Friday, April 16, 2010

CAHIERS DE FRANCE (7) - SOUTHERN ACCENTS



La lavanda non é ancora in fiore, ma pazienza: if you believe in magic, la Provenza é un luogo che ti può rapire in qualsiasi stagione e per sempre.
La valle del Lubéron, quella dove arriviamo noi, é splendida terra di colline e paesini arroccati in ogni dove, vigneti ovunque (ed irresistibili inviti alla degustazione di domaines che compaiono ad ogni curva della strada) e colori sempre affascinanti, anche ora che di fiori in giro ce ne sono ancora pochi. Il paesino che ci attende - Murs - ha un nome strano, ma in effetti sono proprio quattro case circondate da muri dappertutto; quei muri, specie i più distanti, sono quelli della peste, costruiti qui nel settecento, per difendere gli abitanti da una malattia che poi sarebbe inesorabilmente entrata e mantenuti in seguito, per impedire ai pochi sani di uscire ed ammalarsi fuori. Gli altri muri, invece, i più secolari ancora, sono quelli delle case, che qui chi ha ristrutturato la villetta l'ha fatto su palazzi del millecinquecento, compreso il proprietario del castello, lassù in cima al paese, che ancora oggi é residenza privata, beato lui.

Tanté, sta di fatto che alla sera, quando usciamo a fare quattro passi fuori dal logis, dopo una cena degna della migliore ristorazione francese, l'atmosfera é decisamente spettrale, le vie buie, poche luci nelle case e perfino qualche ululato in lontananza. Meglio tornare dentro allora, che siamo pure stanchi, domani si va in giro e poi i gestori dell'albergo sono pure così gentili. Già, perché le mail che arrivavano da qui giungevano congedandosi con un "provençalement votre" da parte di un'accattivante Laetitia, e vuoi mettere come suona meglio una frase così in francese, rispetto ad un "lombardamente tuo" come ti firmeresti tu?
Come resistere allora e non venire fin quassù? Speriamo solo che di notte non saltino fuori i fantasmi ed i vampiri...


Al mattino dopo, grazie al cielo, ci svegliamo tutti sani, allora c'é modo di cominciare a perder tempo, in giro per questa terra ricca di splendidi profumi, sapori e colori.
Si fa tappa ad Avignone che quattro salti su quel ponte proprio non puoi dire di non averli fatti, poi via di corsa all'Isle Sur Sorgue, che qui chiamano la Venezia provenzale, ma si sa che all'estero appena hanno quattro canali in più gli monta subito l'invidia per quella città sull'acqua, che così bella, però, ce l'abbiamo solo noi. Il paesino, comunque, confronti a parte, é carino per davvero, coi suoi mulini ad acqua, un tempo preziosa fonte d'energia e tuttora perfettamente funzionanti; il fiume, poi - la Sorgue - é quello che affascinò Petrarca facendolo meditare sulle chiare fresce e dolci acque e allora vagabondare un po' da queste parti non é tempo perso neanche per noi, in mezzo a negozietti d'antiquariato strano e paperelle che nuotano tranquille nei canali, salvo fuggire terrorizzate all'arrivo del più piccolo dei miei figli.


Quando giungiamo all'abbazia cistercense di Sénanque, la lavanda non é ancora in fiore e così ci perdiamo quella che é la cartolina di Provenza: un mare color viola in mezzo al verde, con la chiesa e l'azzurro del cielo sullo sfondo. La lavanda non é ancora in fiore, ma il cuore dei monaci, che ci accompagnano con la preghiera ed i canti delle celebrazioni della settimana santa, vale ben più di ogni fotografia di primavera ben riuscita. Dentro le mura della chiesa, il tempo trascorre senza fretta e l'anima sembra trovare quella pace di cui ha un affannoso bisogno, abituata invece com'é ad una frenetica esistenza che l'attanaglia sempre quando é fuori in mezzo al mondo.
Sono momenti spesi bene, quelli passati insieme ai monaci ed alla gente che partecipa alle celebrazioni del giovedì e venerdì santo; anche i ragazzi non avvertono la fatica del restare fermi troppo a lungo e, all'uscita dall'abbazia, di fronte ai colori caldi del tramonto, il senso di un gesto così solenne di preghiera appare come il filo rosso che lega tra di loro tutti i momenti della giornata, luogo dove deporre felicità e speranze, dubbi e desideri, tensioni ed attimi di pace di un'esistenza troppo spesso distratta ed affannata.


