Sunday, August 31, 2008

CARTOLINE DAL MEETING


"Il Meeting vuole ribadire che solo Cristo può svelare all'uomo la sua vera dignità e comunicargli l'autentico senso della sua esistenza... Ecco dunque il protagonismo... ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo regno"
(dal messaggio di Benedetto XVI per la
XXIX edizione del Meeting per l'amicizia tra i popoli)

Paesaggi
Mia moglie ed i figli sonnecchiano, mentre la macchina scorre via veloce lungo l'autostrada.
Non è facile lasciarsi alle spalle i paesaggi della Liguria, ma c’è un orizzonte alla fine della strada e che scaccia la malinconia. Rimini mi attende ed io ripenso agli ultimi istanti del Meeting dello scorso anno. “Incontrare un’esperienza”: era questo il titolo che avevo dato ai miei ricordi una volta giunto a casa. Ora, mentre il mare si avvicina di nuovo, mi accorgo che questo è il paesaggio che attendo, più desiderato del riposo e degli scenari, pur così belli, che ho incontrato sinora.
E’ un’esperienza, sempre nuova e affascinante, che mi aspetta ancora. Ed è questo che il cuore cerca con ansia; Rimini richiama a sé protagonisti ed io non voglio mancare a quest’appuntamento.

Volti
I volti sono la prima cosa che incontro qui.
Volti attesi, come quelli degli amici, tanti amici, che sapevo d'incontrare. Ma anche volti inattesi, di persone incrociate per caso e così per caso entrate in rapporto con te, così che poi ti accorgi che il caso, forse, non c’entra proprio nulla. E poi volti di amici nuovi, come quelli di Factum, Fiordicactus, Giorgetto Rock. E qui il miracolo, una volta ancora, accade. Perché è gente che conosci da un attimo, ma che senti già legata a te come fratelli. Allora guardi meglio quei volti e ti accorgi del perché ti senti così abbracciato da loro. E’ un perché che chiami sguardo, e quella pienezza che cogli è il sentirti guardato da un Altro. Un Altro dietro a quel vedere e dietro a quell'abbraccio e quando alla fine arrivi a sera, ti accorgi che non hai bisogno di nulla di diverso per essere davvero felice.


Dolori e follie
La sala dell’incontro è già piena. Migliaia di persone, ma c'é ancora una marea che aspetta là fuori. I maxischermi del Meeting aiutano però, e così mi ritrovo in mezzo ad altre centinaia ancora, che si piazzano ovunque ci sia posto. C’è Rose, responsabile del Meeting Point International di Kampala (che si occupa della cura dei malati di AIDS) e c'é Vicky, ugandese anche lei; e poi Marguerite Barankitse, l' "angelo del Burundi". Tre donne nere e nessun uomo, nessun bianco: il palco è tutto loro e loro vanno giù duro, senza sconti. Parlano di dolore e di resurrezione. Comincia Marguerite, che ha visto sterminare più di settanta persone della sua famiglia, nell’atroce guerra tra tutsi ed hutu. Ma non si é arresa ed oggi dirige un centro dove salva profughi ed accoglie bambini, a migliaia. E ti racconta di come lei, che si chiedeva dove fosse finito Dio in quell'inferno della guerra, ha ricominciato a vederlo negli occhi di bimbi ancora capaci di ballare, capaci di rispondere a chi, come lei, ha creduto ad una pazzia, alla "follia dell'amore", come la chiama lei.
Vicky è malata di AIDS e con lei si ammala il suo terzo figlio. Il responsabile, il marito, l’ha abbandonata da tempo, dopo che si è rifiutata di abortire quel bambino. Quando, nella miseria e nella malattia, incontra Rose, non crede più a nulla, tanto meno in se stessa. Ma Rose pone su di lei uno sguardo, non si dà pace e la insegue continuamente. Le dice: “Vicky, tu hai un valore e questo valore é più grande della malattia”. E Vicky, per la prima volta si sente guardata: “Trovavo la forza nel suo sguardo. Se Rose mi guarda in questo modo, pensavo, come sarà lo sguardo di Dio? Poi ho capito che nel volto di Rose stavo guardando quello di Dio”. Fai fatica a trattenere le lacrime, una fatica immensa, ma poi ti lasci andare, a vedere quella malata che parla di miracoli d'amore. E lo chiama proprio così, miracolo: “Sappiamo di Lazzaro, che é resuscitato tanto tempo fa. Se non avete visto un miracolo, eccolo, sono qua!" E poi aggiunge: "Ecco perché sono schiava di questo Movimento, che mi accompagna verso il mio destino e mi ha aiutato a riacquistare la speranza".
E’ l’ultima arrivata in quel popolo che è il Movimento fondato da don Giussani, ma oggi da quel palco è divenuta maestra per tutti noi.


