Tuesday, November 20, 2007

DEDICATO A CLAUDIO

Non é sempre brutta la malinconia.
Sarà perché lui adesso non é più qui, su questa terra - anche se la sua presenza ora é più forte che mai - ma quando entro in casa e le note di “Come la rosa” mi avvolgono all'improvviso, non riesco proprio a spazzarla via, e in qualche modo vorrei che non finisse mai.
Poso la borsa, vado a cambiarmi, torno in soggiorno e incontro mia moglie: “sai – le dico – secondo me questo ...” Non mi lascia finire la frase: “.. é il disco più bello di Chieffo”.
Abbiamo pensato la stessa cosa, nello stesso istante.


Come La Rosa
é un disco straordinario.
Pieno di struggente malinconia, in cui la forza di Chieffo, la potenza della sua voce e delle sue parole, si colora, in modo assolutamente unico, di una dolcezza e di una tristezza tutte particolari.
E' il disco che Claudio incise con il pianista David Horovitz, che forse comprese il suo animo più di molti altri.
Il clima in studio, durante la registrazione, dovette essere davvero qualcosa di speciale. Racconta Horowitz stesso: “Lavoro ormai da anni con alcuni dei maggiori musicisti professionisti, che di solito vengono nel mio studio a registrare il loro pezzo e poi, finita la session, ripongono i loro strumenti e se ne vanno. Quelli che hanno suonato nel suo cd, invece, volevano ascoltare altre sue canzoni, suonare ancora. E non era solo per le sue canzoni, era anche per Claudio: erano così presi dalla sua persona, dal suo entusiasmo, dalla sua sincerità...”

Il violino di Charles Libove, ne La Canzone Del Destino, ti entra sotto la pelle e sembra non voler uscire più, lasciandoti addosso solo brividi. E’ una canzone dedicata ai figli e quando Claudio lo sentì suonare, esclamò: “Questo é uno tra i suoni di violino più belli che io abbia mai sentito”.
Era uno Stradivari quel violino. Racconta ancora Horowitz: “Sapevo che ne possedeva uno, ma ci conosciamo da trent’anni e non lo avevo mai visto. Tra altri venti violini che usa aveva scelto quello, che non gli avevo mai sentito suonare. “Oggi ho portato lo Stradivari, perché so che a questo disco tieni in modo particolare”, ha spiegato. E quella é stata l’unica volta, da quando conosco Claudio, in cui non é riuscito a dire una sola parola.”

L’aviatore ha una chitarra che ti fa volare, proprio alla fine del brano, sempre più su, dopo aver “sfidato” le “nuvole della menzogna”, “giocato” con esse, puntando “dritto contro il sole”, respirando forte e cominciando a salire, finché “sull’aereo d’argento abbiamo vinto le nuvole e grazie a Dio, questo é il cielo e non vogliamo guardare indietro, non possiamo tornare indietro, non vogliamo tornare..."

Ho sempre amato la notte.
Ma non quel buio che circonda il fascino della trasgressione.
Quel luogo, invece, dove la frenesia lascia spazio alla memoria, allo sguardo su ciò che ti é accaduto: dove Lo hai visto oggi, dove Lo hai incontrato ?
Quante volte, nelle mie notti di guardia in ospedale, mi sono affacciato, tra un'urgenza e l'altra, a guardar fuori le luci della città; momenti d'improvvisa calma, in cui quegli occhi che prima avevano affrontato il dolore, sembravano poter abbracciare tutta l'umanità.
Anche a casa, spesso, sono l'ultimo ad andare a dormire.
E allora passo a guardare i miei figli e a volte mi fermo sul bordo del loro letto.
Penso alla vita che avranno, ai dolori e dispiaceri che vorrei potessero evitare.
La canzone di Chieffo dedicata a un suo figlio - Canzone di Benedetto - mi fa pensare ad un amore più grande del mio:

Dormi, dormi, dormi, io ti guardo,
accarezzo i tuoi piccoli pensieri:
ti darò l'orizzonte che non muore,
oggi, domani e ieri...

Il grande Muratore ha costruito una casa per te,
l'ha fabbricata sulla roccia
e la notte
si sente il mare
e neanche il vento che soffia forte
la farà crollare...