Il tempo é davvero generoso, in questo inizio di primavera provenzale e allora é bello continuare ad andare a caccia di colori, anche se la lavanda, ahimé, sbocciata non lo é ancora.
E allora via di nuovo, questa volta si va fino a Roussillon, che di colori ne ha da vendere in qualunque stagione dell'anno. I colori dell'ocra - gialli, rossi ed arancioni - sono così intensi che qui si parla perfino di Colorado provençal (la grandeur dei francesi non si smentisce proprio mai) e si mischiano magicamente al verde dei prati ed all'azzurro del cielo. Il sentiero dell'ocra é una camminata di mezz'ora alla scoperta di scenari sconosciuti, divertente per i bambini (che ne usciranno come se avessero nuotato dentro un campo da tennis in terra rossa) e terra di conquista per chi, macchina fotografica alla mano come me, é pronto a lasciarsi andare ad un delirio di scatti senza fine. La sorpresa del giorno é trovare qui due famiglie di amici di Milano (che non sappiamo essere pure amiche tra di loro!), che a darsi appuntamento apposta non ci si troverebbe proprio, coi quali poi si possono condividere colori, parole, panini nella piazza del paese e café-crème al bar (che qui da queste parti - comunque - il caffé e il cappuccio non riusciranno a farlo proprio mai..). Sono volti, mani e voci, che si uniscono a noi nell'amicizia di un pomeriggio in compagnia, così come nell'unità profonda quando ci si ritroverà insieme anche a Sénanque. E sono pensieri, emozioni ed esperienza di una bellezza che si é fatta strada. Bellezza di amicizie, felici di vivere in comunione ciò che si é e quello che si ha, per mettere tutto, infine, nelle mani di Colui a cui appartiene per davvero. In cambio c'é un centuplo già promesso sin quaggiù, fatto di felicità e di pienezza come ultimo pensiero su cui volare un po' prima di dormire.


Alla fine di tutti questi giorni, quando siamo pronti per partire ed il motore dell'auto é già acceso, la lavanda non é ancora in fiore e allora tornare nella fredda Lombardia é un po' meno dura. Non é facile lo stesso, però, dopo che sapori, odori e colori hanno comunque rapito senza pietà un pezzetto del tuo cuore.
La lavanda non é ancora in fiore, ma quando lo sarà ci rimarrà anche a lungo, colorando ancor più le luci ed i profumi di questa magica terra del sud. E allora perché non girare l'auto un'altra volta e scappare di nuovo fino a qui. Sono accenti del sud - southern accents - di cui ti senti fatto e che ti hanno attratto irresistibilmente senza via di scampo. Sogni di primavera a cui non ti potrai sottrarre, perché anche di questo siamo fatti in fondo, anime sempre in corsa, runnin' down a dream.



8 comments:

Anonymous said...

C'est magnifique (anche le foto!) Provencalment votre

franco

tatix said...

Che bella gita Cardioman!
Spero tu abbia goduto anche di qualche buona bottiglia..,ci sono alcuni produttori rigorosamente bio molto bravi da quelle parti ;-)
Io ci andro' penso ai primi di giugno..
ps keep in touch for the 'dillo day..

laura said...

sénanque è un sogno reale, in qualunque stagione
e tutta la provenza è la vita ocme dovrebbe sempre essere

grazie per una cartolina vivida, che mi ha fatto rivivere emozioni di ormai cinque anni fa...:-)

Fausto Leali said...

grazie a te Laura!

E benvenuta di cuore sul mio blog :-)

Fausto Leali said...

Eh sì, qualcosa di buono ho assaggiato caro Lucien..
quasi quasi torno con te a giugno :-)
see you soon

Maurizio Pratelli said...

tra provenza e costa azzurra � dove vorei vivere. Sei stato Gordes, quel mnagnifico paesino dove hanno girato qualche scena di Un'ottima annata?

Fausto Leali said...

ci passavo davanti tutti i giorni: il colore del tramonto sul quelle case arroccate era qualcosa di straordinario...

tatix said...

Mauri, Fausto..siamo degli inguaribili romantici, ne riparliamo a tavola il 23 maggio..tra le vigne del moscato: http://www.cadgal.com/

besos
L