La mia forza si manifesta nella debolezza
Non riesci ad immaginare un volto che ti rappresenti l'umiltà, finché non incontri padre Aldo Trento.
La sua testimonianza é inserita nella serie d'incontri "Si può vivere così", la stessa sede in cui Vicky e Marguerite hanno raccontato di loro. E quando don Aldo racconta, il Meeting, ancora una volta, si ferma e si stringe intorno a lui. Colui che oggi é parroco ad Asuncion, in Paraguay e dirige una clinica per malati terminali, é un uomo che é passato attraverso l'angoscia della depressione; e che quando si é sentito svuotato di tutto, nella sfiducia più totale verso se stesso, é stato travolto da uno sguardo, quello di Don Giussani. Lui lo prende su, lo porta con sé in vacanza, lo ama da vicino, giorno dopo giorno. Poi, ad un certo punto, gli dice vai, sei pronto, "ora é tempo che parti per la tua missione". E lui, sbalordito: "ma dove vado, cosa annuncio, io che ho solo voglia di essere morto?" "Io mi fido di te" e così parte, si fida anche lui. Ed oggi, dentro quella fiducia nel disegno di un Altro, ecco i risultati, che hanno radici dentro l'umiltà, uno sguardo quasi sempre rivolto verso il basso mentre parla. E la commozione piomba ancora una volta in mezzo al Meeting, mentre gli applausi sembrano non terminare mai.


Libertà va cercando
Cartoline dal Meeting le puoi spedire da ogni mostra che incontri qui, una più bella dell'altra.
"Libertà va cercando, ch'é sì cara. Vigilando redimere" é quella che scelgo per fare memoria di un avvenimento.
Storie di apparente follia. Storie cioé di un'amicizia tra detenuti e volontari, ma anche di guardie carcerarie che, invece che andare in ferie, vi rinunciano e vengono a lavorare qui, rendendo possibile la presenza dei detenuti, che diventano protagonisti e guide della mostra. Storie di ritrovata dignità, dentro la coscienza del proprio male, la possibilità di ritrovare un lavoro dentro il carcere e soprattutto la fiducia in se stessi, la prima cosa che perdi in carcere. Ergastolani, anche, eppure liberi, perché percorrendo la mostra con loro scopri attonito che a te, che di sbarre intorno non ne hai, quell'amicizia testimoniata si fa capace d'insegnarti cos'é la libertà.
E quando vedi il sorriso di Vicky, venuta anche lei a visitare ciò che c'é qui, intrecciato a quello di uno dei detenuti, capisci che queste persone, oggi, sono prigioniere solo di un Amore più grande, che le ha rapite una volta per tutte. E' così che esci dalla mostra ancora stupito, chiedendo di lasciarti conquistare anche tu, da una Bellezza che vuole dolcemente e prepotentemente entrare anche nella tua vita.


