Sunday, January 18, 2009

CENA IN EMMAUS



Caravaggio - Cena in Emmaus  (1602)


Caravaggio - Cena in emmaus (1606)

I duecento anni della Pinacoteca di Brera di Milano iniziano ad essere celebrati in questi giorni con la mostra "Caravaggio ospita Caravaggio", nella quale i visitatori avranno occasione di vedere esposta la celeberrima "Cena in Emmaus" del 1606 insieme ad una versione precedente dello stesso soggetto, dipinta dall'autore nel 1602 e che normalmente si trova alla National Gallery di Londra.
Sono due quadri splendidi, di fronte ai quali rimani stupito per l'ennesima volta per i giochi di luce che la tecnica pittorica di questo straordinario artista era capace di creare.
Ma la cosa che mi ha colpito di più é stata una particolare chiave di lettura, che l'amico Carlo, che la sa più lunga di me su tante cose della vita, ha saputo donarmi in poche parole:

"Conoscevo i due quadri, ma non ne avevo approfondito i contenuti. Entrambi rappresentano la "cena in Emmaus", con Gesù ritrovato dai discepoli, in mezzo a loro. Stessa scena, ma modo molto diverso di rappresentarla.
La prima, del 1602, é ricca di particolari, piuttosto complessa nei simbolismi della tavola imbandita, del cesto di frutta... Lasciami dire che il Gesù giovane che vi compare non mi convince: ha un'espressione un po' sonnolenta, il viso pacioccone, più da "Gesù giovanetto tra i Dottori" che da fresco crocifisso e risorto.
Il secondo quadro fu dipinto nel 1606 in una situazione tragica: Caravaggio aveva appena ucciso un uomo, era ricercato e si era rifugiato presso uno dei suoi protettori.  Mi piace pensare che fosse "morto dentro, fallito, schiacciato dal peso della colpa" e che questo si sia riflesso sulla tela, più essenziale della precedente, con un chiaro-scuro più marcato, i personaggi più vecchi e pieni di rughe, la tavola spoglia.  Gesù ha l'età giusta, sui trent'anni, l'espressione sofferente e pensosa. Ma anche solenne e mistica. E' Gesù Abbandonato, colto nel momento in cui si trasfigura in Gesù In Mezzo.
(...) Entrambi i Gesù siamo noi, a volte sereni a volte tribolati, ma pur sempre perni di Unità. Possiamo sentirci giù, ma questo non ce la preclude, essa sola conta "affinché il mondo creda". Nonostante la nostra "miseria" dobbiamo costruirla come nostro capolavoro, allo stesso modo che Caravaggio, assassino e colpevole, ha costruito il suo"

Grazie Carlo, per avermi ricordato il progetto grande che un Altro ha su di me e che passa attraverso la mia umanità senza che io debba cercare di censurare alcunché.
E per avermi testimoniato anche oggi come questo progetto si possa incarnare in un cammino insieme, in cui ognuno può essere - nonostante tutto - "perno di unità".

2 comments:

Maurizio Pratelli said...

capolavori, capolavori. grazie,

tatix said...

splendidi, come la chiave di lettura dell'amico Carlo!