Sunday, October 07, 2007

WAITING AT THE GATES OF EDEN

WAITING AT THE GATES OF EDEN
Libero ascolto e liberi pensieri su tre canzoni

Ricordo ancora quello sguardo.
Prima spasmodicamente teso a cogliere ogni impercettibile cenno di quel volto, spesso impenetrabile. Poi, un attimo dopo, rilassato e soddisfatto.
Ai tempi - era il 1989 - G.E. Smith capitanava con maestria non solo chitarristica la piccola band che accompagnava Bob Dylan in un tour che poi si sarebbe rivelato infinito - il Neverending tour - e risultava ottimo interprete dell'estro di un artista che allora appariva un po' più imprevedibile sul palco di quanto appaia ai giorni nostri.
Quello sguardo soddisfatto seguiva il riuscito missaggio, improvvisato dal vivo, tra l'intimissima ma sferzante "In The Garden" e quel fiume in piena di lava che corrisponde al nome di "Like A Rolling Stone".


"In The Garden" é una bella canzone, con un crescendo musicale adatto alla drammaticità del testo.
Uscì su Saved, uno dei tre dischi del periodo della conversione cristiana dell'artista e forse per questo non piacque granché ai fans, allora come adesso.
Ma Dylan sembra amare parecchio questa sua canzone, tant'é vero che per tutti gli anni anni 80 la suona spessissimo in concerto e va avanti un bel po' anche nei '90.
E nei concerti del tour australiano del 1986, fa qualcosa che di solito non fa davvero mai: si rivolge al pubblico e ne spiega il significato, smontando qualche falso mito e parlando di veri eroi:
"Prima di andarmene voglio cantarvi una canzone. Una canzone che parla di un mio eroe. Ognuno ha i propri eroi, non é vero ? Per qualcuno Mohammed Alì é un eroe. Ed Albert Einstein, lui era un eroe di sicuro. Credo possiate dire che anche Clark Gable lo fosse. Michael Jackson, é un eroe. E Bruce Springsteen. Ma a me non importa nulla di tutti questi. Nessuno di loro rappresenta un eroe per me, non significano nulla per me. Mi spiace, ma é la verità. Voglio cantarvi una canzone che parla del mio eroe - I wanna sing a song about my hero".

E, detto questo, attacca con quella canzone, la sua canzone sull' Uomo del Getsemani:

Gridarono contro di Lui, osarono tanto ?
La folla voleva fare di Lui il re,
porre una corona sul suo capo.
Perché Lui se ne andò invece in un posto tranquillo ?
Gridarono contro di Lui, osarono tanto ?

Quando Lui risuscitò dai morti, credettero ?
Lui disse: "A me é dato tutto il potere in cielo come in terra".
Compresero allora fino in fondo quanto valeva quel potere ?
Quando Lui risuscitò dai morti, credettero ?



Van Morrison é un artista che non piace a tutti.
Colto, ma anche introverso e scontroso, quasi troppo difficile per il rock; e in più una carriera discografica che, pur avendo prodotto alcuni veri e propri capolavori, viene tacciata talvolta d'essere ripetitiva.
Ma rimane il fatto che é un autore straordinario, dotato di una voce potente e con una capacità espressiva musicale sempre di qualità elevata.
Quando No guru, no method, no teacher esce nei negozi di dischi é il 1986, più o meno lo stesso periodo in cui Dylan va in giro a parlare e cantare di eroi.
E' un lavoro intenso, ricco di atmosfere celtiche ed oniriche e, soprattutto, di spiritualità.
C'é un momento del disco, in cui Van "the man" sembra raggiungere un'intimità esclusiva, sottolineata da una musica che passa quasi in secondo piano ed una voce che, in un passaggio della canzone, esce pressoché in sordina, quasi che per entrare in possesso di quel momento anche l'ascoltatore sia in un certo senso costretto a fare il vuoto attorno a sé, a mettersi in qualche modo in comunione con l'artista, perché quel che lui ha da passare all'altro sia colto nel suo significato più vero e profondo.
"In the garden" é un brano importante del disco, tanto che ai tempi lo stesso Van Morrison ci tenne a spiegarne il significato:
"C'é una canzone sull'album chiamata 'In The Garden' dove in realtà io ti porto attraverso un programma di meditazione, da circa metà della canzone sino al termine (...) se la ascolti attentamente, dovresti aver raggiunto una forma di tranquillità prima di essere alla fine. Accade quando dico "E mi rivolsi a te e dissi: nessun guru, nessun metodo, nessun maestro. Solo tu ed io e la natura, ed il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo". Solo la frase intera conserva tutto il senso. E volevamo metterla così come titolo dell'album. Ma abbiamo capito che sarebbe stata troppo lunga".
Il disco, invece, non é affatto lungo.
Dopo anni di ascolti é ancora uno di quelli che continua a finire sul mio lettore cd.