Protagonisti
Cosa vuol dire essere protagonisti?
Davide Van De Sfroos (autore di uno splendido concerto, la serata conclusiva) non risponde in definitiva alla domanda apparentemente ingenua, che quel ragazzo gli pone durante l'intervista che l'amico Paolo Vites conduce davanti al popolo del Meeting; un ragazzo giovane, musicista anche lui, che gli racconta di come quell'eccitante sensazione che ti sembra di raggiungere sul palco, diventa come un pugno di mosche in mano, un attimo dopo che il concerto é finito. Come a dire che ciò che ti dà pienezza, il senso ultimo della soddisfazione e della propria personale realizzazione, forse sta da qualche altra parte.
Rose, Marguerite e Vicky sono protagoniste. Don Aldo Trento in Paraguay e Rosetta Brambilla in Brasile lo sono. I malati la cui vita sembra non avere dignità, raccontati nella mostra di Medicina e Persona e quei detenuti che abbiamo incontrato: anche loro lo sono.
Protagonismo é, forse, cogliere sino in fondo la grandezza del tuo limite e, nel momento stesso in cui ti sei finalmente liberato da esso, quando questo non ti schiaccia più, é lo scoprire che libertà é lasciarsi plasmare, dare la possibilità ad un Altro di usare tutta la tua umanità per compiere le cose grandi che altrimenti né Dio né gli uomini, presi singolarmente avrebbero mai potuto realizzare.
E' la possibilità per ciascuno di noi di diventare quelle persone di cui parla il comunicato finale del Meeting: "persone appassionate alla propria umanità, che nell'incontro cristiano hanno trovato la risposta al bisogno infinito del loro cuore e sono diventate, perciò, protagoniste".



Musica
Musica al Meeting non é solo la riuscitissima serata finale con Davide Van De Sfroos, galvanizzato dal clima e dall'accoglienza che gli é stata riservata.
E' anche la baldanza dell'amico Giorgetto Rock, che con un semplice cd per bambini - "Ciò che c'è", composto insieme a Stefano Del Testa - ti rapisce e ti fa capire che solo se parti da ciò che c'é, appunto, apri la porta alla Bellezza e le consenti di entrare anche nella tua vita.
Quella stessa bellezza che gli amici Paolo Vites e Stefano Rizza, insieme ad altri, descrivono tra le righe delle canzoni che hanno fatto grande il rock ed allora anche la presentazione di un libro ("Help! Il grido del Rock") diventa utile allo scopo.
Musica al Meeting, infine, é ubriacarsi di una sana allegria, quando la band della Fraternità sacerdotale San Carlo sale sul palco, davanti ad un buon migliaio di persone e travolge tutti passando con disinvoltura dallo swing alle canzoni dei Blues Brothers. Quando poi un sacerdote, che di solito se ne sta in Siberia, salta su in bermuda e maglietta arancioni e si mette a ballare e cantare in maniera irresistibile, capisci quanto sia lontana la tristezza dalla vita di chi ha deciso di scegliere Cristo come l'unico tutto della propria vita.





Francobolli
Un francobollo è qualcosa che consente a una cartolina e ad uno scritto - un pezzo del tuo cuore - di giungere a casa. E’ importante e necessario che vi arrivi, perché quello che hai vissuto e che vorresti raccontare agli altri non rimanga come lettera morta, proprio lì dove è nato.
Tutto quello che ho ascoltato e vissuto al Meeting, per quanto bello, non conta nulla se non s’incarna nella vita di ogni giorno. Se in questi giorni tu stesso hai vissuto da protagonista, se sei stato colpito e affascinato dallo sguardo di un Altro, uno che ti ha scelto ed ha reso la tua esperienza unica e irripetibile, allora tutto questo deve arrivare a casa. E da lì deve uscire di nuovo, nuovi francobolli da attaccare, perché quell’aria si respiri in ogni dove: in famiglia ed al lavoro, tra gli amici ed in mezzo ai passanti.
La vita riprende: è una quotidianità che non ti schiaccia, anzi ti affascina, ti rapisce di nuovo, come se per ogni cosa fosse la prima volta.

E allora, proprio alla fine, quando alla sera volgi lo sguardo indietro e mille pensieri e ricordi affollano la tua mente, quando, poco prima di addormentarti, il tuo cuore si rivolge finalmente a Colui che l'ha fatto a propria immagine e somiglianza, ti accorgi - ora sì - che sei davvero felice.
E di come é bello - una volta ancora - tornare a casa.

