio malumore - pare che gli amici veri facciano così - e si era fermato, guardandomi per un attimo fisso negli occhi. "Vatti a leggere la prefazione di Rose sul libro "E' mezzanotte dottor Schweitzer", mi aveva detto.
E poi, non contento, ci aveva pure piazzato un bel sorriso, lasciandomi lì come un cretino.

Così, alla sera, ero andato a leggermela, quella benedetta prefazione (la si trova a questo link) e, riaffacciatomi col mio sguardo alla finestra della realtà, avevo capito da dove poter ricominciare per vivere bene all'indomani.
Ricominciare, peraltro, non partendo dalla presunzione di essere cambiato, ma dalla nuova consapevolezza di un'appartenenza, capace di rendere nuovo il quotidiano.
Rose, infermiera a Kampala, in Uganda e che ha a che fare ogni giorno coi malati di AIDS, spiega molto bene di cosa si tratta.
Io, per quel che mi riguarda, devo solo ricordarmi che sì, si può vivere così, ed é davvero tutta un'altra cosa.
Devo anche dirlo a lui, al mio amico, quando capita e ringraziarlo per il suo richiamo.
Magari quando mi chiamerà la prossima volta.
Dal pronto soccorso.

"Solo appartenendo si risponde al bisogno"
di Rose Busingye

"Ciò che è accaduto al dottor Schweitzer accade anche a noi oggi. Era un grande uomo, ma il suo problema - che è il problema di tutti gli uomini - è che partiva da sé, mentre il punto è che l’uomo originariamente appartiene. Siamo così pieni di distrazioni che non sappiamo nemmeno cosa ci fa alzare al mattino. Le nostre azioni sono dettate o dall’istinto o da interessi politici/pratici o, come diceva don Giussani, a volte «viviamo dormendo». Proprio don Giussani una volta mi ha detto: «Vai allo specchio e guarda, guarda quella faccia tonda. Guardala e pensa: “Questa faccia me l’ha data un Altro”. (...) Nel cuore del dottor Schweitzer c’è una grande generosità, quella che abbiamo tutti, anche nel nome di Gesù. Anch’io ho vissuto così. Andavo in ospedale perché volevo guarire i pazienti che incontravo. Volevo lavorare per la presenza di Gesù nei malati, negli orfani, nei poveri... Finché le cose andavano bene dicevo: «Che bello Gesù!». Poi le cose cominciarono a non andare come volevo: i malati che cercavo di guarire morivano, i poveri non erano soddisfatti di ciò che davo loro, gli amici - cosa peggiore - erano scontenti. Non andava bene niente! Sono andata in crisi e ho pensato: me ne vado. Ho cominciato a vivere e lavorare veramente quando qualcuno mi ha detto: «Tu sei mia». In quel momento ho incominciato a intravvedere un significato per la mia vita. Una luce ha cominciato a illuminare la realtà tutta. Ho iniziato a scoprire la verità della mia stessa esistenza. Da quel momento è nata un’attrattiva, un’affezione, una tenerezza verso di me e verso gli altri.
Ho cominciato a lavorare e a vivere veramente quando ho saputo rispondere concretamente alla domanda: «Di chi sono, a chi appartengo?». Quando questa domanda si è incarnata in facce precise, con nome e cognome, paradossalmente sono diventata libera, appartenendo. Quando sei libera finalmente puoi stare di fronte alla realtà senza paura, puoi affrontare tutto perché sai di chi sei. Chi è libero non pretende più dagli altri, perché ha già tutto. (...) solo nel momento in cui ho scoperto me stessa, cioè ho riconosciuto la presenza di Cristo vivo e non l’immagine che avevo di Lui, ho smesso di correre dietro le cose. Questa verso Gesù era una corsa che a fine giornata mi lasciava estenuata e scontenta. Ora, invece, nell’appartenenza ho scoperto me stessa e ciò che posso dare agli altri è una sovrabbondanza del mio rapporto con Cristo (...) . Sono andata in crisi quando, come il dottor Schweitzer, ho pensato che tutto dipendesse da me. Se l’uomo non vive questa appartenenza, riempie il vuoto della propria esistenza con cose da fare, che alla fine sono solo un fascio di reazioni. L’attrattiva originale si riduce nella pretesa di misurare la realtà; allora tutto diventa moralismo, l’insicurezza la fa da padrona. Quello che io ho di più, rispetto al dottor Schweitzer, è questa esperienza di appartenenza a Cristo, un legame che mi definisce per sempre. È lo stesso sguardo che aveva padre Carlo, che stabilisce il contenuto e il metodo del mio lavoro: comunicare la commozione per la sconfinata grandezza dell’esistenza di ciascuno e offrire quella compagnia al Destino che ha abbracciato e abbraccia la mia vita. Ciò che è mancato al dottor Schweitzer è proprio non capire che non si può aiutare l’altro se non si appartiene.