Bisogna stare attenti con la musica.
O per lo meno devono stare attenti coloro che la considerano una cosa seria.
Quelli che non la pensano puro divertissement, ma espressione d'arte capace di fare da colonna sonora al nostro vivere e fare compagnia ad emozioni, stati d'animo, passaggi della propria esistenza.
E quella di Nick Cave non é propriamente musichetta allegra per tirarsi un po' su.
Capita che ascolti un suo disco, No More Shall We Part, in un giorno qualunque, ma più triste di altri, per quelle circostanze che a volte rendono la vita un po' più dura.
E che la vita, intesa come percorso esistenziale, sia stata davvero dura e intensa per questo musicista, lo si percepisce anche in un disco pieno di significato come questo. L'aspetto tenebroso, romantico per eccellenza, quasi da novello poeta maledetto del rock e che spesso lo ha portato ad eccessi e derive pericolose, si coglie anche in questo lavoro, che é, invece - finalmente - piena espressione di spiritualità e di un desiderio di felicità nello scoprire un Dio sempre più vicino.
Mi lascio avvolgere dalle note, dai ricami pianistici che richiamano alla mente Tom Waits e fumosi bar, ma anche da melodie talvolta spigolose e sofferte, pronte però ad aprirsi all'improvviso, in squarci di luminosa e seducente bellezza. Come nella title track, in God is in the house, "Darker with the day", o in quella Gates To The Garden , messa quasi alla fine del disco :
"God is in this hand that I hold, as we open up the gates of the garden"


I cancelli di un giardino, nel quale ciascuno di noi vuole in qualche modo entrare.
Cancelli di un paradiso - gates of eden - al quale, tra mille affanni, non facciamo altro che bussare.
Sembra difficile a volte, ma lo é solo per la nostra poca fede.
Lo dice anche Cave, in "(Are you) The One I've Been Waiting For ?":

"C'era un uomo che raccontava meraviglie,
anche se non l'ho mai conosciuto
Diceva "chi cerca trova"
E "a chi bussa sarà aperto".

In fondo basta solo crederci un po' di più.

7 comments:

Paolo Vites said...

e vabbé... se vuoi farmi capire che devo andare in pensione... :-)

great post

Fausto Leali said...

He he .... no, facciamo così: tu mi dai una mano a fare la guardie in ospedale e io ogni tanto vango in redazione... :-)))

Fausto Leali said...

"vango" ?
volevo dire "vengo" .... acc questo Alzheimer fastidioso.... :-)

Paolo Vites said...

pensa che io in redazione "vango" tutti i giorni


haha

Fausto Leali said...

sai che avrei giurato che mi avresti risposto così ? :-))

comunque quando ho rinnovato il modello del blog, per un po' di tempo é rimasto sotto il mio profilo "professione: agricoltura". Poi l'ho corretto, ma ci sarà stato un motivo.... :-))

Maurizio said...

Ciao sono Maurizio, un fotografo pubblicitario. Ho letto grazie al sito Maggie Farm il tuo blog, e ne sono rimasto colpito. Sai sono in un periodo un pò nero, in crisi con la moglie ma ho due figli strastupendi e non so che fare. Inoltre è tanto che se ascolto in the garden ho una fitta al cuore di gioia e dolore, e faccio fatica ad ascoltare Bob senza spaccarmi in due il cuore. La musica ha questo grande potere, ti interroga e ti fa scoprire emozioni bellissime.
Io forse non ho una crisi con la moglie, ma una crisi dentro di me e grandi autori mi aiutano a capirmi, a scoprire questa domanda che per ora non ha risposta , una ricerca di una mia verità, e forse ce l'ho davanti ma non riesco a raccogliere.
Grazie per quello che scrivi, mi fa sentire vicino a qualcosa che potrò raccogliere, che voglio profondamente ma non so bene come è fatta !! E Bob mi indica la strada ma non è facile.
Spero veramente che basta chiedere e qualcuno ti verrà ad aprire la porta. Grazie e continua così. Maurizio

Fausto Leali said...

Carissimo Maurizio,
sono io che ringrazio te.
Ti ringrazio perché quello che hai scritto ha dato un senso a ciò che ho scritto io: lo ha fatto divenire "comunione" tra due persone.

Se, nella consapevolezza delle mie miserie, posso permettermi di darti un consiglio, non perdere di vista il bene più prezioso che hai ogni giorno davanti ai tuoi occhi - una moglie e dei figli - e dona tutto te stesso per la loro felicità.

E non smettere mai di domandare ciò che cerchi: sappi che c'é Qualcuno che non si lascia battere in generosità.

Grazie ancora.
Un abbraccio.