Come La Rosa finisce spesso, in questi giorni, nel lettore cd della mia auto.
Quante volte la strada ha mescolato fantasia e realtà, sogni ed inventari di giornate intere.
Bilanci rivestiti di un'esistenza condivisa: pensiero di amici che ti richiamano ad un Altro.
E allora preghi, spesso e volentieri, ma lo puoi fare anche con una canzone, Canzone di Maggio:

Gli amici, o quanti amici quella sera,
i canti, i canti come una preghiera

Vive i giorni nella gioia chi mi ha dato prigioniero il cuore:
l'Amico non l'abbandona nella sera,
il canto, il canto come una preghiera


Quando ascolti un disco così, vorresti che lo conoscessero tutti.
Vorresti che il bello si facesse strada, molta più strada di tutta quella che fa spesso il male.
Ma non é questo il punto, in fondo: il Bello si fa strada da solo, noi - a voler vedere bene davvero - siamo solo strumenti.
Come quel giorno di quel concerto, un concerto che Chieffo fece davanti a diecimila persone.
Il giorno dopo, sui giornali, neanche una riga, come se non fosse successo niente.
Ma aveva suonato con lui Mark Harris, pianista ed arrangiatore americano, che gli disse: “Vedi: il successo non é il successo, il successo é che é successo: per quelle diecimila persone e per noi, ieri sera, é successo, é successo qualcosa”. E Chieffo aggiunse: “E lui mi ha aiutato a capire che il successo non é quando c’é un riscontro, ma quando accade qualcosa”.

Io a quel concerto non c'ero, ma oggi é accaduto qualcosa anche a me.
Mi é bastato ascoltare un disco.
Mi é bastato spalancare il cuore.

Post Scriptum:
Ho visto due volte Claudio Chieffo in concerto.
La prima volta al meeting di Rimini, qualche anno fa e la seconda in un’intima chiesetta di Abbiatgrasso.
Sono rimasti ricordi incancellabili. Ma quello che me lo ha fatto scoprire sul serio é il racconto della sua vita nel libro di Paola Scaglione “La mia voce e le tue parole” (ediz. Ares). Da questo libro, che ha anche prefazioni di Jesus Carrascosa, di mons. Luigi Negri, e del mio buon amico Paolo Vites, sono tratte molte delle citazioni di questo post.
A dire il vero, Chieffo lo avevo incontrato anche molto tempo prima, più o meno a diciott’anni, durante un servizio d’ordine ad un Congresso Eucaristico Nazionale, a Monza, sotto il diluvio universale.
Doveva cantare insieme a molti altri e non volevano farlo passare perchè non l’avevano riconosciuto: quella volta lui si era arrabbiato un po’....

2 comments:

renzo cozzani said...

..io ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Claudio,dopo averlo ascoltato ed apprezzato tanto da più di trent'anni, proprio in questi ultimi anni in occasione di due suoi concerti nella mia città, La Spezia...l'ultima volta abbiamo cenato insieme, con altri amici, dopo il suo concerto ed ho un ricordo bellissimo di quella serata...probabilmente era già malato, ma ancora non lo sapeva...; mi ha colpito così tanto la sua umanità, la sua disponibilità ad aprirsi ad un rapporto vero anche con me che pure ero poco più che un estraneo, e non appartenevo neppure al movimento anche se ero amico di alcuni suoi amici...e non aveva neppure peli sulla lingua (non mi stupisce la sua arrabbiatura nell'episodio che ricordi) ma con quella autenticità scevra da ogni rancore o negatività.
Pur non potendo definirmi un suo amico, anche se mi piacerebbe, ho sofferto tanto per la sua partenza ed ho sperato e pregato tanto perchè ciò non avvenisse così presto...lui ha aiutato anche ad accettare meglio questo, con le cose che ha detto...ringrazio te e (purtroppo pochi per ora)altri, come Vites, che tengono viva la sua memoria...ma la sua memoria è "comunque" viva

Fausto Leali said...

grazie a te Renzo, per aver comunicato questa tua esperienza.

Un abbraccio