Saturday, November 29, 2008

SECURE

Vorrei farmi certo,
che la mia sicurezza é quando le mie infedeltà mi hanno fatto incerto su di me.

Anche oggi, un'altra volta ancora, t'incontro in cima a una montagna, 
costruita coi miei tradimenti, col freddo che ho procurato in Te, in me, in tutti i fratelli che non ho saputo o voluto amare.
Mi abbracci lassù ed é quello di cui ho bisogno.

SentrirTi così mi dà gioia: é ciò che non alimenta il mio orgoglio.
La Tua forza si manifesta nella mia debolezza e posso ricominciare,
anche per oggi, un'altra volta ancora,

secure




Secure (Genrosso)

When I trust in you, you give me everything
When I trust in you, you give it to me all
When I trust in you, take away my weaknesses
'cause I am with you, my friend, secure

Wednesday, November 26, 2008

LETTERA D'AMORE

Lascia che anche stasera io sia l'ultimo a dormire.
Guardarti mentre sogni e ringraziare Dio d'averti incontrata.
Sfiorare te, e i nostri bambini, con la struggente certezza che il desiderio di felicità dimora già in mezzo a noi.
Ho bisogno di questa dolcezza prima di addormentarmi anch'io.
Ho bisogno che si faccia strada a poco a poco e prenda il posto della frenesia e del grigiore. Tutta la giornata, d'un tratto, come un volo: fotogrammi di un film ad uno ad uno.
Ed un pupilla nuova per guardarli, l'Amore versato su noi, l'occhio di un Dio che abbraccia le miserie di ogni istante.
Quel che resta di me - alla fine del giorno - scorre lungo le note di una dolce melodia.... 



Cosa Resta Di Me (Genrosso)

Cosa resta di me / quando il giorno va via
Che cosa potrò dare io / con queste mani vuote?
Cosa mai darà forza alla mia voce
Cosa mai darà fiato alla mia corsa
Se  non quel po' d'amore / nato dalle mie lacrime

Stanca nella sera / dorme la collina
Non un suono, non parole / si alzano nel vento
Come un cuore gonfio / il mondo soffre il suo lamento
Che profondità 
In quei silenzi / che possibilità

Strana prospettiva / magica alchimia
Lentamente nella vita / cambiano i valori
Il pianto brilla nelle mani / brilla più dell'oro
Che serenità
In questa sera / che se ne va

Monday, November 24, 2008

BUON LUNEDI'


Ho un amico che, con una fedeltà impressionante, mi manda ogni mattina, via SMS, un augurio di buona giornata.
Lo fa anche con altri, così che tutti si possa essere consapevoli di quanto una vita "in cordata" possa dare molto più senso ad ogni cosa. 
Spesso é un semplice "buon lunedì", altre volte é un "buona domenica con il sole", ma può essere anche "buon martedì con la pioggia". Come a dire: la Bellezza non dipende da quisquilie come il tempo o come tu ti senti dentro, la Bellezza é dentro la realtà che ti si fa incontro, il punto é se la vuoi vedere o no.

Da ingrato quale spesso sono nella vita, non gli rispondo mai o quasi mai.
L'altro giorno, però, uscendo di casa al mattino presto e col morale già sin troppo sotto i tacchi, l'ho voluto fare, per dirgli subito che il suo buongiorno era la prima cosa bella che avevo incontrato al mattino.
Lui mi ha risposto di nuovo e mi ha pure un po' sgridato, ricordandomi, in poche parole, tutto il positivo della mia vita.  E così mi ha spiazzato di nuovo, perché gli amici veri son così: non sono compiacenti e non ti lasciano mai tranquillo.
Alla fine del suo SMS, però ha anche aggiunto "andiamo avanti insieme".

"Andare avanti", allora, prima di tutto. Perché quando il limite ti opprime, invece che chiedere aiuto ad un Altro, ritieni legittimo fermarti - "oggi voglio rimanere spento" cantava Vasco - ignorando che chi non va avanti non sta fermo, ma va indietro.
E "insieme", perché quell'insieme rende il cammino non più fatica, ma gioia di una compagnia. 
Compagnia di Lui, perché "dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".

L'SMS di stamani é "buona settimana": grazie, amico mio, per avermi ricordato tutto questo anche stamattina. 
Un'altra volta ancora.