Monday, May 28, 2007

RICORDANDO JEFF


Jeff Buckley (17 novembre 1966 – 29 maggio 1997)

Ricordare Jeff Buckley, a dieci anni esatti dalla morte, in questo video che lo vede cantare la “sua” “Hallelujah” di Leonard Cohen, versione giustamente divenuta famosa, tanto ricca di struggente tristezza e rara bellezza.
Quella tristezza che c’é solo nel rock d’autore, quello che più si abbarbica alle radici dell’anima.
Diceva Nick Cave: “nel rock contemporaneo, l’area in cui io opero, la musica sembra essere meno incline ad avere nella propria anima, irrequieta e fremente, la tristezza di cui parlava Garcia Lorca. Eccitazione, spesso; collera, a volte, ma la vera tristezza raramente. Bob Dylan ce l’ha sempre. Leonard Cohen non si occupa d’altro. Essa perseguita Van Morrison come un cane nero e, per quanto lui ci provi, non può sfuggirle. Tom Waits e Neil Young possono chiamarla a raccolta.” (1)
Di quella tristezza, a volte furibonda disperazione che richiama il percorso musicale del punk, la musica di Jeff Buckley, a mio giudizio, é piena.
Come in questa “Hallelujah”, nei suoi versi finali, la cui disperazione sembra miracolosamente dissolversi nel sommesso e dolce saluto e ringraziamento finale di Jeff, nel video, al termine della canzone...

“Well, maybe there's a god above
But all i've ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
It's not a cry that you hear at night
It's not somebody who's seen the light
It's a cold and it's a broken hallelujah”

“beh forse c'è un Dio lassù
ma tutto quello che ho imparato dall'amore
è come colpire qualcuno che ha
sguainato la spada prima di te
non è un pianto quello che senti di notte
non è qualcuno che ha visto la luce
è un freddo e un grave Hallelujah”

(1) citazione tratta da “Good Rockin’ Tonight!”, a cura di Leonardo Eva, Walter Muto, Paolo Vites, ITACA edizioni

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