15 comments:

Paolo Vites said...

preciso, puntuale, appassionato come sempre.. grazie....

ps: non ti ho visto venerdì sera, i tuoi figli sono riusciti a resistere fino alla fine? L'Ave Maria cantata da solo è valsa l'intero concerto...

Fausto Leali said...

dei miei figli due su tre si sono addormentati e quindi ci siamo gustati il concerto fino alla fine!
L'unico problema é stato portarli in braccio fino al parcheggio.... :-)

Paolo Vites said...

ah... e la rock star misteriosa citata da JW era.. Shane McGowan!

Fausto Leali said...

dovevo immaginarmelo :-)

fiordicactus said...

Eh! Eh! Eh! adesso, cambio subito il link, invece che al blog intero, lo metto a questo post . . . :-)
Peccato la foto! C'è una "balena" che te la rovina!;-)
Bon proverò davvero a dimagrire . . . per l'anno prossimo, e magari, l'anno prossimo ci stiamo anche noi qualche giorno in più!
Per vivere a pieno questo incontro!
Felice di averti conosciuto!
Ciao, R

factum said...

Bel post, spero che le tue "pile siano ben cariche"!
Ma che bella famiglia che siete, anche se metà dormiva...

Mi spiace Paolo, ma quella sera Fausto era cone me :)

g2r said...

non so che dire...
ti ringrazio per come hai reso la bellezza di partecipare ad una settimana come questa.
nella mischia è grande il rischio di perdersi, di sentirsi nessuno. tu invece hai raccontato un modo profondo e sincero (e soprattutto possibile) di vivere, per l'appunto, da "protagonisti".

e mi tengo stretta questa parte finale, i "Francobolli", come esperienza da non dimenticare. mai.

un saluto enorme a te e a tutta la tua famiglia

Anonymous said...

Credo che ti ruberò il post per la mia prima lezione di religione, se non ti dispiace...
Nihilalieno

Fausto Leali said...

Fiordicactus:
felice anch'io di averti conosciuto, comunque la foto non la rovini affatto! Saluta l'autore della foto!

Factum:
Le pile sono cariche, altro che!
Un abbraccio e a presto!

G2R
Ricambio il saluto enorme e ti ringrazio: tu e la tua musica siete stati parte di quella Bellezza

Nihil:
bentrovato sul mio blog!
Usa tutto quello che vuoi....
A presto e fammi sapere i dettagli su Bivigliano...

ragman72 said...

grazie mille. bellissimo post, per gli incontri cui non c'era e ancora di piu' perche' il resto l'ho visto.
rag

viviana said...

Oh FERMO!... se usa anche la foto la cito per danni!
Sembra che ho un tatuaggio in fronte!
ahahahaahaahhahaaah

Anonymous said...

Fausto, ti ho solo intravisto al Meeting con Factum senza la possibilità di conoscerti meglio. Ma il tuo post é grandioso, mette in luce chi sei tu ed a cosa tendi. Proprio questo ci unisce più profondamente di una qualsiasi conoscenza. Trattengo tutto - ma in particolare il finale del tuo post - perché non prevalga nel tempo la dimenticanza. Mi piacerebbe averti con noi in SOL
SguardoLeale

Fausto Leali said...

Ragman72:
Hey Rag, bentrovato! Grazie a te.

Viviana:
tranquilla, questo foto non la mando a nessuno: rimarrà un segreto tra noi due ed i miei dieci lettori.. :-)

Sguardoleale:
Grazie per ciò che dici. Le tue parole sono una conferma di ciò che scrivo e continuo a sperimentare con stupore: quel conoscersi appena e sentirsi più legati che dei fratelli di sangue.
A presto!

factum said...

Non è che le suore come Nihilalieno si arrabbiano se gli dai del "lui"?

Fausto Leali said...

ooops, scusa Nihil!